IN MAJOR LEAGUE E’ TEMPO DI ALL STAR GAME

di ROBERTO MANTOVANI

E’ tempo di All Star Game in MLB, dove i migliori giocatori danno spettacolo nella gara tra American e National League. In America si respira aria di grande evento molto prima, con una copertura mediatica in grande stile e pubblicità televisve sul baseball realizzate per l’evento.

Martedi 12 luglio al Chase Field Stadium di Phoenix-Arizona i migliori giocatori delle due leghe MLB si affronteranno nella consueta, annuale festa di metà stagione.
Si chiama “All Star Game”, ma avrebbero anche potuto chiamarlo: “Volemose Bene”, oppure “Festa dell’Unità dell’ MLB” o magari “Noi siamo il Baseball, ci divertiamo e vi facciamo divertire”.
Si, perché è un circo, una festa, una pacifica e spettacolare Family reunion, un ricco e carismatico raduno del meglio del Baseball mondiale.

La copertura mediatica negli Stati Uniti è da paura. Un evento che interessa l’America tutta, che sposta una massa di denaro impressionante per le sponsorizzazioni, le pubblicità, le Televisioni, i giornali, il turismo, il merchandising.
Da questa parte del globo non arrivano gli echi di tale interesse e coinvolgimento, ma negli Stati Uniti la popolazione viene travolta mediaticamente dall’All Star Game a partire da Domenica, fino alla fine dell’attesa sfida di martedì sera.

In pratica anche i non interessati al Baseball, vengono travolti dai continui servizi televisivi che coprono l’evento: basta accendere la TV, fare un zapping completo per farsi un idea della FESTA, pardon della partita.
Persino mia moglie in quei giorni deve arrendersi, quando in albergo, alla TELE non si vede altro: anche Weather Channel il canale dedicato alle previsioni del tempo 24/24 ore si inchina al Baseball e dedica lo “speciale” sulla previsione mirata alla zona intorno allo stadio.
Commercial (spot) ideati appositamente sull’All Star Game vengono sfoggiati in quei giorni e vanno a meritarsi giustamente l’attenzione del pubblico femminile, sapientemente attirato dal fustaccio dai pettorali tartarugati, con la mazza in mano (mentre presenta il prodotto reclamizzato)!!!
Più azzeccati e inerenti all’argomento Baseball l’invasione degli spot delle BIRRE, prodotto che si abbina meglio alla panza che deve avere un onesto giocatore di Baseball (la tartaruga e petti depilati si sposerebbero meglio con altri sport da signorine tipo il Nuoto ed il Polo.)

Per alimentare lo spettacolo, la sera prima ci sarà la gara dei fuoricampo: l’ Home Run Derby”.
Questo seguitissimo evento vedrà uno stadio stracolmo di “guantati” tifosi, pronti a sgomitare per prendere al volo una delle numerose palline che voleranno fuori-campo colpite dai migliori “legnatori” del momento.
I vari Ortiz, Cano, Holliday, Fielder, Bautista ed altri si affronteranno in 3 round, per vedere chi per più volte la “sbatte oltre la rete”.

Martedi sera, (notte per noi, praticamente alle 02,00 del mercoledi… Ohh che nottata…) la National League affronterà l’ American League per confermare la vittoria del 2010, la storica vittoria dell’anno scorso che interruppe una striscia favorevole in favore dell’ American che durava dal 1997. Una vittoria dopo l’altra, anno dopo anno ai danni di una National League incredula per la sequenza di sconfitte consecutive subite, intervallate solo nel 2002 da un insolito pareggio. ( “Pareggio” ??… Orrore.)

Non sempre la partita offre giocate e suspense degne di tale attenzione, spesso la noia tecnica prevale, ma il contesto “spettacolo” non delude mai.
Non posso evitarmi di dedicare un capitolo RED SOX anche su questa partita, in quanto sono ben 6 i MIEI players di Boston che sono stati scelti e votati per partecipare alla partita delle stelle: Adrian Gonzalez, David Ortiz, Jacoby Ellsbury, Kevin Youkilis, Josh Beckett e John Lester.
Quei Red Sox che arrivano alla pausa All Star con un luglio strepitoso, con un bel 9-1 nella pagella vittorie-sconfitte. Voto 9.
Meritano attenzione anche i nemici-amici, i Newyorkesi A-Rod Rodriguez, Robinson Cano, Russel Martin, Mariano Rivera ed il 3000-volte festeggiato Derek Jeter (anche se alcuni di questi sono in dubbio causa infortunio).
Dalla parte National la fanno da padrone i soliti di San Francisco e naturalmente quelli di Philadelpia.

