RED SOX REPORT #6: IL PELLEROSSA ELLSBURY TRASCINA DUE VOLTE BOSTON ALLA VITTORIA, IN ATTESA DELL’ARRIVO DEGLI YANKEES IN CITTA’

di ROBERTO MANTOVANI

Il pellerossa Jacoby Ellsbury è il protagonista delle due vittorie dei Red Sox contro Cleveland nel big match di Major League. E mentre Erik Bedard raggiunge Boston, è tutto pronto per la sfida infinita contro i New York Yankees.

Con le 2 belle vittorie Chicago, si chiude Luglio con un bottino di 20 vittorie e 6 sconfitte.
Mica male, PCT.770, percentuale difficile da mantenere in Agosto, anzi impossibile dando uno scorcio al calendario. Più facile ed auspicabile ottenere da metà Settembre in avanti. Ma andiamo per ordine: arriva “The Tribe” al Fenway Park.

Gli Indiani sbarcano a Boston e fanno lo scalpo al nostro Bard….. infatti ….. il pitcher vergine da oltre 26 inning crolla sotto i colpi di un Asdrubal Cabrera in stato di grazia. Lo Shortstop di Cleveland si concede una serata di gala: sfrutta a pieno la particolarità della posizione del Pesky’s pole e con 2 homers di misura (ma efficaci) sul right field rimedia 4 punti che risulteranno determinanti per la sua “Tribe”. Ai Red Sox non basta l’acuto di un “in formissima Salty ( negli ultimi 3 incontri .460, – 5 RBI e 2 HR ) ed inizia malamente questa four-game series contro la Tribù dell’Ohio.

Il giorno dopo anche Beckett soffre i Clevelanders, non aiutato dai troppi LOB ( morti sulle basi ) lasciati dai suoi compagni. Tiene il pareggio fino al 9th quando Francona decide di guadagnare quei 3 metri che faranno la differenza…. come…? Toglie Captain V-Tek e butta dentro l’armadio Salty (l’oltre quintale Saltalamacchia ma sempre più veloce del compagno Varitek, almeno per ragioni anagrafiche) ed inaugura il nuovo ruolo di Pinch-Catcher-Runner volando e scivolando a casa base salvo per un soffio. “Salty corre bene per essere un Big-Man” esterna felice il compagno e maestro Varitek.
Si respirava nell’aria quel profumo di walk-off quando il nostro pellerossa “giacobino” si presenta al piatto: Jacoby Ellsbury, infatti non delude e piazza la valida che porta Salty a casa base. Per lui è il primo walk-off della carriera e quel tipo di pacche sulla testa durante quei festeggiamenti, più che dolore portano gioia e soddisfazione. Indiani duri a morire…. e lo si evince anche dal fatto che a risultare vincente sarà il closer Papelbon vincente uguale a vittoria sofferta.

La sera dopo va in scena il replay: come titola il Bos-Recap…“Deja vu”… stessa storia. Ci si trova al nono ancora in parità, col dispiacere del Wakefield che non trova la vittoria n. 200 e col closer Pape a dare la carica vincente, a dare una mossa, perché quando sale lui, bisogna fare alla svelta… non bisogna tirarle per le lunghe, non sono consigliabili gli extra.
Questa volta, però, il navajo Ellsbury si porta in battuta con una situazione peggiore rispetto alla sera prima: non ha compagni appollaiati sulle basi è da solo e con 2 out segnati sul tabellone. Quindi il terzo miglior hitter della Major non può accontentarsi di “appoggiare” la mazza come quest’anno ha imparato a fare alla grande… deve, dovrebbe spingere di più se vuole emozionarsi di nuovo come 24 ore prima. Cerca e trova un fuoricampo che manda in visibilio lo stadio…. vuole ed ottiene un home-run da far traballare il secolare Fenway Park ! La sbatte fuori sull’esterno centro e poi corre felice a godere delle sberle e “coppini” dei compagni, questa sera ancora più forti… questa sera ancora più piacevoli: secondo walk-off di fila, WOW.

