RED SOX REPORT #3: “TU TU – CIUFF CIUFF”

di ROBERTO MANTOVANI

Mentre continua il testa a testa tra New York Yankees e Boston per il trono dell’American League, i Red Sox superano facilmente Houston, nello stadio texano che definire spettacolare è quasi riduttivo. Anche se prima, contro Philadelphia, non è andata proprio benissimo…

Se la triplice sfida coi Phillies doveva essere un antipasto delle World Series…
Meglio passare oltre, goderci l’estate, le ferie, gli amici, i tuffi al mare di luglio, le grigliate d’agosto, e senza fretta alle World Series ci pensiamo poi ad ottobre.

Abbiamo saltellato allegramente sulla luna, vincendo e convincendo per quasi tutto giugno, poi alla fine del mese ci hanno pensato i Phillies a farci tornare con i piedi per terra, infatti da Philadelphia siamo tornati con solo un punticino in saccoccia (ma che vale oro). Prendere e ringraziare perché poteva finire peggio.
Nella cornice di un meraviglioso Ballpark, Philadelphia accoglie i Red Sox con entusiasmo e con un pitcher che stordisce i pericolosi battitori di Boston.
Nella prima partita i Phillies schierano un Cliff Lee che non ci lascia scampo, un Cliff Lee che lascia a zero quasi tutto il lineup avversario, un Lee che si concede solo a 2 inoffensivi hit, che si fa tutti i 9 inning, ci lascia a ZERO e si guadagna meritatamente il suo terzo consecutivo shutout.
Un Cliff Lee, che sarebbe meglio si prendesse un raffreddore, perché così fa paura.

Nella seconda partita, il leitmotiv non cambia: le nostre buone mazze continuano a dormire, nonostante si aggiunga potenza di fuoco con l’inserimento del nostro Big Papi fin da subito in campo, senza aspettare il consueto deperimento del lanciatore. David Ortiz viene inserito dove madre natura gli consente di sopravvivere: in prima base, e dove altro?
Se volete farvi quattro risate immaginatevelo in un altro ruolo… ma in “prima-base” il guanto di Ortiz ha svolto degnamente il proprio lavoro, senza causare danni, una posizione di 1B da ripetersi sicuramente a fine ottobre. Bravo Ortiz.

Il nostro naturale 1B Gonzalez viene spostato in RF (esterno destro) dove rimane addormentato tutta la partita in quanto da quelle parti non arriva nulla.
Rimangono dormienti anche le nostre mazze, dicevamo….. Portiamo a casa l’unico RUN, grazie ad un inaspettato Lackey’s double, uno swing del nostro lanciatore che oltrepassa Victorino, un doppio illusorio, non sufficiente per portarci davanti.
Arriviamo al nono inning sotto di un punto e mestamente ci rimaniamo, perché quel Bastardo (il loro closer, il dominicano Antonio Bastardo) ci costringe a tre pop-up, chiudendoci la porta in faccia per la seconda brutta sconfitta in terra di Pennsylvania.
Due sconfitte che mettono tristezza, due batoste che mettono allegria agli altri (quelli del Bronx sorridono…), due legnate che la metà bastava.

Il terzo incontro, sotto il sole, presenta due partenti con le stesse credenziali: sia il nostro Lester che il loro Hamels vanno cercando la loro decima vittoria personale.
La fortuna ci sorride, quando a metà partita, il loro pitcher Cole Hamels ancora immacolato viene colpito da un missile che lo costringe ad abbandonare la partita.
Rimane sul campo il nostro ragazzone Jon Lester, tanto bravo e decisivo sul monte, tanto goffo ed improduttivo con la mazza in mano: non ci prende neanche coi bunt.
Migliorabile in previsione World Series, ma teniamocelo stretto per come lancia.
Un grande Lester deve essere aiutato dai compagni in fase di attacco se vuole portare a casa una vittoria anti sweep…… !
Ci pensano gli eroi del 2007, Ellsbury, Pedroia e My Captain Jason Varitek.
Perfetto, non potevo chiedere di meglio: addirittura il mio Tek in quinta posizione nel lineup, la sbatte fuori tra il pubblico due volte. Evvai, Varitek, quinto in battuta…. diamogli fiducia, dai Francona osa ancora.

