DOPO UN BREVE PAUSA, SI RIPARTE: NUOVO STAFF, RUBRICHE, NOTIZIE E SOPRATTUTTO TANTO, TANTO BASEBALL

Ritorna attivo il nostro sito, dopo la pausa presa dopo la diretta integrale live delle World Series 2010. Si riparte più carichi che mai, con un nuovo staff, con notizie, interviste e sopratttutto tanto, tanto baseball.

Siamo sinceri, le vacanze dopo un pò sono stancanti. Soprattutto se intanto accadano fatti importanti che meritano di essere seguiti e raccontati in maniera dettagliata. E allora, abbiamo deciso di ritornare, più attivi che mai.
Ogni ritorno prevede, di solito, dei cambiamenti e anche in questa circostanza è così. Si modifica infatti lo staff del nostro sito. Marco Dalla Vite conclude oggi la sua collaborazione con noi dopo tanti splendidi articoli e un ottimo lavoro fatto. A lui vanno i nostri ringraziamenti per tutto e un in bocca al lupo per il futuro.
Viene così a delinearsi lo staff della pagina web che ora è formato da Daniele Mattioli, Emilano Delucca, Mara Mennella e Ruben Hernandez. Proprio il nostro grande inviato in terra sudamericana ritornerà con la sua rubrica di grande successo nei prossimi giorni, mentre lo Special One continuerà la seconda stagione di “Golden Glove“, da dicembre a grande richiesta dai numerosi lettori. Mara invece avrà campo libero di spaziare nel mondo del baseball, soprattutto quello romagnolo, grande fucina di talenti e squadre del panorama italiano. Sono super confermatissime anche le foto di Lorenzo Bellocchio, sempre presente nello staff e autore di scatti veramente splendidi che immortalano la partita in ogni sua azione.

Il nostro ritorno cercherà di essere il più completo possibile, con notizie ogni giorno perchè sul nostro sito il baseball non va mai in vacanza, neppure durante i mesi invernali.
Ripartiamo dopo avervi lasciato alle World Series 2010 vinte dai San Francisco Giants, sperando di continuare ad avervi come lettori. Ricordandovi la possiblità di leggerci anche sulle pagine di Facebook e Twitter e di mandarci le vostre opinioni via email (grandeslamwordpress@virgilio.it), vi auguriamo una Buona Lettura!

La Redazione

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LA CELEBRE RIVISTA SPORT ILLUSTRATED HA NOMINATO LO SPORTIVO DEL 2009: DEREK JETER

di GIDEON 12

Mai nessun giocatore dei New York Yankees aveva ricevuto un tale onore. Lui è il primo della storia dei Bronx Bombers a riuscirci. Derek Jeter è stato eletto dalla rivista Sport Illustrated come “Sportivo dell’Anno”, succedendo al fenomenale Micheal Phelps, trionfatore lo scorso anno.

Questo premio corona l’ennesima grande stagione dell’interbase e capitano dei New York Yankees. Trascinatore dei Bronx Bombers alla vittoria delle World Series grazie alla sua classe, al suo carisma e ai suoi numeri, tra i quali spicca anche il .334 come media battuta in stagione, Jeter aveva già stabilito un altro record nella storia dei New York Yankees, grazie al numero di valide battute in carriera, 2747, superando Lou Gehrig, storica bandiera dei Bronx Bombers.

Il premio viene dato non solo in base alle qualità espresse sul campo da gioco, ma anche su quanto viene fatto al di fuori dal terreno. E Derek Jeter è protagonista indiscusso anche nel campo della beneficenza, con l’ottimo lavoro che fa in favore della comunità da lui creata, la Turn 2 Foundation. Un premio più che meritato, quindi, per l’interbase dei New York Yankees, grande campione dentro e fuori il diamante di gioco.

Per chi volesse conoscere più a fondo la carriera e la vita di Derek Jeter, vi consiglio di leggere l’articolo di grande successo scritto dal nostro Emiliano Delucca:

 TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE SU DEREK JETER

ICHIRO SUZUKI E LA SUA GRANDE CARRIERA CHIUDONO LA PRIMA STAGIONE DI “GOLDEN GLOVE” DI EMILIANO DELUCCA

di EMILIANO DELUCCA

Si chiude con questo articolo la prima stagione della rubrica “Golden Glove”, inventata e curata da Emiliano Delucca e da subito grande successo per il sito Grandeslam.
La seconda e nuova stagione arriverà, direttamente sui vostri monitor,
a partire dal prossimo Marzo, in concomitanza con l’inizio della stagione 2010 della Major League.

“Un giapponese in MLB?!?!..ma non sono solo dei lanciatori?!?!”…e giù a ridere…questa fu più o meno la reazione dei fans americani alla notizia che Seattle aveva ingaggiato Ichiro Suzuki.
Arrivò accompagnato dall’etichetta del più grande giocatore giapponese, ma in America le novità per quanto riguarda il baseball sono poco amate.
Certo, è poco ortodosso quando si presenta al piatto, ha quel vezzo di aggiustare la manica della jersey prima di atteggiarsi nella sua stance molto stretta e particolare..ma ride bene chi ride ultimo..

