RED SOX REPORT #9: PER BOSTON DOPPIA SCONFITTA NELLA SERIE CONTRO I RIVALI DI SEMPRE DEI NEW YORK YANKEES. GRIDA “VENDETTA” IL FINALE DELLA TERZA SFIDA…

di ROBERTO MANTOVANI

Un breve aggiornamento sulla situazione, proprio 2 parole sulla serie (la “SERIE”).
Stiamo parlando naturalmente della penultima triplice sfida tra gli Yankees ed i Red Sox, appena andata in onda dal Fenway Park.

Sinceramente, la voglia di commentare la doppia sconfitta edulcorata da una misera vittoria (anche se proprio grazie a questa si rimane davanti…) è poca. L’entusiasmo non è alle stelle nel descrivere la doppia vittoria Yankees in “my-home”, ma il dovere mi chiama (anche gli amici Yankee mi chiamano…eccome se lo fanno, e se la ridono!).

La prima sfida vede vincente il CC Sabathia che si scrolla di dosso la personale maledizione contro i Boston: le perdeva sempre tutte. Non metto CC, però al centro dell’attenzione, bensì quel Cervelli catcher targato NY che si ritaglia una serata da protagonista, è lui, è lui.. ricordiamo il Cervelli con la casacca dell’Italia al World Baseball Classic del 2009. Questo adrenalinico giocatore, ci mette sempre della grinta, è gasato. Si vede che ci mette della voglia, ebbene con quelle sue strane posizioni plastico-acrobatiche si fa notare per “long home run” over the Monster e per una quasi rissa con Lackey. Bravo lui.
Partita da dimenticare per noi, ma se vogliamo rigirare il coltello nella piaga: il Gonzalez, fresco-fresco di nomina come Player of the week va strike-out ben 3 volte, mentre l’intera squadra porta a casa ben 16 LOB (Team left on base) e 32 quelli individuali. Numeri da orrore, 16 LOB con gli Yankees…BRIVIDI !!

Nella seconda partita si vede un “errorino” del nostro favoloso centro che si fa scappare un fly-tuffato. Avanti loro.
Avanti noi con Scutaro-Ellsbury-Ortiz. Bella partita.
Avanti ancora loro. Avanti ancora noi con V-Tek ed Ellsbury: Bella partita. Chiude definitivamente il discorso un fuoricampo del nostro capitano Jason Varitek: bella partita, questa proprio non si poteva perdere. Tutti i nostri e dico tutti, portano nello score 1 o 2 valide ciascuno, bel lavoro di squadra. E poi quando la caccia fuori My-Captain la serata cambia positivamente volto (devo averlo già fatto trasparire che Varitek è un caro amico, guai a chi me lo tocca…).

Sulla terza sfida…proprio non ce la faccio. La perdiamo e ci rimane un magone in gola che la metà basterebbe.
Chiariamo subito le cose con gli amici Yankees. Questa partita se ce la rigiochiamo nella postseason… Non finisce certo così: al nono inning il closer Newyorkese Mariano Rivera riempe le basi, con 2 out e la pressione sale. In battuta sale il pericoloso Gonzalez, quindi nell’aria si pregusta un walk-off da manuale.
Rivera non gliene mette dentro nemmeno una, piuttosto gli regala una base-ball. Ma una pallaccia (bollaccio tutta la vita) viene chiamata dentro. ”Strike”, per lo stupore del Gonzo che se ne va via triste triste.
Regalino a New York, non gradito da Boston e nemmeno da tutti noi che alle 5:30 del mattino ce ne andiamo al lavoro…tristi-tristi e sconfitti.

Futuro: c’è una programmazione di una rotazione a 6 starter: facciamocela piacere per forza. Scontato dire che il Miller non mi aggrada troppo, mentre mi manca sempre di più il Buchholz.
Ancora futuro: dopo i Rangers ci attendono 13 strane partite mischiate tutte con i Blue Jays ed i Rays. Tutte mescolate, amalgamate, non proprio strategicamente pensate da un calendario a volte sonnolento.

Casa d’altri: i sorprendenti Arizona Diamondbacks si sono ripresi e hanno ripreso a macinare vittorie, tante da far indebolire le ambizioni dei campioni Giants. Da seguire l’eventuale controffensiva di San Francisco per non perdere l’ultimo treno per la postseason, perché nella loro division o si arriva primi o si va in ferie subito, in quanto la Wild Card l’ha prenotata Atlanta da un bel pezzo.
Texas e Los Angeles: potrebbe farsi interessante il finale di stagione per queste due squadre che si giocano il primo posto nella West Division. Anche qui il discorso Wild-Card non è nemmeno lontanamente pensabile, o primi o ferie subito.