Ohhh, così si che andiamo bene.
Lasciamo Philadelphia, nel complesso ridimensionati, perché non dimentichiamocelo, non abbiamo trovato sulla nostra strada un certo “Doc” Roy Halladay.
Portiamo a casa una vittoria che evita la depressione, ma che ci (a noi ed a tutto il mondo MLB) apre gli occhi sulla reale potenza dei Phillies, veramente un grande team.
Quei Phillies che sicuramente arriveranno alla Postseason, quei Phillies che difficilmente mancheranno le World Series. Buona fortuna a chi dovrà affrontare quella batteria di lanciatori e quella difesa mica da ridere.

Il volo aereo dalla East Coast che ci porta in Texas, non ci provoca problemi di “jet-lag”. Anzi…
Arriviamo fiduciosi ad Houston, in uno stadio coperto meraviglioso che non può che non portarci bene.

Nel 2008, al Minute Maid Park, ho avuto il piacere di assistere ad una bella vittoria dei Red Sox sugli Astros, in posizione sopraelevata, sull’esterno sinistro, proprio sulla testa del mitico Manny Ramirez. Ci mancano quei suoi movimenti, quel suo stare spensieratamente in difesa.
Ci mancano quelle sue girate con pochi e poi con i troppi capelli in testa, sempre più inguardabile col turbante sul capo.
Non ci mancano quelle porcherie che ingurgitava che lo hanno costretto all’abbandono prima di una ulteriore squalifica.
Nel fresco stadio di Houston accerchiato da una folla di tranquilli mandriani Texani (con una media di sei birre a testa) mi sono goduto coi miei figli una vittoria Red Sox, condita dalla pacchianata del trenino che parte ad ogni Home Run…

Spiego meglio l’Americanata-Texana-Sponsorizzata: ad ogni fuoricampo degli Astros, la cosa viene celebrata con il far muovere un treno carico di arance, posizionato in alto sul muro all’esterno centro. Probabilmente una pacchianata gestita dallo sponsor dell’impianto, la società Minute Maid, ma che accetterei anche io nella mia città, se mi costruissero uno stadio del genere; copertura apribile e richiudibile in tempi veloci, aria condizionata da paura all’interno, un freddo sparato nella coppa che ti ghiaccia e paralizza, clima ideale per una partita di baseball altrimenti impossibile nell’estate Texana, ottima estetica interna ed esterna, visuale perfetta in ogni settore.
Per un impianto del genere, sopporterei quell’orribile trenino anche in camera da letto, mentre svolgo altre attività extra-sportive…!! “TU TU…CIUFF CIUFF…!”

Ma torniamo al gioco giocato: necessitano 3 vittorie contro una squadra, gli Astros, che vivono un brutto 2011, all’ultimo posto sia nella loro division, sia in generale in tutta la Major League.
Gli Astros che sul terreno amico vantano solo 14 vittorie su 47 partite…. poca roba veramente.
Houston che stranamente si posiziona in alto nella classifica generale delle HIT e degli AVG (batting average, la media battuta), ma che non vincono neanche a morire, grazie al disastroso reparto lanciatori: ERA a 4.65 all’ultimo posto, Home Run concessi a non finire, HIT e Basi Ball regalate senza problemi!!

Tre partite ad Houston riassunte brevemente: squadra concreta, essenziale, si intravede il ritorno delle mazze (quelle addormentate a Philadelphia) e prestazioni eccellenti dei vari Beckett e Papelbon.
Una sweeppata agli Astros che permette alla lancetta di tornare nel lato favorevole della bilancia in un consultivo di Interleague: 10 vinte e 8 perse.

Una sweeppata ai Texani che ci permette di riavvicinare quegli Yankees che dopo sette vittorie consecutive cadono nella New York dei Mets agli extra inning.
Cadono gli Yankees, evitando lo sweep ai cugini nella Subway-Series: cadono nel peggiore dei modi, con il loro closer Mariano Rivera che si fa raggiungere proprio come non sono abituati, ma l’età del Mariano in futuro forse prevede proprio questo, sempre di più, proprio come col granitico e statuario Jeter?

Avanti pure, dunque, con la East division che continua a presentare le 2 migliori squadre di tutta la American League.
Avanti pure così, perche all’orizzonte non solo non si vedono i due leocorni, ma neanche due squadre capaci di raggiungere Yankees e Red Sox.
Avanti pure:”TU TU CIUFF CIUFF…TU TU CIUF CIUFF…”.