Sarebbe dovuto arrivare quel gran bel pezzo dell’ “Ubaldo” inteso come Jimenez, rinforzo per la rotazione ma il volo si ferma prima a Cleveland e proprio gli Indians ci fregano il pitcher. A Boston, invece arriva da Seattle, il canadese Erik Bedard, che proprio contro la Tribù fa il proprio esordio. In una serata no, almeno lui porta a casa un personale NO-decision, cioè lascia agli altri decidere sulla sconfitta. Una serata fiacca, inutile e che verrà ricordata solo per i motivi che elencherò di seguito.
i Cleveland si dimostrano ostici e nella Central Division danno una bella sterzata in alto, approfittando della sequenza negativa dei White Sox (ne perdono 6 di fila in casa, 2 con Boston e 4 con NY….).
Proprio gli Yankees vivono un momento vincente, sono inarrestabili. 7 vittorie di fila, un parziale di punti impressionante 63-19. Chi li ferma più questi qui ?
Raggiungono in testa alla classifica proprio gli odiati cugini, agguantano i Red Sox proprio nel momento giusto.
Gli Yankees ci hanno preso proprio nel “momento mediatico” più adatto. Stanno salendo sulla scaletta dell’aereo diretto a Boston.
Tutti pronti per questo lungo week-end, tutti pronti per la triplice sfida al Fenway Park di Boston arriva la corazzata di New York.
I pigiamini si presenteranno col trio partente: Colon Sabathia e Garcia, che se la vedranno rispettivamente con Lester Lackey e Beckett.
Mi piacerebbe immaginare un altro sweep a nostro favore…. ma non sembra il momento giusto. Certo che ottenere un W-L-W soddisferebbe in pieno le mie aspettative di tifoso. Chi non firmerebbe subito 2 vittorie, concedendo solo una partita al gorillone CC…..? io firmo.
Io firmo, preparo idealmente il mio sgabello davanti al PC come se fosse un seggiolino al Fenway Park… e mi godrò lo spettacolo.
Perché spettacolo sarà in ogni caso.
Buon divertimento.

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RED SOX REPORT #2: ANTICIPO DI WORLD SERIES?

di ROBERTO MANTOVANI

Seconda numero della rubrica curata dal nostro Roberto Mantovani sui Red Sox. E’ già tempo di Interleague per i Red Sox con una sfida di grande spessore contro i Philadelphia Phillies. E’ forse un anticipo di World Series?

Si prosegue.
“L’andazzo” di questi Report non dovrebbe essere orientato sempre su una scaletta classica e scontata, anche se naturalmente non mancherà il resoconto delle ultime partite, particolari meritevoli di attenzione su qualche singolo e squadre concorrenti e presentazione delle prossime gare in calendario se queste lo meritano.

Partiamo dalla valutazione generale delle ultime 9 partite: tutti scontri di Interleague, cioè gare tra squadre dell’”American League” che affrontano team della “National League”.
Classico periodo della stagione che abitualmente ospita questi intrecci di lega, cosa che mi trova favorevole, mentre lascia interdetto alcuni puristi che vorrebbero vivere questi scontri solo alle World Series.

Ebbene 9 partite altalenanti coi Brewers e Padres al “Fenway Park” di Boston e coi Pirates a Pittsburgh.
Gran partita quella del 19/6 vinta coi Brewers, della quale basta descrivere solo il primo inning:
al nostro buon vecchio Tim Wakefield per fare i suoi 3 out bastano 12 lanci di cui 11 strike, e 2 K, tanto per gradire l’antipasto.
Il collega rivale Yovani Gallardo invece nel solo primo inning subisce un’eclissi: prima di raggiungere il terzo out, deve sorbirsi ben 11 battitori, 47 lanci, 6 valide, 1 HR e ben 6 punti sul groppone. Auguri.
La serie coi San Diego, è stata strana: si è passati da una asfaltatura dei californiani al primo incontro, con l’esaltazione dei nostri 10 punti nel 7° inning…alle 2 sconfitte nei giorni seguenti, disattese ed evitabili.
Possibile che in entrambe le partite noi si batta valido il doppio di San Diego…e si esca sconfitti? Possibile.
Anche se qualcuno che se ne intende me lo deve spiegare il perché: Red Sox 13 Hit mentre i Padres con solo 7 Hit + 1 errore se la vincono.
In ogni caso 2 sconfitte al Fenway Park contro quei Padres che deludono all’ultimo posto della loro division, contro quella squadra ancora troppo orfana di quel “Gonzo” Gonzalez che per 5 anni ha mantenuto San Diego in alto…. ma che ora è dalla nostra parte.

E poi trasferta nella “Steel City”, (Città d’Acciaio), per la prima della doppia sfida nello stato della Pennsylvania.
Ci toccano i Pirates, carichi del loro momento d’oro, felici per una miracolosa classifica oltre .500: sono giustamente gasati i Pirati.
La loro euforia li porta meritatamente a guadagnarsi i primi 2 incontri, contro la mia squadra letteralmente addormentata.
Nei Red Sox di Pittsburgh note dolenti da parte di Darnell McDonald e dello Scutaro che incoraggia la voglia del ritorno di Jed Lowrie e magari un pensierino a Jose Iglesias…!
Nella terza di Pittsburgh, per fortuna ci si sveglia da 4 sconfitte consecutive, (eravamo viziati bene negli ultimi tempi…). Si torna a vincere col sorriso, con una goffa ma vincente scivolata del nostro grosso David Ortiz, che arriva salvo a casa base con stile ed una scivolata d’autore (ahhhah, mitico Big Papi).
Ci pensa il nostro “bentornato” closer Jonathan Papelbon a chiudere questa vittoria importante che ci permette di rimanere incollati agli Yankees.