Alla prossima.

Nella foto, scattata da Elsa/Getty Images per ESPN.com, Jason Varitek colpisce l’homer della vittoria nella sfida tra Boston e New York Yankees.

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RED SOX REPORT #8: NEL MOMENTO DI DIFFICOLTA’ AD AGOSTO, ECCO SPUNTARE IL NOME DI ALFREDO ACEVES E IL REALIZZARSI DI UNO STORICO TRIPLO GIOCO

di ROBERTO MANTOVANI

Momento di difficoltà per i Red Sox, che tra infortuni e un normale calo fisiologico soffrono nel caldo agosto. Tra le note positive un sempre ottimo Dustin Pedroia, un meraviglioso Alfredo Aceves e il primo triplo gioco eseguito dopo tanto tempo a Fenway Park. Nell’articolo, il video della giocata.

Qualche infortunio, un calo di forma fisiologico, una sonnolenza agostana appannano questo periodo di alti-e-bassi dei Red Sox.
Non vorrei dare troppa importanza alla voce “qualche infortunio” in quanto vorrei scacciare, scaramanticamente, la preoccupazione che questi intoppi fisici ai nostri BIG non vadano a copiare la sfortunata stagione del 2010. Abbiamo tutti presente la sequenza di infortuni dell’anno scorso, quindi preferirei bypassare questo argomento.
Gli Yankees effettuano un contro-sorpasso, ma la classifica non ci preoccupa fino a quando le “altre” continueranno a stare a debita distanza nella Wild-Card-Standings.
Fino a quando i Tampa Bay, gli Angels, Chicago e Cleveland continueranno a vivacchiare pacificamente, possiamo rimanere tranquilli.

Avanti con i Rays e Royals, in attesa di affrontare la pericolosa trasferta in Texas.
Pensiero buttato lì, sul tavolo, senza pensare se si incastra armoniosamente tra queste righe: “Ma il Gonzalez che non batte più un home-run da…da quanto tempo? No no no, troppo tempo”.
I Rays, dicevamo, arrivano a Boston con una batteria di partenti bella pimpante: Shields, Niemann e Price ci fanno neri. Noi dormiamo, certo, ma questi tre pitcher hanno fatto di tutto e di più. Se ne tornano in Florida con 2 punti, mentre a noi deve bastare una sola vittoria…e ringraziare…poteva andare peggio.
Si perché, senza quel fuoricampo da tre, arraffato da Jacoby Ellsbury, in gara 1, saremmo stati qui a leccarci le ferite dello sweep casalingo.
Lester, Bard e Papelbon strappano una vittoria ad un incolpevole James Shields, un ottimo Shields che sta vivendo la sua migliore annata con una ERA da 2.80.
Stendiamo un velo pietoso sulle due partite seguenti contro le “Razze”. Mamma mia che torpore, che desolazione quei 2 miseri RUN in 2 incontri…!

Tanti zero, troppi zero, vergognosi zero. Tutto da dimenticare se non quei pochi secondi che a sorpresa creano un gioiello, una giocata di prestigio che da sola meriterebbe il prezzo del biglietto.
Il 16 agosto, dopo ben 17 anni, si rivede al Fenway Park un triplo gioco: Lowrie 3B, Pedroia 2B, Gonzalez 1B, sfornano la più classica delle combinazioni (5-4-3) per una spettacolare, adrenalinica, tripla eliminazione, per la delizia del pubblico di casa, che l’aspettava dal 1994.
Non posso evitarmi di dedicare un piccolo pensiero consolatorio a quella parte di spettatori che presenti allo stadio, in quella serata si sono persi quei 4 secondi del “triple-play”, perché in quel momento erano in fila a prendersi una birra, oppure in bagno a svuotare il serbatoio! Forza, dai, non abbattetevi eravate presenti eravate lì col cuore. Non importa starete più attenti la prossima volta… (magari fra altri 17 anni) (ahahah, per questo io consiglio sempre la pisciata nel cambio-inning… vi sta bene!).
Casualità: la sera prima, a Milwaukee è toccato ai Brewers a dare spettacolo con un raro TRIPLE PLAY (4-6-3-2), una perfetta combinazione difensiva 2B/SS/1B/C che non si vedeva da ben 38 anni.
i 40mila del Miller Park se lo sono gustato in diretta (eccetto i soliti girovaghi… ahahah), mentre a voi consiglio di andarvelo a vedere negli highlights.