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RED SOX REPORT #1: ED E’ SOLO L’INIZIO…

di ROBERTO MANTOVANI

Primo numero della nuova rubrica sui Boston Red Sox curata interamente da Roberto Mantovani. In questo articolo si ripercorre la prima parte di stagione, tra un inizio in difficoltà e un ripresa super. Ed è solo l’inizio…

Inizio alla grande questa rubrica sui Red Sox, si respira entusiasmo in questo scorcio di stagione.
Questo non vuole essere un commento tecnico, serioso e professionale, anzi, si cercherà di puntare
sull’emozione, sull’angoscia e sul piacere di sentire TUA una squadra di Baseball.
Proverò a raccontare alcune sensazioni, speranze, gioie e dolori di questa annata che promette bene, di questo 2011
che in base alle mie previsioni vedrà i nostri amati Red Sox impegnati sul diamante fino alla fine di ottobre. (Sono ammesse le rituali “ravanate” alle parti basse per i più sensibili tifosi superstiziosi).

L’inizio della Regular Season è stato traumatico, ben 6, dico 6 scoppole ricevute di fila nell’ Opening Week, ci hanno tagliato le gambe psicologicamente, ma come sappiamo nel Baseball si fa presto a cambiare registro.
A Dallas come a Cleveland i ragazzi del Massachusettss esordiscono imbambolati lasciando l’amaro in bocca ai fans che come me perdono le notti per cercare di rivivere una stagione come il 2007. Ho detto 2007 e non 2004… (quella è un’altra cosa, il 2004 lo lasciamo stare li dov’è…)
Un 0-6 iniziale nella casella delle W-L da rimanere storditi, ma come oramai tutti sappiamo “meno male che ci sono gli Yankees”, i Pinstripes ci galvanizzano, ci esaltano, hanno il merito di resuscitarci…….. per fortuna esistono!

L’esordio al Fenway Park non poteva essere più solenne, nevrotico ed ansioso, il Dustin Pedroia ci mette del suo, è il primo a sbatterla sul Green Monster in questo 2011, contribuendo a mettere in moto la macchina. Finalmente si parte.
Gli Yankees, Fenway Park, la prima vittoria, tutto secondo i piani di noi sognatori, tutto previsto, ma che paura di fallire….!!
Un Lackey che lancia per 5 inning e che per ognuno dei quali prende punti, sinonimo di lanciatore perdente, invece NO, si porta a casa la sua e nostra prima vittoria scaccia crisi.
Essenzialmente strategica, sfuggita ai commentatori, la vittoria sui Blue Jays del 16 aprile, perché vedeva sugli spalti il sottoscritto, protagonista di una toccata e fuga dalla propria vacanza Newyorkese, una trasferta di 800 km, SOLO per andare a vedere i Red Sox che merita un racconto a parte, un capitolo a se.

Bisogna ricordare il piacevole il four-game sweep a casa degli “Angeli Californiani”, verso la fine di aprile. Non male le 4 vittorie consecutive anche se ottenute contro una squadra (Angels) che non sfonderà di sicuro quest’anno.
Tra alti e bassi e la ricerca di una continuità ancora latitante, si arriva a metà maggio, quindi cogliamo l’occasione di sfruttare a pieno una serie di 3 vittorie a New York (grazie ancora, vi vogliamo bene quando fate così i bravini), che ci permettono di arrivare alla soglia psicologica del .500 (parità tra vinte e perse per la prima volta nel 2011).

E’ proprio da questa “sweeppata” all’ “IMPERO DEL MALE” che sistemiamo la carburazione, battiamo come si deve, troviamo conferme nei nostri pitcher e nel nostro amato closer “PAPE”.
Tutto comincia a girare per il verso giusto, le valide entrano, le medie in battuta si aggiustano, i lanciatori fanno muro, la squadra diventa estremamente affiatata ed il sorriso torna a circolare.
Abbiamo gustato con curiosità la tripla sfida con i Chicago Cubs, a parte le orrende e storiche divise bianche senza simboli.
Una sfida che trasudava di antico, e chi, se non il nostro “vecchietto” Wakefield poteva interpretare meglio questa serie di Interleague….
Coi Cubs, l’anziano 45enne Wake ha portato a casa un’altra vittoria e si avvicina sempre più al traguardo storico delle 200 vittorie personali.
Proseguiamo con prestazioni convincenti, anche grazie ai 2 pilastri sul monte Lester & Beckkkkett, e sappiamo tutti quanto siano essenziali questi due, magari si unisse a loro il giapponesino Dice-K, quello del 2007 intendo…..!!
Giugno ci accoglie con un nine game winning streak, cioè l’infilata di nove vittorie consecutive condite al suo interno di un’altra perla, di un altro regalo per noi sonnambuli tifosi, un altro SWEEP allo Yankee Stadium. Niente male. 3 vittorie convincenti a New York senza nessun timore reverenziale. (Per fortuna ci sono gli Yankees…..!).