Non mi resta di augurarvi buon divertimento, davanti alla nostra TV o al PC italiani, con tutti quei tagli (purtroppo) sulle pubblicità Americane.
Anche io me la guarderò da questa parte dell’oceano, quest’anno, con la consolazione di evitarmi tutti quei commenti di mia moglie troppo interessati ai pettorali scolpiti su quei “fantocci” modelli-attori degli spot Americani… (Uhmm..Però..Ohhh..Woww..e così via…)

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RED SOX REPORT #3: “TU TU – CIUFF CIUFF”

di ROBERTO MANTOVANI

Mentre continua il testa a testa tra New York Yankees e Boston per il trono dell’American League, i Red Sox superano facilmente Houston, nello stadio texano che definire spettacolare è quasi riduttivo. Anche se prima, contro Philadelphia, non è andata proprio benissimo…

Se la triplice sfida coi Phillies doveva essere un antipasto delle World Series…
Meglio passare oltre, goderci l’estate, le ferie, gli amici, i tuffi al mare di luglio, le grigliate d’agosto, e senza fretta alle World Series ci pensiamo poi ad ottobre.

Abbiamo saltellato allegramente sulla luna, vincendo e convincendo per quasi tutto giugno, poi alla fine del mese ci hanno pensato i Phillies a farci tornare con i piedi per terra, infatti da Philadelphia siamo tornati con solo un punticino in saccoccia (ma che vale oro). Prendere e ringraziare perché poteva finire peggio.
Nella cornice di un meraviglioso Ballpark, Philadelphia accoglie i Red Sox con entusiasmo e con un pitcher che stordisce i pericolosi battitori di Boston.
Nella prima partita i Phillies schierano un Cliff Lee che non ci lascia scampo, un Cliff Lee che lascia a zero quasi tutto il lineup avversario, un Lee che si concede solo a 2 inoffensivi hit, che si fa tutti i 9 inning, ci lascia a ZERO e si guadagna meritatamente il suo terzo consecutivo shutout.
Un Cliff Lee, che sarebbe meglio si prendesse un raffreddore, perché così fa paura.

Nella seconda partita, il leitmotiv non cambia: le nostre buone mazze continuano a dormire, nonostante si aggiunga potenza di fuoco con l’inserimento del nostro Big Papi fin da subito in campo, senza aspettare il consueto deperimento del lanciatore. David Ortiz viene inserito dove madre natura gli consente di sopravvivere: in prima base, e dove altro?
Se volete farvi quattro risate immaginatevelo in un altro ruolo… ma in “prima-base” il guanto di Ortiz ha svolto degnamente il proprio lavoro, senza causare danni, una posizione di 1B da ripetersi sicuramente a fine ottobre. Bravo Ortiz.

Il nostro naturale 1B Gonzalez viene spostato in RF (esterno destro) dove rimane addormentato tutta la partita in quanto da quelle parti non arriva nulla.
Rimangono dormienti anche le nostre mazze, dicevamo….. Portiamo a casa l’unico RUN, grazie ad un inaspettato Lackey’s double, uno swing del nostro lanciatore che oltrepassa Victorino, un doppio illusorio, non sufficiente per portarci davanti.
Arriviamo al nono inning sotto di un punto e mestamente ci rimaniamo, perché quel Bastardo (il loro closer, il dominicano Antonio Bastardo) ci costringe a tre pop-up, chiudendoci la porta in faccia per la seconda brutta sconfitta in terra di Pennsylvania.
Due sconfitte che mettono tristezza, due batoste che mettono allegria agli altri (quelli del Bronx sorridono…), due legnate che la metà bastava.

Il terzo incontro, sotto il sole, presenta due partenti con le stesse credenziali: sia il nostro Lester che il loro Hamels vanno cercando la loro decima vittoria personale.
La fortuna ci sorride, quando a metà partita, il loro pitcher Cole Hamels ancora immacolato viene colpito da un missile che lo costringe ad abbandonare la partita.
Rimane sul campo il nostro ragazzone Jon Lester, tanto bravo e decisivo sul monte, tanto goffo ed improduttivo con la mazza in mano: non ci prende neanche coi bunt.
Migliorabile in previsione World Series, ma teniamocelo stretto per come lancia.
Un grande Lester deve essere aiutato dai compagni in fase di attacco se vuole portare a casa una vittoria anti sweep…… !
Ci pensano gli eroi del 2007, Ellsbury, Pedroia e My Captain Jason Varitek.
Perfetto, non potevo chiedere di meglio: addirittura il mio Tek in quinta posizione nel lineup, la sbatte fuori tra il pubblico due volte. Evvai, Varitek, quinto in battuta…. diamogli fiducia, dai Francona osa ancora.

Ohhh, così si che andiamo bene.
Lasciamo Philadelphia, nel complesso ridimensionati, perché non dimentichiamocelo, non abbiamo trovato sulla nostra strada un certo “Doc” Roy Halladay.
Portiamo a casa una vittoria che evita la depressione, ma che ci (a noi ed a tutto il mondo MLB) apre gli occhi sulla reale potenza dei Phillies, veramente un grande team.
Quei Phillies che sicuramente arriveranno alla Postseason, quei Phillies che difficilmente mancheranno le World Series. Buona fortuna a chi dovrà affrontare quella batteria di lanciatori e quella difesa mica da ridere.

Il volo aereo dalla East Coast che ci porta in Texas, non ci provoca problemi di “jet-lag”. Anzi…
Arriviamo fiduciosi ad Houston, in uno stadio coperto meraviglioso che non può che non portarci bene.