Torniamo a noi: dopo la dormita generale coi Rays ci tocca la four-game series a Kansas City. Già a luglio, a casa nostra, questi giovani ragazzoni del Missouri, ci depredarono meritatamente di 2 partite su 4, vediamo ora cosa succede al Kauffman Stadium, dove regna l’azzurro, un azzurro melenso, un azzurro stomachevole dal troppo azzurro.
Si parte bene, almeno nel punteggio: si vince di un soffio… 4-3, grazie al “Laser Show”, (altro nickname di Pedroia), grazie ai suoi 3 HIT e 3 RBI, trascina la squadra alla vittoria, dalla non consueta quarta posizione nel lineup, invece che dalla solita seconda (mica male il suo .491 quando parte quarto in battuta….). Pedroia. Dustin Pedroia: “Heart of Red Sox” come titola in copertina Sports Illustrated (rivista da tenere in considerazione per molti servizi sportivi di alto livello e per la seguitissima sezione Swimsuit dedicata alla collezione costumi da bagno femminili presentata da discrete signorine. Solo “roba” di classe.)

Alla prima al Kauffman, i compagni del Pedroia se la dormono, ma non tutti per fortuna… infatti a Kansas City torna a farsi vivo Beckett: pur mantenendo un’ ERA da favola (2.46), era già al quinto tentativo di agguantare la sua vittoria n. 10 (ultime 4 partite: 2 perse, 2 no-decision), un Beckett “certezza” seguito dai nostri 2 closer, Bard e Pape, che vigilano attentamente sulla conclusione positiva del match.
Seconda a Kansas City: ritorna come starter Andrew Miller, cioè amiamo il brivido, (proprio di meglio non ce n’è…?)
Ebbene, “gamba-lunga-Miller” ci sorprende e confeziona 5 inning da vincente, coadiuvato da un sempre positivo Aceves. WOW Aceves, continua così. Che sia il caso di tenercelo stretto questo ex Yankees? L’Alfredo Messicano, era un’incognita vista la sua sfortunata stagione dell’anno scorso, condita da troppi infortuni ma questo Aceves sta lavorando alla grande, sta lavorando per guadagnarsi un discreto contratto, vista anche la sua invidiabile percentuale di carriera: 22 vinte e solo 2 perse, (WOW Aceves).
Da segnalare anche la prima valida del debuttante Lavarnway, un 24enne californiano, catcher, in campo come DH in sostituzione dell’infortunato Ortiz.
Si vince, pertanto, anche la seconda partita col punteggio di 7-1, grazie anche al fuoricampo n.12 di Salty (suo record) ed alla 3-hits-night di Lowrie e Gonzo.
Ma si sentono delle urla provenire da Washington: al National Park la corazzata capolista Phillies sta conducento per 2-4, quando al 9° inning succede il finimondo. I Nationals prima si portano sul pari, 4-4…. e poi, per rendere la serata memorabile, con calma vanno a riempire le basi. Zimmerman si trova le basi piene, 2 out, e conto pieno…. e BOOM !! 8-4 !! Il povero closer dei Phillies incassa una bastonata da 6 punti nell’ultimo inning e la faccia di “Zimm” è tutta da vedere quando colpisce il suo Walk-off-Grand-Slam !