Proprio ai ragazzi del Bronx, possiamo dedicare alcune considerazioni, visto che questa è una rubrica sui Red Sox, è inevitabile, la porzione del cervello di noi Bostonians che pensa a New York è notevole.
Ogni tifoso dei Red Sox possiede e mantiene attivi parecchi neuroni concentrati sugli Yankees, e nella nostra natura, ammettiamolo.
Nella Grande Mela si apprestano a vivere la distrazione della loro festa che preparano da mesi: l’ubriacatura delle 3000 Hit del loro simbolo-capitano Derek Jeter.
Massimo rispetto per un icona positiva e sufficentemente simpatica, a cui mancano oramai poche valide per arrivare alla degna quota di 3000 valide, (scusate se è poco), quindi lasciamoli ubriacare e festeggiare in pace. Lasciamo a loro il piacere di tanta birra e distrazione. Lasciamoli dietro il più possibile.

Che dire sui singoli?
Big Papi Ortiz: senza parole, un portento. Ha zittito quella parte di opinione pubblica che iniziava a digerire male quelle sue false partenze di annata, è attualmente in gran forma e vederlo così in palla in questa parte della stagione, ti illude e ti fa pensare in grande.
Ha il sorriso contagioso, è un leader positivo ben voluto nello spogliatoio: guardatelo a fine partita dopo una vittoria, come saluta e come viene salutato dai compagni….!
Adrian Gonzalez: medie strepitose, uomo vincente nel lineup, RBI, HIT, HR, difesa. Grande-Grande acquisto, merita un approfondimento nelle prossime puntate.

Jacoby Ellsbury: (quest’anno mi sembra di vedere in lui un “Ichiro”…) Ellsbury si sta insuzukizzando. La concretezza che lo contraddistingue lo fa assomigliare al giapponese Ichiro dei Seattle.
Il giovane Navajo, sicuramente migliorerà le sue Stats personali, nelle valide, negli RBI, nei Run e HR, speriamo che migliori anche quel favoloso 70 nella casella Stolen Bases.
Ce la può fare se non si rompe come l’anno scorso. Ce la farà se non trova un altro Beltre che gli cammina sulle costole….!

Jarrod Saltalamacchia: Devo essere sincero, pensavo peggio. Questo “salty” (salato) soprannominato così dai commentatori in difficoltà nella pronuncia, lo davo per meno pratico, meno efficace. Vedremo nel proseguo della stagione….. Lo tengo d’occhio ! Quando lo vidi ad Arlington, dal vivo per la prima volta nel 2008 quando giocava con la casacca Texana, sinceramente la sola cosa che impressionò maggiormente me e mia moglie è stata il constatare il suo record nella Major League della lunghezza del nome (14 lettere, mai successo) e la comicità nella pronuncia dello speaker allo stadio….. S-ELA-LA-ME-CHIA con l’accento sulla i finale !!

Jason Varitek e Jonathan Papelbon: Nessuno si permetta di contestarmeli…(ahhhah)… Così andremo d’accordo per tutto l’anno!!

Alla prossima.

NUOVO “ACQUISTO” IN CASA GRANDE SLAM: ROBERTO MANTOVANI ENTRA A FAR PARTE DELLO STAFF DEL SITO

di STAFF

Nel “mercato estivo” il sito Grande Slam aggiunge una nuova e importante firma al suo staff. Entra infatti a far parte ufficialmente del nostro sito Roberto Mantovani che curerà una rubrica sui Boston Red Sox. E non solo.

Dopo lo splendido articolo sulla rivalità tra i tifosi della Major League, entra ufficialmente a far parte dello staff del sito “Grande Slam: Il Baseball Visto da un Tifoso” Roberto Mantovani, da sempre amante della MLB e soprattutto dei “suoi” Red Sox.
Proprio per questo motivo il nuovo “acquisto” del nostro sito curerà una rubrica su Boston, con risultati, news e curiosità sulle calzette rosse.
Roberto non scriverà solamente di Red Sox. Gli oltre 20 anni di trasferte negli USA gli permettono di avere una visuale più ampia sul mondo del batti e corri a stelle e strisce e proprio per questo motivo si dedicherà anche ad altri articoli incentrati su una passione che unisce un intero popolo facendolo sognare valida dopo valida.

Per leggere i nuovi articoli di Roberto non dovrete aspettare tanto. In occasione della riapertura totale del sito (da sabato 18 giugno), sarà disponibile il suo secondo lavoro. Ovviamente, Buona Lettura a tutti!