Prima di passare alle prossime sfide… 2 paroline su:
A.J. Burnett, lo Yankee-pitcher che il 24/6 contro Colorado durante il 6th inning ha collezionato 4 K (si, 4 strike-outs nello stesso inning). Come ha fatto e come sia possibile ve lo andate a vedere negli Highlights sotto la voce: Burnett K’s four in one inning.
Toronto, che si merita la lode per aver inflitto il primo sweep ai Cardinals proprio a St.Louis. 3 vittorie su 3 in trasferta sul difficile campo del Missouri. Bravi Blue Jays, che contribuiscono a mantenere alto il nome dell’ American League.

Ed ora veniamo all’argomento che richiama il titolo di questo report e che tanto farà soffrire i miei colleghi tifosi Red Sox.
Dal 28 al 30 giugno, a Philadelphia si vivrà un antipasto delle World Series ? Si, penso di si. Questa è la mia previsione.
Nei prossimi giorni i Red Sox saranno di scena al Citizens Bank Park di Philadelphia per una triplice sfida che a questo punto della stagione non sarà certo decisiva, ma che potrebbe essere un assaggio di una possibile finale 2011 per le World Series di fine ottobre.
Visto che nel 2010, per niente modestamente, ho casualmente indovinato a metà stagione, le due squadre che si sarebbero giocato il titolo (Texas e Giants), provo anche quest’anno a pronosticare le finaliste. Eccole. Le vedremo in diretta da Philadelphia martedì e mercoledì all’una di notte, mentre giovedi comodamente alle nostre 7 di sera.

Buon divertimento…

RED SOX REPORT #1: ED E’ SOLO L’INIZIO…

di ROBERTO MANTOVANI

Primo numero della nuova rubrica sui Boston Red Sox curata interamente da Roberto Mantovani. In questo articolo si ripercorre la prima parte di stagione, tra un inizio in difficoltà e un ripresa super. Ed è solo l’inizio…

Inizio alla grande questa rubrica sui Red Sox, si respira entusiasmo in questo scorcio di stagione.
Questo non vuole essere un commento tecnico, serioso e professionale, anzi, si cercherà di puntare
sull’emozione, sull’angoscia e sul piacere di sentire TUA una squadra di Baseball.
Proverò a raccontare alcune sensazioni, speranze, gioie e dolori di questa annata che promette bene, di questo 2011
che in base alle mie previsioni vedrà i nostri amati Red Sox impegnati sul diamante fino alla fine di ottobre. (Sono ammesse le rituali “ravanate” alle parti basse per i più sensibili tifosi superstiziosi).

L’inizio della Regular Season è stato traumatico, ben 6, dico 6 scoppole ricevute di fila nell’ Opening Week, ci hanno tagliato le gambe psicologicamente, ma come sappiamo nel Baseball si fa presto a cambiare registro.
A Dallas come a Cleveland i ragazzi del Massachusettss esordiscono imbambolati lasciando l’amaro in bocca ai fans che come me perdono le notti per cercare di rivivere una stagione come il 2007. Ho detto 2007 e non 2004… (quella è un’altra cosa, il 2004 lo lasciamo stare li dov’è…)
Un 0-6 iniziale nella casella delle W-L da rimanere storditi, ma come oramai tutti sappiamo “meno male che ci sono gli Yankees”, i Pinstripes ci galvanizzano, ci esaltano, hanno il merito di resuscitarci…….. per fortuna esistono!

L’esordio al Fenway Park non poteva essere più solenne, nevrotico ed ansioso, il Dustin Pedroia ci mette del suo, è il primo a sbatterla sul Green Monster in questo 2011, contribuendo a mettere in moto la macchina. Finalmente si parte.
Gli Yankees, Fenway Park, la prima vittoria, tutto secondo i piani di noi sognatori, tutto previsto, ma che paura di fallire….!!
Un Lackey che lancia per 5 inning e che per ognuno dei quali prende punti, sinonimo di lanciatore perdente, invece NO, si porta a casa la sua e nostra prima vittoria scaccia crisi.
Essenzialmente strategica, sfuggita ai commentatori, la vittoria sui Blue Jays del 16 aprile, perché vedeva sugli spalti il sottoscritto, protagonista di una toccata e fuga dalla propria vacanza Newyorkese, una trasferta di 800 km, SOLO per andare a vedere i Red Sox che merita un racconto a parte, un capitolo a se.