La terza a Kansas ha come tema principale la rincorsa alla vittoria n.200 del “knuckleballer Tim”.
il 45enne Wakefield ci sta provando da quasi un mesetto e anche questo suo 5° tentativo andrà fallito. Non iniziamo a parlare di maledizioni sul 200, perché a forza di provarci, prima o poi arriverà questo benedetto traguardo psicologico. Inizia bene il Wake, ma poi arriva il sesto inning (dove ne incassiamo 8), un inning da dimenticare.
Già fatto. Già dimenticato. Quale 6° inning? Non lo conosco ! What ?
Si è giocato senza il trio di infortunati Ellsbury-Youk-Ortiz. Infortunati ? (ehh no ehh ) infortunati ? What ?
Mi consolo gustandomi la contemporanea sconfitta dei cuginastri, specialmente perchè il tatuatissimo Burnett in una delle sue consuete seratacce (sempre di più, AJ, sempre di più), si lascia scappare una parolina di troppo quando viene sostituito a tempo di record da Girardi. Il viso di Burnett trapelava rabbia da tutti i pori, una parolina gli è scappata, e la cosa viene poi magistralmente descritta così: “Expresses displeasure to Girardi” ! (Ahhahah.)
Passiamo agevolmente a parlare della quarta a Kansas City…e tocca a Jon Lester.
Il nostro ragazzone fa il solito muro e mantiene a zero gli azzurri fino a quando al quinto inning ci pensa il suo “quasi” coetaneo (il capitano va verso i 40 !) Varitek-ginocchia-d’acciaio a scodellare un RBI-Triple che scioglie il ghiaccio e ci porta in vantaggio. Di seguito HR di McDonald. HR di Crawford.
Al lancio n. 113 il braccio di Lester ha bisogno del cambio e Bard deve salire al settimo inning per difendere una potenziale situazione di pareggio visti gli uomini sulle basi. 2 bunt falliti per il Royals Escobar (grazie) perché finiti in foul ci salvano dall’avanzamento dei corridori, così il Bard riesce a chiudere incolume anche grazie alla sua sequenza di K.Pericolo scampato e vittoria no-problem.
E così la trasferta nel Missouri totalizza un bilancio favorevole scacciando possibili incubi AZZURRI. Troppo Azzurri.

Pronti per Il RANGERS BALLPARK in ARLINGTON – Dallas – Texas ? Pronti..Via!

 

RED SOX REPORT #7: BOSTON ANCORA VINCENTE CONTRO NEW YORK CON UN PROTAGONISTA A SOPRESA. MA POI ARRIVANO TRE VITTORIE IN SEI INCONTRI…

di ROBERTO MANTOVANI

Nel big match contro i New York Yankees, Boston vince due partite con un eroe a sopresa e spesso poco pubblicizzato. Tra Minnesota e Seattle arrivano tre vittore in sei sfide, prima dello scontro contro Tampa Bay. Inoltre, un punto sulle altre Division della Major League 2011.

Poco da dire sulla serie contro i “Pigiamini” di New York se non che, “come butta quest’anno”, la si vince ancora.
Poco da dire sui lanciatori risultati vincenti nei 3 game: non ne indovino uno neanche a piangere.

Un loro fortunato Logan si trova per caso ad essere vincente sul nostro sfortunato Lester nella prima partita, e la cosa ci lascia l’amaro in bocca, in quanto i cuginastri non fanno poi dei gran numeri, ma solo lo stretto necessario per portare a casa una deludente partita. Il loro bullpen saldamente e meritatamente incassa la vittoria del sorpasso. Tornano in testa alla Division merito anche della loro striscia positiva di 8 vittorie consecutive.
Sembrano proprio in gran forma gli Yankees…. Chi li ferma più quelli ?
Cosa prevedere nel secondo game?
Facile immaginare un altalenante Lackey schiacciato dalla grossa/grassa mole di CC Sabathia.

E ci scaglio ancora: un ottimo Lackey se la ride a vedere il rivale in difficoltà. Se la ride un intero Fenway Park che si gode la vittoria che vale l’aggancio in vetta alla classifica. Se la ride meno quel Sabathia che rimedia la quarta sconfitta su 4 partite quando incontra dei calzini rossi!
Un immenso Ellsbury con i suoi 6 RBI è il mattatore della serata, un insostituibile, concreto ed efficace “cinno”, che continua a vivere quest’annata d’oro, meritandosi già le voci di ”American League Most Valuable Player Award candidate”.

La terza partita…nuovamente e strategicamente vincente dal punto di vista mediatico, porta l’attenzione del grande pubblico USA a questa ennesima e mitica sfida.
Mentre Bud Selig si sfrega le mani, godendosi lo spettacolo, godendosi il piacere del successo di gradimento e di dollari che produce il “suo” giocattolino MLB, Garcia e Beckett si sfidano in una sentita partita, non solo per decidere chi tornerà in testa alla classifica, ma giusto per vedere se verrà confermata la superiorità di Boston sui “Pinstripes” quando ci si trova faccia a faccia. Nessuno dei due risulterà decisivo, in questa orgasmica partita dove succede l’impensabile: basta pensare che quello Scutaro che non batte mai…qui ti sforna un 4 su 4 da appendere nella bacheca dei trofei, uno Scutaro che giustamente va a segnare il punto del pareggio al nono inning sul loro (anzianotto?) closer Mariano Rivera. Uno Scutaro che non si prenderà la prima pagina perché i riflettori (non sempre giustamente) andranno a dirigersi verso il non suo walk off. Ma uno Scutaro che si merita la medaglia di uomo partita. Di uomo del sorpasso. Quando ci vuole ci vuole.
Dicevamo di “MO” Rivera che si becca la sua 14° personale salvezza mancata contro i Red Sox. Ahhhah…ci soffre il ragazzo…ci soffre.
Sarà il “golden boy” Reddick al 10° inning a mettere la firma sull’incontro col suo walk-off: 3-2 per i Red Sox. Fenway Park che trema pericolosamente e tutti a casa.