Ichiro Suzuki nasce a Honshu, un’isola a 180 km a nordovest di Tokio, il 22 ottobre 1973.
Il ragazzo non aveva in mente di diventare un giocatore di baseball..ci pensarono i suoi genitori, Nobuyuki e Yoshie, a pianificare il futuro per lui…e il suo futuro doveva essere da superstar del baseball.
Il padre passa tutto il suo tempo libero a studiare il baseball e le tecniche di allenamento. Ichiro ha in regalo il suo primo guanto a 3 anni: da allora il baseball entra nella sua testa e non ne esce più.
Esordisce in Junior League a sei anni, ovvero due anni sotto l’età legale, grazie al padre che era l’allenatore della squadra e che gli falsifica i documenti.
E’ un ragazzo veloce ed è un destro naturale e allora il padre lo fa diventare mancino, ovvero più vicino alla prima base per sfruttare la sua corsa.
A casa Ichiro viene istruito quasi come un automa..mangia cose solo preventivamente approvate dal padre, che devono oltretutto contenere vitamine e proteine.
Poco prima di entrare alla High School è sicuramente il migliore della sua età, poiché grazie al padre ha imparato a conoscere ogni segreto del baseball e in ogni situazione riesce a cambiare la sua attitudine in battuta per adattarsi al lanciatore di turno.
Nel 1987 entra alla Nagoya Eletric High School, una delle scuole migliori del distretto e soprattutto con una squadra capace di sfornare un bel numero di talenti, alcuni dei quali arrivati nella lega pro giapponese.
Il suo coach rimane impressionato dalla freddezza e dalla bravura di Ichiro e riesce a sorvolare sulla sua particolare stance e sul modo di “scalciare” molto accentuato quando è in procinto di battere.
Come ogni rookie deve guadagnarsi il posto in squadra e anche il rispetto dei compagni e di conseguenza cucina il riso per loro e lava le loro divise sporche.
Gioca sia da esterno che da pitcher partente, visto che è in possesso di un’ ottima fastball che viaggia abbondantemente oltre le 80 miglia all’ora.
Risulta essere il miglior pitcher e il miglior battitore della squadra nella stagione da sophomore (giocatore al secondo anno NDA), gli scouts ormai lo seguono da anni e sembra pronto per il grande salto..
Nel 1991 viene scelto al quarto giro dagli Orix Blue Wave. Debutta nel ’92, anche se i primi due anni li passa nella “farm system” (una sorta di minor giapponese) perchè il suo coach non ne vuole sapere del suo swing “assurdo” che viene chiamato pendolo per il movimento inusuale della gamba destra.
Nel 1995 fa vincere il primo pennant in 12 anni ai Blue Wave e l’anno successivo vince le Japanese Series.
In 9 stagioni, di cui solo sette complete, vince 7 Golden Glove, è per 3 volte MVP della Pacific League e una volte MVP delle Japanese Series.
Nel ’96 gioca 7 partite in un torneo di esibizione fra All Stars giapponesi e americane battendo .380 e rubando sette basi..gli scouts americani mettono gli occhi su di lui..
Nel 2001 Seattle gli propone un contratto..i Blue Wave sono lontani dall’essere la miglior squadra della lega giapponese e la proposta dei Mariners è quasi irrinunciabile…14 milioni per 3 anni!!
Sbarca in America fra lo scetticismo dei fan di Seattle e nella prima settimana mette in mostra il suo braccio poderoso bruciando con un’assistenza in terza Terrence Long degli Atheltics Oakland.
Mette a tacere tutti alla fine della stagione…mette a segno 242 valide, record per un rookie, con una media di .350 e 56 basi rubate…nessuno dai tempi di Jackie Robinson c’era mai riuscito! Vince il titolo di MVP dell’American League e il Rookie of the Year.
La corsa di Seattle, nonostante le 116 vittorie in regular season, si ferma contro gli Yankees nella finale dell’American League dopo aver fatto fuori la Tribù nel Divisional Game.
Le stagioni 2002-2003 sono speculari..ottimo record della franchigia nella stagione regolare, altre due stagioni con oltre 200 valide ma sempre una veloce caduta nei playoff.
Il 2004 è l’anno dei record.. batte 262 valide, primato incontrastato sia per l’America che per il Giappone e nei primi 4 anni in MLB colleziona 924 valide battendo il record di Bill Terry che resisteva dal 1932!
Il 2005 è il suo anno peggiore:”solo” 206 valide e .300 di media. Per chiunque sarebbe una stagione da incorniciare, per Ichiro è un mezzo fallimento invece…
L’annata successiva comincia con la vittoria nel World Baseball Classic con la maglia della sua nazione dopo aver battuto in finale Cuba per 10 a 6.
La sua stagione in MLB parte male, con solo .177 di media, ma alla fine dell’anno chiuderà con 224 valide e .322. E’ la sesta stagione di fila con più di 200 valide, sesto Golden Glove e sesta convocazione per l’All Star Game: mai nessuno come lui!
Nella stagione 2007 batte almeno una valida per 25 partite consecutive e ruba 45 basi consecutive senza venire colto rubando ed è il primo giocatore della storia a battere un Inside The Park Home Run (fuoricampo interno NDA) durante un All Star Game. E, superfluo dirlo di nuovo… un’altra stagione con oltre 200 valide.
Nel 2008, naturalmente battendo più di 200 valide, diventa il più giovane giocatore di sempre a collezionare 3000 valide fra Giappone e USA.
Quest’anno ha esordito vincendo nuovamente il World Baseball Classic battendo la valida decisiva nel decimo inning della finale contro la Corea del Sud.
Riesce a stupirci ancora… mancava ancora qualcosa nel suo palmares..e questo qualcosa arriva… batte il suo primo walk off homerun al nono inning con due out contro “The Closer”, Mariano Rivera dei New York Yankees, facendo letteralmente espoldere il Safeco Field! E, naturalmente… 225 valide!
Dopo aver vinto ogni premio possibile in Giappone,vince tutto anche in America: 9 Golden Glove, 9 convocazioni per l’All Star Game, 9 stagioni consecutive con più di 200 valide e 9 stagioni con più di .300 di media battuta.
Si presenta al piatto..gira la mazza e si aggiusta la manica della maglietta..Ichiro Suzuki sta per battere…e gli americani non ridono più…