Bisogna ricordare il piacevole il four-game sweep a casa degli “Angeli Californiani”, verso la fine di aprile. Non male le 4 vittorie consecutive anche se ottenute contro una squadra (Angels) che non sfonderà di sicuro quest’anno.
Tra alti e bassi e la ricerca di una continuità ancora latitante, si arriva a metà maggio, quindi cogliamo l’occasione di sfruttare a pieno una serie di 3 vittorie a New York (grazie ancora, vi vogliamo bene quando fate così i bravini), che ci permettono di arrivare alla soglia psicologica del .500 (parità tra vinte e perse per la prima volta nel 2011).

E’ proprio da questa “sweeppata” all’ “IMPERO DEL MALE” che sistemiamo la carburazione, battiamo come si deve, troviamo conferme nei nostri pitcher e nel nostro amato closer “PAPE”.
Tutto comincia a girare per il verso giusto, le valide entrano, le medie in battuta si aggiustano, i lanciatori fanno muro, la squadra diventa estremamente affiatata ed il sorriso torna a circolare.
Abbiamo gustato con curiosità la tripla sfida con i Chicago Cubs, a parte le orrende e storiche divise bianche senza simboli.
Una sfida che trasudava di antico, e chi, se non il nostro “vecchietto” Wakefield poteva interpretare meglio questa serie di Interleague….
Coi Cubs, l’anziano 45enne Wake ha portato a casa un’altra vittoria e si avvicina sempre più al traguardo storico delle 200 vittorie personali.
Proseguiamo con prestazioni convincenti, anche grazie ai 2 pilastri sul monte Lester & Beckkkkett, e sappiamo tutti quanto siano essenziali questi due, magari si unisse a loro il giapponesino Dice-K, quello del 2007 intendo…..!!
Giugno ci accoglie con un nine game winning streak, cioè l’infilata di nove vittorie consecutive condite al suo interno di un’altra perla, di un altro regalo per noi sonnambuli tifosi, un altro SWEEP allo Yankee Stadium. Niente male. 3 vittorie convincenti a New York senza nessun timore reverenziale. (Per fortuna ci sono gli Yankees…..!).

Proprio ai ragazzi del Bronx, possiamo dedicare alcune considerazioni, visto che questa è una rubrica sui Red Sox, è inevitabile, la porzione del cervello di noi Bostonians che pensa a New York è notevole.
Ogni tifoso dei Red Sox possiede e mantiene attivi parecchi neuroni concentrati sugli Yankees, e nella nostra natura, ammettiamolo.
Nella Grande Mela si apprestano a vivere la distrazione della loro festa che preparano da mesi: l’ubriacatura delle 3000 Hit del loro simbolo-capitano Derek Jeter.
Massimo rispetto per un icona positiva e sufficentemente simpatica, a cui mancano oramai poche valide per arrivare alla degna quota di 3000 valide, (scusate se è poco), quindi lasciamoli ubriacare e festeggiare in pace. Lasciamo a loro il piacere di tanta birra e distrazione. Lasciamoli dietro il più possibile.

Che dire sui singoli?
Big Papi Ortiz: senza parole, un portento. Ha zittito quella parte di opinione pubblica che iniziava a digerire male quelle sue false partenze di annata, è attualmente in gran forma e vederlo così in palla in questa parte della stagione, ti illude e ti fa pensare in grande.
Ha il sorriso contagioso, è un leader positivo ben voluto nello spogliatoio: guardatelo a fine partita dopo una vittoria, come saluta e come viene salutato dai compagni….!
Adrian Gonzalez: medie strepitose, uomo vincente nel lineup, RBI, HIT, HR, difesa. Grande-Grande acquisto, merita un approfondimento nelle prossime puntate.

Jacoby Ellsbury: (quest’anno mi sembra di vedere in lui un “Ichiro”…) Ellsbury si sta insuzukizzando. La concretezza che lo contraddistingue lo fa assomigliare al giapponese Ichiro dei Seattle.
Il giovane Navajo, sicuramente migliorerà le sue Stats personali, nelle valide, negli RBI, nei Run e HR, speriamo che migliori anche quel favoloso 70 nella casella Stolen Bases.
Ce la può fare se non si rompe come l’anno scorso. Ce la farà se non trova un altro Beltre che gli cammina sulle costole….!

Jarrod Saltalamacchia: Devo essere sincero, pensavo peggio. Questo “salty” (salato) soprannominato così dai commentatori in difficoltà nella pronuncia, lo davo per meno pratico, meno efficace. Vedremo nel proseguo della stagione….. Lo tengo d’occhio ! Quando lo vidi ad Arlington, dal vivo per la prima volta nel 2008 quando giocava con la casacca Texana, sinceramente la sola cosa che impressionò maggiormente me e mia moglie è stata il constatare il suo record nella Major League della lunghezza del nome (14 lettere, mai successo) e la comicità nella pronuncia dello speaker allo stadio….. S-ELA-LA-ME-CHIA con l’accento sulla i finale !!