Dopo la sbornia Yankees, ci attendono a Minnesota ed a Seattle, due Team con medie al di sotto dei .450.
Contro i Twins facciamo il nostro dovere portando in cascina 2 vittorie su tre incontri, grazie alle prestazioni del granitico Ortiz, del McDonald che non ti aspetti, del duo-catcher Salty-Vtek e del Papelbon che chiude sempre bene la porta in faccia agli avversari (cosa ne dite di 27 salvezze su 28 opportunità: mica male!).

A Seattle, purtroppo si raccimola poco: 1W, 2L.
Meraviglioso il “Safeco Field”. Meravigliosa la temperatura che si godono da quelle parti (estati fresche e solo 55 giorni di sole all’anno, ne fanno un paradiso per quelli che come me preferiscono un bel cielo grigio e fresco piuttosto che sole-sole-sole ed afa….).
A Seattle, dicevamo rimediamo solo una vittoria, frutto degli homers di Ortiz-Lowrie-Reddick, mentre le 2 sconfitte di misura chiudono sottotono questa trasferta.

Ed ora di nuovo a casa dove ospiteremo le “Razze” della Florida. Quei Rays che non demordono e non abbandonano l’idea della wild card.
Troveremo un Longoria felice e rinfrancato dalla sua guarigione e dalle sue scarpine nuove. Troveremo uno Shields deciso ad essere la punta di diamante di Tampa. Ma soprattutto troveremo (sarebbe meglio di no) quella batteria di mazze che senza ritegno, venerdì, allo stadio del Bronx di New York, si è permessa di sbatterla fuori dalle rencinzioni per ben 5 volte, così senza timore referenziale.

Cosa succede, invece, dalle altre parti ?
Uggla dei Braves di Atlanta si è fermato a 33 nella sua hitting streak.
Gli Arizona continuano a macinare vittorie e vorrebbero proseguire il cammino davanti a San Francisco, ma ora dovranno affrontare 2 trasferte pericolose, a Philadelphia e ad Atlanta. In queste 6 partite si giocheranno molto, ci diranno se hanno la stoffa per stare davanti agli attuali Campioni.
I Mets sembrano già in vacanza, mentre anche i simpatici Pirati purtroppo stanno mollando il colpo: a fine luglio veleggiavano sopra la soglia psicologica di .500 mentre ora stanno sperperando quel capitale accumulato, peccato.

Si stanno riprendendo invece i White Sox, e si ripropongono in alto, in quel Central dell’American League che si rivelerà la più combattuta Division, in una lotta a tre fino alla fine: vedrete!

A presto.

RED SOX REPORT #6: IL PELLEROSSA ELLSBURY TRASCINA DUE VOLTE BOSTON ALLA VITTORIA, IN ATTESA DELL’ARRIVO DEGLI YANKEES IN CITTA’

di ROBERTO MANTOVANI

Il pellerossa Jacoby Ellsbury è il protagonista delle due vittorie dei Red Sox contro Cleveland nel big match di Major League. E mentre Erik Bedard raggiunge Boston, è tutto pronto per la sfida infinita contro i New York Yankees.

Con le 2 belle vittorie Chicago, si chiude Luglio con un bottino di 20 vittorie e 6 sconfitte.
Mica male, PCT.770, percentuale difficile da mantenere in Agosto, anzi impossibile dando uno scorcio al calendario. Più facile ed auspicabile ottenere da metà Settembre in avanti. Ma andiamo per ordine: arriva “The Tribe” al Fenway Park.