A POCHE ORE DALL’INIZIO DELLA SFIDA TRA YANKEES ED ANGELS, EMILIANO DELUCCA CI RACCONTA LA VITA DI ALEX RODRIGUEZ, PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLA MAJOR LEAGUE E DEI NEW YORK YANKEES

di EMILIANO DELUCCA

mlb-logo1E’ tutto oro quel che luccica…? Negli Stati Uniti nell’ultimo anno è risuonato spesso questo ritornello: “Chi è quel giocatore? A-Rod…oppure A-Fraud?”
Da quando Alex ha confessato di aver usato dal 2001 al 2003 sostanze dopanti per migliorare le sue prestazioni sportive, è cominciata per lui una battaglia per dimostrare a tutti e sopratutto ai Bronx Bombers che lui è un fuoriclasse al di là di ogni sospetto e per cercare di “salvare la sua anima sportiva”.

Alexander Emmanuel Rodriguez nasce il 27 luglio 1975 a New York City. I suoi genitori Victor e Lourdes possiedono a Washington Heights un negozio di scarpe e vivono in un piccolo appartamento dietro di esso.
Sono nativi della Repubblica Dominicana e lavorano duro per fare in modo di poter portare tutta la famiglia nella terra natale.
Alex intanto eredita dal padre la passione per il baseball. Gira ovunque con la sua mazza di plastica e la pallina di gomma trovando sempre il modo e il luogo per “perfezionare” il suo swing.
All’età di 4 anni deve fare però le valigie. I suoi genitori sono riusciti a comprare una bella casa a Santo Domingo.
Alex si trova bene, l’unico problema è il pullman per andare a scuola…la strada è piena di curve e tutte le mattine rischia di rimettere la colazione sui sedili dell’autobus!
All’inizio tutto sembra andare bene, ma una crisi economica che colpisce il paese costringe i suoi genitori a chiudere la farmacia che avevano aperto e tornare negli States, questa volta a Miami.
Alex purtroppo parla solo lo spagnolo e nella sua scuola deve imparare velocemente anche l’inglese, cosa che per lui è molto difficile.
Nel frattempo il padre parte per New York per cercare lavoro, ma non torna più a casa.
La madre si trova costretta a fare tre lavori da cameriera e ad accettare l’aiuto anche economico dei suoi vicini.
Alex potrebbe perdersi, ma trova aiuto e conforto nel baseball, che diventa la sua unica ragione di vita.
Entra nella squadra dei Boys and Girls of Miami assieme al suo grande amico Juan Diego. Il suo coach è Eddie Rodriguez, colui che ha scoperto gente come Jose Canseco e Rafael Palmeiro. Quando vede giocare Alex all’interbase si assicura che il ragazzo abbia una maglietta, un guanto e gli spikes.
Passano gli anni e Alex entra nella Christopher Columbus Catholic High School di Miami, doveAlex in maglia Westmister Academy mostra già le sue doti difensive / ESPN però non viene preso nella squadra di baseball. Il suo amico Juan gli dice di cambiare scuola perchè lui è nato per giocare e lo spinge verso la Westminster Christian (foto a destra, SI) , una scuola privata.
La squadra è ottima e lì giocano pure Doug Mientkievicz e Alex Gonzales, di cui diventa un grande amico. Prende il numero 13 e non lo lascerà più, in onore del suo grande idolo Dan Marino.
Fa fatica i primi anni, anche se dimostra grande freddezza che gli deriva dal ruolo di quarterback titolare che ha nella squadra di football della scuola.
Poi l’esplosione che lo porta anche a giocare i Mondiali Junior in Messico, dove arriva secondo con gli USA.
Quando torna trova Miami devastata dall’uragano Andrew…la stagione di football salta a causa dei danni inferti al campo della scuola. Solo baseball per Alex e le cifre della sua stagione sono mostruose: .505 di media battuta, 9 fuoricampo battuti. Le porte della MLB si spalancano.
Nel giugno del 1993 viene scelto con il numero 1 dai Seattle Mariners ma le trattative sono difficoltose anche a causa del suo procuratore Scott Boras che chiede una valanga di soldi per il suo assistito.
Praticamente per un anno resta coinvolto in problemi contrattuali quando per colpa di una pallina che lo colpisce nel dug out rischia di perdere un occhio. Capisce che ha corso il pericolo di perdere il treno per il successo e ordina al suo manager di raggiungere l’accordo con i Mariners.. Boras tergiversa, e allora Alex lo scavalca, firmando da solo il contratto con Seattle.