Jason Varitek e Jonathan Papelbon: Nessuno si permetta di contestarmeli…(ahhhah)… Così andremo d’accordo per tutto l’anno!!

Alla prossima.

LO SPLENDIDO TIFO NELLA MAJOR LEAGUE E LA RIVALITA’ NEW YORK YANKEES&BOSTON RED SOX

da New York (USA), ROBERTO MANTOVANI

In Major League è sempre spettacolare andare a vedere le partite al campo, per la sportività tra il pubblico e per l’atmosfera che si respira. E’ un pò diverso allo Yankee Stadium di New York quando un tifoso dei Boston Red Sox mette piede nella zona più calda…

Quando si tratta di organizzare un viaggio negli Stati Uniti, è impossibile trattenersi nell’andare ad aprire la pagina web della Major League e consultare la sezione “Regular Season Schedule”, per cercare di far combinare certe giornate!
Probabilmente mia moglie ha “nasato” ed intuito qualcosa…perché mi dice sempre: “Guarda che strana coincidenza….dovunque si vada, c’è sempre una partita di BASEBALL da vedere”. Ma questa cosa ha contagiato anche lei. Ora pretende di venire a vedere “il Baseball”, e ne è entusiasta. Non apprezza in pieno il gesto tecnico, ma gode del clima partita, del pubblico, della tensione, delle pause.
Quindi, deciso in linea di massima il giro da fare, le località da visitare basta avere sotto mano la stampata del calendario MLB per capitare e “per caso” in una città dove “guarda bene, c’è una partita”!
Il piacere di vivere lo sport all’americana, cioè con un senso sportivo sconosciuto a noi italiani, è indescrivibile ed entusiasmante ogni volta, anno dopo anno.
Il piacere di trascorrere una serata di Baseball, seduto allo stadio, con alla tua destra un tifoso di una squadra ed alla tua sinistra l’acerrimo suo nemico tifoso dell’altra…tutto così serenamente…tutto così sportivamente senza pericoli: ma quando mai può succedere nei nostri stadi dello sport nazionale?
E’ con questo spirito che io, puntualmente vado a vedermi il Baseball, ovunque negli States, sempre col cappellino della mia squadra del cuore, con il logo dei Red Sox e la B di Boston ben in vista.
Che sia Houston Astros – Texas Rangers, o Tampa Bay Rays – Baltimore Orioles oppure Toronto Blue Jays – Cincinnati Reds se non NY Mets – Colorado Rockies, non importa, sei sicuro di goderti il Baseball in tutta la sua sportività sia in campo, sia sugli spalti.
Ho vissuto una calda eccezione nell’aprile 2004 a New York nel vecchio Yankees Stadium.
Si arrivava da un “sentito” finale di stagione 2003, come al solito tra Red Sox e Yankees, che aveva visto come di consueto i giocatori di New York beffare i pivelli di Boston, così da prolungare la famosa maledizione e portarla alla quota di ben 86 anni di sconfitte, ovvero a 86 stagioni senza la vittoria delle World Series.

Era il 2004, un anno destinato a diventare “importante” e nell’aria si respirava questa sensazione.
Io, mi vado a sedere nel settore “bleaches”, ( buona grazia aver trovato un biglietto anche se con una vista non ottimale), una zona “calda” solitamente occupata dai tifosi più scorbutici, quelli con la birra e la parolaccia facile…
E’ qui, sulle panche dei “bleaches” che si danno appuntamento i più calorosi e coloriti newyorkesi, quelli viziati dalle tante, troppe vittorie, quelli che fanno fatica a digerire la sconfitta, quei tifosi Yankees dal tono di voce insolitamente alto, quelli che ostentano magliette dalle scritte politically incorrect, quelli col più alto tasso alcolico, quelli che godono nel bersagliare oralmente l’ outfield avversario per tutta la partita. E’ sempre è qui che si radunano i “Boston-Haters” più incalliti, qui si respira la rivalità con Boston.
E’ qui che si può verificare la nomea di New York, la città meno educata d’America, quella più diretta, quella più sincera, più spietata, più vincente.
E’ qui, su queste panche, che capisci del perché di certe “buzze” gonfie dalla troppa birra, è qui che capisci del perché i Walmart hanno 2 file dedicate agli antiacidi, antireflusso e digestivi .
Le partite tra Yankees e Red Sox rappresentano la storia ed il cuore del Baseball, bisogna esserci per capire e viverne i suoni, gli odori, le emozioni, le passioni.
I miei vicini di posto, Yankees-fan, indossavano fieramente un cappellino con la scritta “1918” (una bella presa in giro dedicata ai rivali di Boston, perché ricorda loro l’anno dell’ultima vittoria nelle World Series…..), mentre l’altro sfoggiava una maglietta con la scritta “Boston Sucks”, (e qui non servono traduzioni).
Eravamo un centinaio circa in quel settore con il cap dei Red Sox e siamo stati bersaglio di “simpatiche” frasi, che di sicuro non provenivano da un’educazione “Montessori style”.
Quando, ad un certo punto della partita, i troppi punti che stavano subendo i cugini Yankees e la troppa birra che scorreva a fiumi mi sono convinto, visto il salire della “tensione” a cambiare panca e ad occultare il mio cappellino con la “B”… proprio mentre un paio di energumeni nei paraggi venivano alle mani.