Gli Indiani sbarcano a Boston e fanno lo scalpo al nostro Bard….. infatti ….. il pitcher vergine da oltre 26 inning crolla sotto i colpi di un Asdrubal Cabrera in stato di grazia. Lo Shortstop di Cleveland si concede una serata di gala: sfrutta a pieno la particolarità della posizione del Pesky’s pole e con 2 homers di misura (ma efficaci) sul right field rimedia 4 punti che risulteranno determinanti per la sua “Tribe”. Ai Red Sox non basta l’acuto di un “in formissima Salty ( negli ultimi 3 incontri .460, – 5 RBI e 2 HR ) ed inizia malamente questa four-game series contro la Tribù dell’Ohio.

Il giorno dopo anche Beckett soffre i Clevelanders, non aiutato dai troppi LOB ( morti sulle basi ) lasciati dai suoi compagni. Tiene il pareggio fino al 9th quando Francona decide di guadagnare quei 3 metri che faranno la differenza…. come…? Toglie Captain V-Tek e butta dentro l’armadio Salty (l’oltre quintale Saltalamacchia ma sempre più veloce del compagno Varitek, almeno per ragioni anagrafiche) ed inaugura il nuovo ruolo di Pinch-Catcher-Runner volando e scivolando a casa base salvo per un soffio. “Salty corre bene per essere un Big-Man” esterna felice il compagno e maestro Varitek.
Si respirava nell’aria quel profumo di walk-off quando il nostro pellerossa “giacobino” si presenta al piatto: Jacoby Ellsbury, infatti non delude e piazza la valida che porta Salty a casa base. Per lui è il primo walk-off della carriera e quel tipo di pacche sulla testa durante quei festeggiamenti, più che dolore portano gioia e soddisfazione. Indiani duri a morire…. e lo si evince anche dal fatto che a risultare vincente sarà il closer Papelbon vincente uguale a vittoria sofferta.

La sera dopo va in scena il replay: come titola il Bos-Recap…“Deja vu”… stessa storia. Ci si trova al nono ancora in parità, col dispiacere del Wakefield che non trova la vittoria n. 200 e col closer Pape a dare la carica vincente, a dare una mossa, perché quando sale lui, bisogna fare alla svelta… non bisogna tirarle per le lunghe, non sono consigliabili gli extra.
Questa volta, però, il navajo Ellsbury si porta in battuta con una situazione peggiore rispetto alla sera prima: non ha compagni appollaiati sulle basi è da solo e con 2 out segnati sul tabellone. Quindi il terzo miglior hitter della Major non può accontentarsi di “appoggiare” la mazza come quest’anno ha imparato a fare alla grande… deve, dovrebbe spingere di più se vuole emozionarsi di nuovo come 24 ore prima. Cerca e trova un fuoricampo che manda in visibilio lo stadio…. vuole ed ottiene un home-run da far traballare il secolare Fenway Park ! La sbatte fuori sull’esterno centro e poi corre felice a godere delle sberle e “coppini” dei compagni, questa sera ancora più forti… questa sera ancora più piacevoli: secondo walk-off di fila, WOW.

Sarebbe dovuto arrivare quel gran bel pezzo dell’ “Ubaldo” inteso come Jimenez, rinforzo per la rotazione ma il volo si ferma prima a Cleveland e proprio gli Indians ci fregano il pitcher. A Boston, invece arriva da Seattle, il canadese Erik Bedard, che proprio contro la Tribù fa il proprio esordio. In una serata no, almeno lui porta a casa un personale NO-decision, cioè lascia agli altri decidere sulla sconfitta. Una serata fiacca, inutile e che verrà ricordata solo per i motivi che elencherò di seguito.
i Cleveland si dimostrano ostici e nella Central Division danno una bella sterzata in alto, approfittando della sequenza negativa dei White Sox (ne perdono 6 di fila in casa, 2 con Boston e 4 con NY….).
Proprio gli Yankees vivono un momento vincente, sono inarrestabili. 7 vittorie di fila, un parziale di punti impressionante 63-19. Chi li ferma più questi qui ?
Raggiungono in testa alla classifica proprio gli odiati cugini, agguantano i Red Sox proprio nel momento giusto.
Gli Yankees ci hanno preso proprio nel “momento mediatico” più adatto. Stanno salendo sulla scaletta dell’aereo diretto a Boston.
Tutti pronti per questo lungo week-end, tutti pronti per la triplice sfida al Fenway Park di Boston arriva la corazzata di New York.
I pigiamini si presenteranno col trio partente: Colon Sabathia e Garcia, che se la vedranno rispettivamente con Lester Lackey e Beckett.
Mi piacerebbe immaginare un altro sweep a nostro favore…. ma non sembra il momento giusto. Certo che ottenere un W-L-W soddisferebbe in pieno le mie aspettative di tifoso. Chi non firmerebbe subito 2 vittorie, concedendo solo una partita al gorillone CC…..? io firmo.
Io firmo, preparo idealmente il mio sgabello davanti al PC come se fosse un seggiolino al Fenway Park… e mi godrò lo spettacolo.
Perché spettacolo sarà in ogni caso.
Buon divertimento.