Dopo tutta la trafila nelle Minors, il 1996 è il suo primo anno a tempo pieno come Pro (foto sotto, SI). Batte Alex in maglia Mariners / ESPN36 fuoricampo e ha la media battuta di .358, la terza più alta di sempre per un interbase!
Il 5 giugno del 97 batte un Cycle (singolo, doppio, triplo e fuoricampo nella stessa partita NDA) all’età di 21 anni e 10 mesi posizionandosi al quinto posto all time per quanto riguarda la minor età.
L’anno successivo batte 42 Home Run, record per un interbase, ed è il terzo in quel ruolo ad entrare nel club d’elite “40-40” (42 HR e 46 basi rubate!)… particolare non da poco, vince per il secondo anno di fila il Silver Slugger Award!
Nel 1999, pur mancando 30 partite per un infortunio, batte ancora 42 fuoricampo nonostante quasi metà della stagione sia stata giocata nel nuovo e splendido Safeco Field, notoriamente conosciuto come stadio non amico dei battitori.
Il 2000 è l’ultima stagione a Seattle per Alex, ormai conosciuto universalmente come A-Rod. Batte 41 HR ed è il primo interbase della storia a raggiungere in una stagione i 100 RBI, le 100 basi ball guadagnate e i 100 punti segnati!
Passa a Texas nel 2001 con un accordo da 252 milioni per 10 anni!!
Batte 52 fuoricampo e conquista una serie di record mostruosi considerando anche la sua giovane età, compreso quello di essere l’unico giocatore in quella stagione a giocare tutte le 162 partite.
Nell’anno successivo ne batte ben 57: in due anni consecutivi 109 Home Run, cosa mai successa a nessun battitore destro!
Nel 2003 vince il secondo Golden Glove consecutivo, a fine stagione il titolo di MVP dell’American League e diventa il giocatore più giovane della storia a battere 300 fuoricampo in carriera.
Ma il suo contratto diventa ingombrante per Texas, così si cerca di sistemarlo altrove.. Boston trova l’accordo ma l’associazione dei giocatori pone il voto perchè Alex si sarebbe dovuto autoridurre lo stipendio.. (???)
Come al solito,quando i milioni sono tanti, arrivano gli Yankees!!
Danno ai Rangers Alfonso Soriano e Joaquin Arias, si fanno pagare da Texas 67 milioni del contratto e loro si accollano i restanti 112 milioni.
Deve però giocare in terza base.. all’interbase c’è “un certo” Jeter…e Derek da lì non si muove pena sommosse popolari nel A-Rod in maglia Yankees/ ESPNBronx!!
La stagione è ottima (36 HR, 106 punti battuti a casa e 28 basi rubate) ma finisce male, con la tremenda rimonta subita dai Red Sox, quando gli Yankees in vantaggio 3 a 0 nella serie, vennero poi eliminati 4 a 3!
Nel 2005 e nel 2007 (foto a destra, ESPN)  rivince il titolo di MVP dell’American League collezionando record su record, fuoricampo su fuoricampo: dal 2004 al 2008 A-Rod batte 208 HR per i Bronx Bombers e il 4 agosto del 2007 batte il fuoricampo numero 500 contro Kyle Davies dei Royals. Come al solito Alex è il giocatore più giovane ad entrare in quell’esclusivo club nonché il secondo Yankee a riuscirci… l’altro era un certo Mickey Mantle..
Ma il 7 febbraio 2009 Sport Illustrated fa uscire il bubbone dei 104 giocatori positivi ai test antidoping. A-Rod all’inizio non conferma.. lo farà due giorni dopo, ammettendo l’uso di steroidi fra il 2001 e il 2003 e dichiarando di avere smesso durante lo Spring Training dello stesso anno.
New York non perdona e la stragrande maggioranza dei tifosi comincia a storcere il naso. “Un altro dopato??”, si chiedono spaventati e un po’ schifati i tifosi degli Yankees.
Durante il World Baseball Classic si infortuna all’anca e salta tutto il primo mese di regular season.. nonostante questo batte 30 fuoricampo, portando gli Yankees al dominio totale della AL East.
Il 4 ottobre 2009 durante l’ultima partita di regular season batte nel sesto inning due fuoricampo che fruttano sette Rbi, registrando così un nuovo record nell’American League!