Ma quello era il 2004, l’anno della svolta, l’anno della cancellazione della maledizione, l’anno del “Reverse of the curse of the Bambino”, l’anno che i tifosi Yankees non ricorderanno volentieri!
Questo è stato un episodio che non rappresenta il mondo del Baseball negli stadi USA, si tratta di una eccezione che conferma la regola della sportività, del vivere la passione per la tua squadra senza attaccare il tifoso avversario.
In tutti gli altri stadi, in tutte le altre partite che ho avuto il piacere di gustarmi LIVE, ho indossato i simboli della mia squadra, senza nessun problema.
Vista la mia educazione sportiva ricevuta dalle nostre parti, rimane sempre in me, all’inizio, un po’ di timore accomodarmi a fianco di tifosi avversari ( immaginatevi per esempio un tizio vestito con i colori della Roma, sedersi nella curva della Lazio….) ma la mia tensione-italiana iniziale viene subito cancellata dal fair play made in USA.
Il piacere di ricevere un applauso, un “High-Five”, un sorriso dal tuo vicino-rivale quando lo stesso ha appena subito un fuoricampo dalla MIA squadra, non lo puoi descrivere…. METTE I BRIVIDI.
Ti spiazza, ti scioglie, ti commuove. Questo è il Baseball.
Ne ho avuto una piacevole conferma, quest’anno, quando sono tornato nello stadio rivale per eccellenza, lo Yankee-Stadium indossando la giacca Red Sox.
Non ero certo nel settore “Bleaches”, ma ho girato tutto lo stadio tra gli Yankees-fan tranquillamente, ricevendo in cambio solo qualche sfottò, qualche sorriso, qualche innocuo “Bleah”, qualche “Sucks”, qualche “Good Job”, senza la tensione che temevo, senza cattiveria, solo ironici e simpatici commenti.
SPETTACOLO. Totale e godurioso SPETTACOLO.
Mi stavo facendo prendere la mano, da questa sana euforia sportiva, tanto da entrare nel negozio “YANKEES-TEAM-STORE” con l’intenzione di chiedere se avevano in vendita un cappellino con la “B” davanti. Ma ho lasciato stare (non esageriamo, dai…).

IL FUORICAMPO DI ALEX RODRIGUEZ PORTA ALLA VITTORIA I NEW YORK YANKEES

di DANIELE MATTIOLI

Articolo della rubrica dedicata al mondo MLB che racconta, utilizzando una foto, quello che è successo nel batti e corri USA.

Alex Rodriguez batte lungo e profondo nella sfida contro i Minnesota Twins e i New York Yankees ottengono la terza vittoria stagionale (contro una solo sconfitta). Oltre ad A-Rod, che ha battuto un fuoricampo da due punti (nella foto guarda volare la pallina appena colpita), anche Jorge Posada ha colpito un fuoricampo. Il vantaggio di 4 a 3 per i padroni di casa, ha permesso al trio formato da Joba Chamberlain, Rafa Soriano e Mariano Rivera di salvare di annullare i tentativi di rimonta dei Twins di Joe Mauer.

NUOVA INTERVISTA A MATTEO D’ANGELO, GIUNTO ALL’ULTIMO ANNO DI COLLEGE IN USA CON I WINTHROP EAGLES

di DANIELE MATTIOLI

In occasione del terzo compleanno, il sito Grande Slam intervista Matteo D’Angelo, lanciatore ex Fortitudo Bologna, impegnato nell’ultimo anno di College USA con Winthrop. Parliamo con lui parlato degli obiettivi di questo 2011, del campionato dii Major League, del duo Liddi&Maestri e della Fortitudo Bologna.

Sarebbe il massimo per un giocatore chiudere la stagione vincendo la propria Divison di College e andare a giocare i Regionals. Diventerebbe ancora più bello se tutto ciò accadesse nel tuo ultimo anno di baseball universitario negli USA. Matteo D’Angelo sa benissimo tutto ciò. Il lanciatore, prodotto del vivaio di Latina, è infatti arrivato all’ultimo anno di college con l’Università di Winthrop e nel corso di questa intervista inedita al sito GrandeSlam racconta tutte i suoi obiettivi dell’annata 2011. Non solo. Insieme a Matteo D’Angelo parliamo anche del suo futuro, della Fortitudo Bologna, di come si stanno comportando Alex Liddi e Alessandro Maestri negli USA e del campionato di Major League, ormai in partenza. Buona Lettura!