RED SOX REPORT #5: CON PEDROIA E BARD SUGLI SCUDI, BOSTON CONTINUA A DOMINARE

di ROBERTO MANTOVANI

Un mese di luglio a dir poco dominante, sotto il segno di Pedroia e Bard: Boston vince e si mantiene sempre in vetta.

Un Luglio in gran spolvero.
Ben 16 vinte e solo 3 perse ci portano ad un .626 e conseguentemente ad un più 3 game su New York. Proprio un Luglio eccellente.
Boston offre al proprio pubblico un’ottima difesa: il diamante ci presenta un muro sulle basi, solido e “futuribile”!

Oltre al 1°B Gonzalez, oramai insostituibile da qui sino al 2020… i nostri giovani-vecchi ex rookie posizionati sulla seconda e terza ci danno delle soddisfazioni.
Sicuramente non tutti saranno d’accordo col mio giudizio positivo sul nostro 3°B in quanto le statistiche difensive proprie dell’ UZR (Ultimate Zone Rating) danno Kevin Youkilis molto al di sotto delle valutazioni degli altri terza-base in circolazione: Gli A-Rod, i Polanco, i Longoria, per non parlare del nostro ex Beltre raggiungono medie nettamente migliori del nostro “pelato pizzettato”. Guardandolo spesso, ma non sempre, mi saranno sfuggite alcune sue giocate non felici, oppure qualche palla di troppo che passava tra lui ed il cuscino di terza…magari in qualche momento ininfluente, o in qualche partita già chiusa…perchè io lo vedo deciso e reattivo sempre, e soprattutto quando ce n’è bisogno. Saltella concentrato, si sdraia senza paura di sporcarsi e carica il braccio a dovere per fiondare il colpo il prima. Se qualche sua assistenza arrivava bassa o non precisa, ci pensava il guanto di 1° base a rimediare, positivamente per l’ OUT.
Nei momenti decisivi l’ho visto decisivo. Se i grafici numerici vogliono gli Alex Rodriguez, se lo prendano pure…io mi tengo Youk.

Dalle parti della 2°B non passa nulla, neanche una foglia. Io ed il “signor UZR” la pensiamo uguale: abbiamo il miglior ”seconda” della Major League.
In gran forma, “Pedey” Dustin Pedroia oppure se volete, chiamatelo con l’ultimo dei suoi famosi e numerosi soprannomi: “Muddy Chicken” è arrivato al 21° game hitting streak, cioè per 21 partite consecutive, lui ti ha appoggiato almeno una validina in ogni game.
Casualità: nello stesso momento c’è il Bonifacio dei Miami che gli toglie gli onori della prima pagina MLB in quanto proprio il “Marlins” si assesta ai 23 game hitting streak. Sarò banale, ma anche qui… mi tengo stretto il “Pollo infangato”.

Nelle alte classifiche manca un SS dalla targa BOS che tradotto vuol dire: non abbiamo un interbase vestito Red Sox tra i migliori Shortstop del campionato.
Concreto, sorridente e decisivo il Catcher “Salty” (da sottolineare i suoi 4 RBI nell’ultimo game contro i Mariners).
Per quanto riguarda i lanciatori, bisogna dire che l’ottima difesa coadiuvata dai bombardieri aiuta a migliorare le buone medie dei nostri: Lester 10-4, Beckett 9-3, Wakefield 6-3, il quasi costante Lackey 8-8, Miller 3-1, Aceves 5-1, non fanno (per ora) rimpiangere le assenze dell’irrinunciabile Buchholz e del “sparito totalmente” giapponesino Dice-K.
Sappiamo tutti che le assenze di 2 “partenti” sarebbero catastrofiche in una postseason quindi evitiamo raffreddori, per favore.