In nottata gli Yankees affronteranno gli Angels per l’accesso alle World Series. Alex, stai attento perchè New York ti accoglie, ti copre di dollari…ma ti schiaccia se solo provi a tradirla.. New York sta aspettando prima di giudicarti…vuole sapere se sei A-Rod o A-Fraud..se luccichi perchè sei oro o perchè il sole l’ha abbagliata… vuoi essere l’idolo di New York, Alex..? Vinci le World Series… e diventerai l’Oro della Grande Mela.

GOLDEN GLOVE: EMILIANO DELUCCA CI PORTA A CHICAGO, SPONDA WHITE SOX, E CI PRESENTA MARK BUEHRLE…L’UOMO PERFETTO!!!

di EMILIANO DELUCCA

La perfezione non è di questo mondo..ma c’è un unico posto dove un uomo può aspirare alla perfezione: quel posto è un campo da baseball e lì, il 23 luglio 2009, Mark Buehrle è stato perfetto.
La velocità è la sua caratteristica. Hai voglia di vedere una partita di baseball ma non hai molto tempo da perdere? Se il partente è Mark puoi star certo che lo spettacolo finirà presto!

Mark Anthony Buehrle è nato il 23 marzo 1979 a Saint Charles nel Missouri ed era il terzo di quattro fratelli. Sua madre Pat lavorava nel bar della High School della città mentre il padre John era nei boyscout d’America.
Da bambino adorava stare all’aria aperta e non a caso gli piaceva la caccia, la pesca e campeggiare.
Una sua caratteristica era lanciare ogni cosa che gli capitava in mano, a partire dai sassi fino a monetine o palline di Buehrle festeggia / ESPNcarta,e soprattutto colpiva sempre quello a cui mirava..facile immaginare quale sport avrebbe praticato!
Già da ragazzino Mark (foto a destra, ESPN)  dimostra ottima velocità e soprattutto un grande controllo in rapporto alla sua età. I suoi genitori lo aiutano e lo supportano nel suo sogno di diventare un professionista.
Nel 1994 Mark entra al Francis Howell North High School che ha un’ottima squadra di baseball a livello nazionale. Ma sia nell’anno da Rookie che in quello da Sophomore (ovvero al secondo anno NDR) viene tagliato dalla squadra. E’ ancora troppo piccolo di statura e non riesce ad essere un pitcher dominante, quindi decide di lasciare il baseball per evitare di essere tagliato una terza volta, ma i genitori gli dicono che non hanno cresciuto uno che molla così facilmente.
E hanno ragione! Mark finalmente completa il suo sviluppo fisico, raggiunge la sua altezza attuale ed entra nelle rotazioni della squadra come numero due.
Vorrebbe provare anche a fare un paio d’anni di College, ma nessuno delle Università di maggior prestigio vuole prenderlo. Tutte le strade che portano al baseball che conta sembrano chiuse per lui e solo il Jefferson College di Hillsboro nel Missouri gli da una chance che Mark prende al volo.
Nel 98 ha un record personale di 8 vittorie e 0 sconfitte e nientemeno che i White Sox decidono ,senza nulla da perdere, di scommettere su di lui, scelto al 38esimo giro, e di vederlo all’opera un altro anno al college.
Nel ’99 diventa All American e Chicago decide di mandarlo nel singolo A a Burlington, avvertendolo però che di solito i White Sox hanno per i pitcher mancini una specie di periodo di prova di almeno 5 anni. “Chi se ne frega!”, deve aver pensato Mark, ”tutto mi ha rallentato fino ad adesso..ora niente mi deve fermare!”
Infatti con sole 36 presenze nelle Minors riesce a convincere i White Sox che lo portano in MLB.
La sua prima apparizione è del 16 luglio 2000 come rilievo contro Milwaukee e tre giorni più tardi è il partente dei Sox contro Minnesota..sette inning lanciati, sei valide, due punti subiti ma si aggiudica la vittoria…niente può più fermare la sua corsa ormai.
L’anno successivo è la sua prima stagione da partente..lancia 24.2 inning consecutivi senza subire punti, realizzando il suo primo complete game il 26 maggio, cosa che realizza nuovamente in agosto, dove ne lancia due consecutivi, di cui una one-hitter contro Tampa e l’altra contro Anaheim.
Nel 2002 è fra i migliori in tutte le statistiche dei lanciatori e dimostra di essere uno “stacanovista”:
34 partenze, 5 complete, 2 shutout (gare senza punti NDR) e la media di 7.2 inning lanciati a partita!
Nel 2003 mette a segno il suo record di partenze, 35, e l’anno successivo guida la classifica degli inning lanciati, esattamente 245.1, e il 21 luglio a Cleveland affronta solamente 27 battitori in una “two-hits shutout” contro gli Indians.
Nel 2005 viene nominato come partente per l’All Star Game a causa di un grave infortunio di Roy Halladay. Nello stesso anno finisce la striscia record di 49 partenze con almeno 6 inning. Mark infatti viene espulso dopo aver colpito volontariamente Surhoff degli Orioles…neanche questo lo ferma, perchè Mark va troppo veloce e al quinto anno da Pro vince le World Series che mancavano a Chicago, sponda Sox, dal 1917!
Il 18 aprile 2007 Mark lancia la sua prima “no-hit” contro Texas. Fallisce il Perfect Game perché regala una base a Sammy Sosa, che verrà colto fuori dal cuscinetto di prima, subito dopo proprio con un suo pick off. Anche in questa occasione affronta solo 27 battitori, ma la perfezione sembra sfuggirgli sempre a un soffio dal traguardo…
Alla fine della stagione firma un accordo con Chicago per 4 anni a 56 milioni di dollari e la stagione 2008 sarà l’ottava consecutiva con più di 200 inning lanciati e risulta essere il lanciatore che provoca più doppi giochi in tutta la MLB.
Arriva il 2009…arriva il 23 luglio…siamo allo stesso punto…nessuna valida, nessuna base ball..all’imLa sequenza fotografica della presa di Wise provviso Gabe Kapler di Tampa tira un siluro verso la staccionata..è lunga..lunghissima… DeWayne Wise (foto a sinistra) salta..la prende..ma la palla esce dal guanto..sembra finita, ma Wise con un gesto da felino la riprende con la mano nuda!! “Forse è la volta buona…” pensa Mark, e quando Ramirez assiste in prima base per l’ultima eliminazione della gara, arriva la certezza.
Ce l’hai fatta Mark! Tutti hanno cercato di rallentare la tua carriera, di allontanarti dai tuoi obiettivi, ma se sei una Ferrari prima o poi scappi e riesci a raggiungere tutto quello che prima ti era sfuggito, velocissimo, come la partita della tua vita in soli 121 minuti…veloce..sempre più veloce…fino alla perfezione!