Nel 2008, al Minute Maid Park, ho avuto il piacere di assistere ad una bella vittoria dei Red Sox sugli Astros, in posizione sopraelevata, sull’esterno sinistro, proprio sulla testa del mitico Manny Ramirez. Ci mancano quei suoi movimenti, quel suo stare spensieratamente in difesa.
Ci mancano quelle sue girate con pochi e poi con i troppi capelli in testa, sempre più inguardabile col turbante sul capo.
Non ci mancano quelle porcherie che ingurgitava che lo hanno costretto all’abbandono prima di una ulteriore squalifica.
Nel fresco stadio di Houston accerchiato da una folla di tranquilli mandriani Texani (con una media di sei birre a testa) mi sono goduto coi miei figli una vittoria Red Sox, condita dalla pacchianata del trenino che parte ad ogni Home Run…

Spiego meglio l’Americanata-Texana-Sponsorizzata: ad ogni fuoricampo degli Astros, la cosa viene celebrata con il far muovere un treno carico di arance, posizionato in alto sul muro all’esterno centro. Probabilmente una pacchianata gestita dallo sponsor dell’impianto, la società Minute Maid, ma che accetterei anche io nella mia città, se mi costruissero uno stadio del genere; copertura apribile e richiudibile in tempi veloci, aria condizionata da paura all’interno, un freddo sparato nella coppa che ti ghiaccia e paralizza, clima ideale per una partita di baseball altrimenti impossibile nell’estate Texana, ottima estetica interna ed esterna, visuale perfetta in ogni settore.
Per un impianto del genere, sopporterei quell’orribile trenino anche in camera da letto, mentre svolgo altre attività extra-sportive…!! “TU TU…CIUFF CIUFF…!”

Ma torniamo al gioco giocato: necessitano 3 vittorie contro una squadra, gli Astros, che vivono un brutto 2011, all’ultimo posto sia nella loro division, sia in generale in tutta la Major League.
Gli Astros che sul terreno amico vantano solo 14 vittorie su 47 partite…. poca roba veramente.
Houston che stranamente si posiziona in alto nella classifica generale delle HIT e degli AVG (batting average, la media battuta), ma che non vincono neanche a morire, grazie al disastroso reparto lanciatori: ERA a 4.65 all’ultimo posto, Home Run concessi a non finire, HIT e Basi Ball regalate senza problemi!!

Tre partite ad Houston riassunte brevemente: squadra concreta, essenziale, si intravede il ritorno delle mazze (quelle addormentate a Philadelphia) e prestazioni eccellenti dei vari Beckett e Papelbon.
Una sweeppata agli Astros che permette alla lancetta di tornare nel lato favorevole della bilancia in un consultivo di Interleague: 10 vinte e 8 perse.

Una sweeppata ai Texani che ci permette di riavvicinare quegli Yankees che dopo sette vittorie consecutive cadono nella New York dei Mets agli extra inning.
Cadono gli Yankees, evitando lo sweep ai cugini nella Subway-Series: cadono nel peggiore dei modi, con il loro closer Mariano Rivera che si fa raggiungere proprio come non sono abituati, ma l’età del Mariano in futuro forse prevede proprio questo, sempre di più, proprio come col granitico e statuario Jeter?

Avanti pure, dunque, con la East division che continua a presentare le 2 migliori squadre di tutta la American League.
Avanti pure così, perche all’orizzonte non solo non si vedono i due leocorni, ma neanche due squadre capaci di raggiungere Yankees e Red Sox.
Avanti pure:”TU TU CIUFF CIUFF…TU TU CIUF CIUFF…”.

NUOVO “ACQUISTO” IN CASA GRANDE SLAM: ROBERTO MANTOVANI ENTRA A FAR PARTE DELLO STAFF DEL SITO

di STAFF

Nel “mercato estivo” il sito Grande Slam aggiunge una nuova e importante firma al suo staff. Entra infatti a far parte ufficialmente del nostro sito Roberto Mantovani che curerà una rubrica sui Boston Red Sox. E non solo.

Dopo lo splendido articolo sulla rivalità tra i tifosi della Major League, entra ufficialmente a far parte dello staff del sito “Grande Slam: Il Baseball Visto da un Tifoso” Roberto Mantovani, da sempre amante della MLB e soprattutto dei “suoi” Red Sox.
Proprio per questo motivo il nuovo “acquisto” del nostro sito curerà una rubrica su Boston, con risultati, news e curiosità sulle calzette rosse.
Roberto non scriverà solamente di Red Sox. Gli oltre 20 anni di trasferte negli USA gli permettono di avere una visuale più ampia sul mondo del batti e corri a stelle e strisce e proprio per questo motivo si dedicherà anche ad altri articoli incentrati su una passione che unisce un intero popolo facendolo sognare valida dopo valida.

Per leggere i nuovi articoli di Roberto non dovrete aspettare tanto. In occasione della riapertura totale del sito (da sabato 18 giugno), sarà disponibile il suo secondo lavoro. Ovviamente, Buona Lettura a tutti!