DANIELE MATTIOLI: Dopo circa un anno e mezzo, eccoci di nuovo qui in tua compagnia Matteo. La prima domanda è semplice, ma sempre efficace. Come va la tua avventura negli States?
MATTEO D’ANGELO: Ciao Daniele, è un piacere rispondere alle tue domande. La mia esperienza sta andando bene anche se purtroppo sono al mio ultimo anno di college.

DANIELE MATTIOLI: Avete iniziato la stagione 2011 con il record di nove vittorie e undici sconfitte. Quali sono gli obiettivi della squadra per questa annata, che coincide anche con il tuo ultimo anno a Winthrop?
MATTEO D’ANGELO: Gli obiettivi per la squadra sono quelli di vincere la conference e ottenere la qualificazione per gli NCAA Regionals.

DANIELE MATTIOLI: Guardando i tuoi dati, sei partito con il record di due vinte e tre perse, ma, leggendo i tuoi dati si vede come questi siano influenzati dalla difesa non troppo eccezionale. In ogni caso, quando sarà al Top della Condizione Matteo D’Angelo?
MATTEO D’ANGELO: Spero presto, è frustrante non riuscire a vincere partite che sono alla portata. La difesa che fa qualche capriccio è un motivo in più per allenarsi più duramente e compensare gli errori con prestazione migliori. Ovviamente non è facile, però con la bella stagione sono convinto che ci sarà un salto di qualità.

DANIELE MATTIOLI: Parlando della scorsa stagione, nel 2010 sei stato inserito nella seconda squadra dell’All-Big South, ovvero della Division nella quale giocate. Un tuo commento a riguardo.
MATTEO D’ANGELO: E’ stato un buon risultato dato che non avevo iniziato la stagione nei migliori dei modi, ma non sono del tutto soddisfatto dato che il mio obiettivo era quello della prima squadra.

DANIELE MATTIOLI: Sempre nella passata stagione, hai stabilito tanti record personali, come ad esempio quello di tirare tre gare complete, di cui la prima nella partita contro Presbyterian College. Se dovessi scegliere tre momenti importanti dell’annata 2010, quali sarebbero?
MATTEO D’ANGELO: Le cose che ricordo in particolare sono il complete game shutout (gara completa senza subire punti NDI), una soddisfazione che non posso descrivere. E poi il secondo stretch dello scorso campionato dove ho lanciato 7+ inning per 5 partite di fila.

DANIELE MATTIOLI: Questo è il tuo ultimo anno al College, e di conseguenza anche la vita all’interno dell’Università sarà cambiata, rispetto agli inizi. Come ci si sente ora?
MATTEO D’ANGELO: Ci si sente vecchi (ride NDI) ahaha sono uno dei più vecchi nello spogliatoio, e con l’esperienza arrivano anche determinati privilegi che rendono la vita al college e all’interno della squadra molto più semplice.

DANIELE MATTIOLI: Arriviamo alla domanda più difficile, forse. Una volta concluso l’ultimo anno, cosa farà Matteo D’Angelo? Tenterà la strada del Draft in Major League oppure ritornerà in Italia?
MATTEO D’ANGELO: Sfortunatamente la strada del Draft non dipende da me, se potessi scegliere la mia decisione l’avrei già presa. In ogni modo se il baseball professionistico non dovrebbe funzionare la Fortitudo è sempre nel mio cuore. Il baseball mi ha dato grande gioie e opportunità, ma si avvicina anche il momento in cui bisogna decidere che strada percorrere e non sempre le due sono compatibili.

DANIELE MATTIOLI: A proposito di Italia, una battuta su quanto di buono fatto dalla Fortitudo nella scorsa stagione. Hai seguito la tua ex squadra nella vittoria della Coppa Campioni? Hai sentito qualcuno della formazione?
MATTEO D’ANGELO: Sì, seguo sempre la squadra su internet e sono contentissimo dei risultati ottenuti, ogni tanto ho un po’ di nostalgia ricordando i bei momenti trascorsi in Fortitudo. Mi sento con i ragazzi e con Nano (il Manager Marco Nanni NDI) tramite mail o Facebook, ed è sempre bello ricevere belle notizie dall’Italia.

DANIELE MATTIOLI: Parlando invece di baseball 2011, stai seguendo un po’ il mercato di Major League? Quale squadra ti sembra si sia mossa meglio sul mercato?
MATTEO D’ANGELO: Decisamente i Boston Red Sox hanno fatto una gran mossa con Carl Crawford. E i Texas Rangers che hanno firmato Beltre, così da avere più potenza nel loro lineup.