 "Perfect" / SI

NUOVA INTERVISTA ESCLUSIVA A JUSTIN SMOAK, MVP DI QUESTA PRIMA FASE DEL MONDIALE E PROSSIMO PRIMA BASE DEI TEXAS RANGERS IN MAJOR LEAGUE

di GIDEON 12

Baseball America, autorevole rivista americana di baseball che si occupa del mondo universitario negli USA, ha scritto di lui ” ha nelle mani azioni da futuro Golden Glove e instinti difensivi da prima base. Inoltre possiede grande abilità in battuta sia per valide di contatto che di potenza”.
Una descrizione che si è dimostrata più che veritiera in questi Mondiali 2009 che per lui si stanno rivelando fantastici. Nove fuoricampo realizzati fino ad oggi, diciannove punti battuti a casa e soprattutto una sicurezza difensiva che solo i veterani possiedono.
Peccato però che nel suo caso non si tratti di un vetrano, ma di un giocatore di ventidueanni che il prossimo anno difenderà, molto probabilmente, il cuscinetto di prima base dei Texas Rangers, formazione di punta della Major League Baseball.
Il giocatore che ho avuto il piacere di intervistare è Justin Smoak, prima base degli USA e MVP indiscusso di questa prima parte del Mondiale 2009.

GIDEON 12: Ciao Justin e grazie mille per la disponibilità.
JUSTIN SMOAK: Ciao a tutti.Smoak è festeggiato dai compagni/FIBS

GIDEON 12: Nella giornata di oggi, hai battuto il tuo nono fuoricampo (nella foto a destra, esulta dopo averne battuto uno, FIBS) in questo Mondiale 2009. Un momento magico per te.
JUSTIN SMOAK: Sì, sono molto contento di quanto sto facendo perchè in questo modo aiuto molto la squadra e ci permette di ottenere importanti risultati. L’importante è andare avanti e continuare in questo modo nel box di battuta.

GIDEON 12: La vittoria di oggi contro l’Australia vi ha garantito la vittoria del Girone in questa seconda fase e testimonia l’ottimo mondiale che state disputando.
JUSTIN SMOAK: Proprio così. Dopo la sconfitta iniziale contro il Venezuela (gara terminata 13 a 9 per i sudamericani NDR) nella prima fase, abbiamo incominciato a giocare molto bene e i risultati stanno di conseguenza arrivando. Dobbiamo cercare di continuare di questo passo anche nelle prossime gare che saranno sicuramente più difficili sia dal punto di vista fisico che mentale.

GIDEON 12: Gli scout MLB e i giornali specializzati ti hanno associato, per le stesse caratteristiche offensive e difensive che possiedi, a Mark Texeira, grandissimo prima base dei New York. Come ci si sente ad essere paragonati ad un giocatore di così importante livello?
JUSTIN SMOAK: E’ sicuramente un onore per me. Sono molto felice per quanto è stato detto, ma sono consapevole che per arrivare a Teixeira devo migliorarmi e allenamarmi ogni giorno. Solo così potrò Smoak in maglia Rangers/ESPNdiventare un giocatore migliore.

GIDEON 12: L’ultima domanda riguarda la prossima stagione, quella del 2010. In molti siti ti danno già come prima base titolare dei Texas Rangers (foto a sinistra, ESPN), un ruolo molto affascinante e importante. Come vivi queste voci?
JUSTIN SMOAK: Spero vivamente di raggiungere questo obiettivo, e solo con l’allenamento e il raggiungimento di risultati importanti potrò riuscirci. Spero di farcela.

GIDEON 12: Grazie mille.
JUSTIN SMOAK: Grazie a te.

GOLDEN GLOVE: EMILIANO DELUCCA RITORNA CON I SUOI ARTICOLI E CI PORTA ALLA SCOPERA DI RANDY “THE BIG UNIT” JOHNSON

di EMILIANO DELUCCA

Una regola universale del baseball dice che un giocatore alto più di un metro e 93 non potrà mai diventare un grande lanciatore…
Ma in ogni regola che si rispetti c’è l’eccezione… in questo caso l’eccezione è alta 2,08 e si chiama Randy Johnson..
Randall David Johnson nasce a Walnut Creek,California, il 10 settembre 1963. Suo padre Bud fa il poliziotto mentre la madre Carol fa qualche lavoretto saltuario, soprattutto nel volontariato e si occupa del figlio.
Già da bambino Randy è molto alto e, come è logico che sia, il suo primo indirizzo sportivo è il basket, ma il suo sogno rimane il baseball.
E’ l’unico bambino durante le partitelle fra amici in grado di far “sibilare” la palla e dopo un po’ tutti gli altri ragazzini non vogliono più giocare con lui… non a causa della velocità dei lanci, ma per lo scarso controllo al lancio di Randy, il che fa diventare l’andare in battuta contro di lui una specie di roulette russa!
Il padre Bud decide di aiutarlo.. gli fa da ricevitore, gli disegna sul muro un’area di strike… Randy lancia la pallina contro quel muro per ore e ore tutti i giorni, tanto da farsi saltare via le unghie della mano sinistra a forza di impugnare la pallina.
Entra alla Livemore High School, dove eccelle nel basket e nel baseball. Il problema più grosso riguarda la sua uniforme.. tutti infatti lo prendono in giro perché i pantaloni gli arrivano al ginocchio e ad ogni lancio gli esce la maglietta dai pantaloni, tanto che viene costretto dagli arbitri a risistemarsi dopo ogni pallina lanciata.
Al termine del liceo viene scelto dai Braves, ma i genitori lo convincono ad andare al college,per migliorarsi sia per quanto riguarda lo sport sia per la sua istruzione.
Va alla USC in California. Dimostra una velocità impressionante, ben oltre le 90 miglia, ma non riesce a reggere la pressione quando i suoi lanci perdono un po’ di controllo durante le partite.
Ma la stoffa c’è e Montreal lo sceglie nell’86 con il numero 34.
Passa un paio d’anni nelle Minors per migliorare il controllo di palla e per cercare di governare le emozioni che lo fanno agitare, e sbagliare,durante le partite.
Passa fra i professionisti, dove viene considRandy ai Mariners / SIerato il più intimidatore fra i pitcher, a causa della stazza, del look, della velocità mostruosa della palla e anche della mancanza di controllo nei lanci…
Montreal allora decide di mandare Randy a Seattle (foto a destra, SI) in cambio di Mark Langston. Dal 1990 al1992 Randy guida la classifica delle basi ball concesse e dei colpiti. Contro Milwaukee riesce nell’impresa di subire 4 punti a fronte di una sola valida a causa di ben 10 basi ball in 4 inning!
Riesce anche ad ottenere successi incredibili però.. verrà ricordato infatti come l’unico mancino ad aver mandato strike out Wade Boggs tre volte nella stessa partita!
Nel ’93 Randy Johnson diventa finalmente quello che tutti conosciamo.. chiude la stagione con 19 vittorie e 8 sconfitte, 3,24 di ERA e la prima di sei stagioni con più di 300 K.
L’anno successivo vince il Cy Young Award grazie ad un record di 18-2, 2,48 di ERA e 249 K..la sua percentuale di vittorie (il 90%!!!) è la seconda di sempre nella storia della American League.
Nel 1998 la sua stagione è divisa a metà.. fino al 31 luglio gioca a Seattle, poi viene ceduto a Houston. In 11 partenze ottiene 10 vittorie e porta gli Astros alla postseason dove, nonostante le sue prestazioni eccezionali, non viene supportato dall’attacco e Houston deve così riporre i sogni di gloria nel cassetto.
Nel ‘99, firma da Free Agent per la giovanissima franchigia dei D’Backs  un contratto di 4 anni a 53 milioni di dollari e vince il Cy Young Award della NL per 4 anni di fila, dal 1999 al 2002.
Nel 2001 arriva ad Arizona anche Curt Schilling e insieme vinceranno le World Series contro gli Yankees.. è record per una franchigia che, a soli 4 anni dalla nascita, riesce a vincere il titolo mondiale.
Ma il 2001 è ricordato anche per il più strano episodio mai registrato in un campo da baseball. Durante lo Spring Training contro i Giants, Randy colpisce una colomba con la sua fastball.. il povero volatile si schianta morto per terra fra un mare di piume svolazzanti!!…quando si dice trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per la cronaca, il lancio viene classificato “no pitch”.