DANIELE MATTIOLI: Condividi anche te, l’idea che la finale delle prossime World Series sia tra i Philadelphia Phillies e i Boston Red Sox?
MATTEO D’ANGELO: Decisamente entrambe le squadre sono fortissime sulla carta, ma come tutti sappiamo è sempre il campo ad avere l’ultima. La stagione è molto lunga e non si sa mai: si potrebbero infilare i Minnesota Twins, gli Atlanta Braves o i New York Yankees.

DANIELE MATTIOLI: Parliamo di Major League e ti viene spontaneo il nome di Alex Liddi. Cosa ne pensi di quanto ha fatto nello Spring Training? E di Alessandro Maestri? Pensi che si riprenderà dopo la stagione “così così” dello scorso anno?
MATTEO D’ANGELO: Penso che Alex sia sulla strada giusta per entrare nella storia, sta facendo delle cose incredibili e tifo per lui! Per quanto riguarda Alemae (nickname di Alessandro Maestri NDI) penso che capiti a tutti di avere delle stagioni non troppo brillanti, credo anche lui abbia tutte le capacità per competere ai massimi livelli. Colgo l’occasione per fare un grosso in bocca al lupo ad entrambi e a tutti i ragazzi che sono in America per questa stagione 2011.

DANIELE MATTIOLI: Infine, visto che la stagione è nella parte centrale, cosa ti aspetti dalla parte rimanente?
MATTEO D’ANGELO: Mi aspetto una reazione da parte di tutta la squadra e una streak vincente. Dato che si tratta del mio ultimo campionato di college non sarebbe male riuscire a conquistare il titolo della Big South Conference ed accedere ai Regionals.

DANIELE MATTIOLI: Grazie per la disponibilità Matteo.
MATTEO D’ANGELO: Grazie a te.

E’ INIZIATO LO SPRING TRAINING IN MAJOR LEAGUE. CHI SARANNO I LANCIATORI PARTENTI PER I NEW YORK YANKEES?

di DANIELE MATTIOLI

In Major League parte la stagione 2011, con l’inizio dello Spring Training. Tutte le squadre si preparano per essere al meglio in vista dell’Opening Day con alcune che cercano di risolvere alcuni problemi. Tra queste spiccano i New York Yankees, ancora indecisi sui partenti della prossima stagione.

La colpa è grande. I New York Yankees dovevano assicurarsi i servizi di un grande lanciatore per ripartire carichi in vista della stagione 2011. E invece non è arrivato nessuno nella Grande Mela.
Doveva arrivare Cliff Lee che, invece, ha preferito ritornare nella “sua” Philadelphia a fare compagnia ad una rotazione che vede nomi del calibro di Roy Halladay, Roy Oswalt e Cole Hamels. Sfuggito il “Generale”, gli Yankees si erano buttati su Zach Greinke, ma il lanciatore ha preferito andare a Milwaukee, con alcune voci che dicono, clamorosamente, che i Bronx Bombers non abbiano nemmeno provato a comperare l’ex lanciatore di Kansas.
A questo punto in casa Yankees i dubbi e i succesivi problemi sono tanti. Infatti, nel frattempo, il grande Andy Pettitte ha deciso di appendere il guantone al chiodo dopo una grande e vincente carriera e di conseguenza New York deve ora decidere quali saranno i partenti numero quattro e cinque della loro rotazione.
Praticamente certa la posizione di A.J. Burnett come terzo partente, sono cinque lanciatori quelli che si giocheranno gli altri due posti rimanenti. Il giovane Ivan Nova, Sergio Mitre e il trio composto da Bartolo Colon, Freddy Garcia e Mark Prior. Interessante vedere alcuni dati di questi ultimi tre giocatori, un tempo ottimi interpreti, oggi, a causa dell’età e degli infortuni, non il massimo della sicurezza sul monte di lancio. Il trentasettene Bartolo Colon, infatti, non lancia in Major League dal 24 luglio del 2009, mentre Prior addirittura dall’agosto del 2006. Nell’immediato potrebbero avere problemi d’ambientamento, mentre non si discute la classe di Freddy Garcia, che a trentaquattro anni ha vinto ben dodici partite lo scorso anno. Ma l’ex lanciatore di Seattle e Chicago ha vinto solo diciasette partite nelle passate quattro stagioni, a causa di molti infortuni che ne hanno limitato l’utilizzo.
Il pensiero è che, a patto di colpi di mercato dell’ultimo momento e ad oggi impossibili (l’unico è forse Joe Blanton da Philadelphia…), i New York Yankees abbiano un soldio monte di lancio. Peccato solo di essere nel 2011 e che non si possa ritornare indietro nel tempo.