Nel 2002 Big Unit vince per la quarta volta consecutiva il Cy Young Award e conclude la quinta stagione consecutiva con più di 300 strikeout, vince la Tripla Corona ed è l’unico pitcher nella storia della MLB ad ottenere un record di 24 partite vinte e 5 solo perse!
Nel 2003 salta la maggior parte della stagione a causa di un paio di fastidiosi infortuni, ma riesce comunque ad infrangere un record personale. Randy Randy / ESPNriesce a battere il primo fuoricampo della sua carriera contro i Brewers…una notevole soddisfazione per un lanciatore che ha una media battuta di .128!!
Ma l’anno successivo ha in serbo per Randy (foto a sinistra, ESPN) uno splendido regalo per i suoi 40 anni. Infatti il 18 maggio contro i Braves Big Unit gioca la sua “partita perfetta”, il 17esimo della storia a riuscirci, diventando il giocatore più anziano della storia ad avere lanciato un perfect game.
Poco più di un mese dopo mette strikeout Jeff Cirillo dei Padres e diventa il quarto pitcher della storia a mettere a segno 4000 K!
Purtroppo per Randy i suoi compagni in attacco non riescono a capitalizzare le sue prodezze sul monte e la stagione si chiude con 16 Randy Johnson / SIpartite vinte e 14 perse, cifre bugiarde che non mettono in luce lo splendido lavoro che Johnson ha fatto per tutta la stagione.
L’anno dopo passa agli Yankees. Randy  (foto a destra, SI)  è parecchio incostante sopratutto nella prima parte della stagione, mentre si riprende nella seconda. Purtroppo però durante gara 3 della ALDS contro gli Angels subisce 5 punti e due homerun in 3 inning e si trova addirittura relegato nel bullpen..infatti in gara 5 apparirà in campo come rilievo di Mussina, cosa che non gli succedeva dal 2001 quando rilevò Schilling durante gara7 delle World Series.
L’anno successivo comincia bene, ma Randy fatica a trovare la forma anche a causa di una fastidiosa ernia discale. Addirittura nei playoff si trova costretto a fare una epidurale per attenuare il dolore e poter così scendere in campo in gara 3 della ALDS.
Il dolore alla schiena diventa però insostenibile e Randy deve operarsi. Gli Yankees decidono di cederlo nuovamente ai D’Backs in cambio di 5 giovani prospetti.
Ritorna in campo il 24 aprile 2007 e dopo un paio di partite ritrova la forma migliore. Ma la sfortuna si accanisce e il disco già operato l’anno prima fa di nuovo “crack”.. si rende necessario un nuovo intervento e la stagione 2007 per Big Unit finisce qui.
Rientra il 14 aprile 2008 portando a termine una stagione da 11 vittorie e 10 sconfitte e il 6 luglio ottiene il suo strikeout numero 4700..non male per un Randy Johnson / SI“nonnino” di 44 anni e con due ernie del disco alle spalle!
Il 26 dicembre 2008 Randy firma un accordo per un anno con i Giants (foto a sinistra, SI) per la modica cifra di 8 milioni di dollari! Il 4 giugno di quest’anno diventa il 24esimo pitcher della storia a raggiungere le 300 vittorie in carriera, prima di essere messo in lista infortunati a causa di un problema alla spalla sinistra.
Big Unit tornerà sul monte? E se tornerà sarà ancora Big Unit oppure diventerà “Not-so-Big Unit”?
Gli amanti del baseball lo aspettano…una volta i grandi esperti dicevano che uno di 2 metri non sarebbe mai potuto diventare un grande pitcher…se abbiamo creduto a loro, perchè non credere nel ritorno di Randy Johnson???