Godiamoci il momento strepitoso di Daniel Bard, (un perfetto uomo dell’ottavo inning), con le sue ultime 23 partite consecutive in cui ha subito 0 punti, ZERO.
Ancora 2 parole sul nostro vecchietto, Tim Wakefield, che domenica ha portato a casa la sua vittoria n. 199 ed è uscito dal campo tra gli applausi del pubblico subito dopo aver subito un Grand Slam.
Ecco ancora la forza di questo sport: l’ovazione dei tifosi che accompagna Wakefield mentre cammina fuori dal campo subito dopo l’aver subito un fuoricampo da 4 punti. Ma quando mai eppure è così, e che emozione. Che splendore quegli applausi.

Nel prossimo futuro ci attendono 4 incontri casalinghi contro i tranquilli Royals dalla tranquilla Kansas City… e di seguito 3 pericolosi game nella Chicago dei calzini bianchi. 3 brutte partite in cui prevedo sarà dura tirar fuori un punticino stiracchiato dall U.S CELLULAR FIELD dei White Sox.
Non si può non notare il momentaccio di Seattle, che registra il poco onorevole record personale di 15 sconfitte consecutive.
Non passa certo inosservato, non solo perché le ultime 3 le perde al Fenway Park di Boston ma anche perché attendiamo il sicuro loro riscatto, mosso dall’orgoglio ferito. Un riscatto che troverà giusto sfogo allo Yankee Stadium nelle prossime 3 partite.
Anzi no, perchè Ichiro e soci ne hanno perse due e vinta una sola. Certo non è una tripletta ma in ogni caso bisogna accontentarsi…

RED SOX REPORT #4: TRA LE VARIE TEORIE SU CHI SI QUALIFICA AI PLAYOFF, SPUNTA UNA CERTEZZA: ADRIAN GONZALEZ E’ IL MIGLIOR ACQUISTO DEL 2011

di ROBERTO MANTOVANI

Tra le tante teorie su come si capisce chi accederà alla Post Season 2011, spunta una certezza in casa Boston Red Sox: Adrian Gonzalez che a suon di fuoricampo è il miglior acquisto del mercato 2011.

Si riparte.
Dopo il consueto giro di boa dell’ All Star Game, si riparte per la seconda metà del campionato.
Si riparte, anche se per molti conoscitori dell’ MLB è questo il vero inizio. I mesi di Aprile – Maggio – Giugno da molti vengono considerati inutili, nel senso che fino a quel punto della stagione i punti, la classifica, gli orientamenti, le previsioni lasciano il tempo che trovano…
C’è chi si mette a guardare seriamente la Major League solo dall’ All Star Game, momento “decisivo” perché saranno “Last day of July, August & September” a determinare l’annata, alla faccia di Catalano, principe delle ovvietà.

C’è anche la teoria sostenuta dai “boriosi” (la mia) ovvero quella che pretendono di aver già capito tutto a Maggio! Si, si, ne faccio fieramente parte.
C’è la teoria di quelli che: “tanto, basta che le vinci tutte a Settembre per rientrare nel giro”…
Ci sono quelli che ne sanno a pacchi che dicono: “la stagione si decide nella Spring Training di Marzo basta seguire gli allenamenti…!”
Ci sono i maghi che capiscono tutto scorrendo la classifica della Grapefruit & Cactus League(a volte basta ribaltarla e leggerla al contrario).
Certo è, che da ora la classifica inizieranno seriamente a guardarla tutti. Ogni tifoso sfoglierà frequentemente le pagine STANDINGS e WILD CARD, (io per esempio inizio verso il 2 aprile a cliccare su Standings mentre nella zona Wild Card aspetto ad andarci verso Maggio (quando ho già capito tutto).

Mi sentirei di smorzare eventuali rigurgiti di “La speranza è l’ultima a morire” agli amici di Baltimore, di Houston, di Kansas City e di Chicago sponda Cubs in quanto ci vuole proprio un tifoso malato per sperare in un ritorno delle loro squadre che navigano con delle medie da .400 .
Lasciate a casa vostra ogni velleità di rimonta, cari amici, lasciate stare, giocate per divertirvi, puntate tutto sul gioco-spettacolo, divertitevi e lasciate perdere la classifica.

Io mi diverto spesso ad esplorare certe statistiche, per avere delle conferme. Le trovo a metà campionato, dove? Nella fila E.
Può una squadra sbaragliare il campo ad ottobre, se si trova in testa nella degradante classifica degli ERRORS? No di certo.
Prevediamo quindi che i “cuccioli” CUBS di Chicago, gli Athletics, gli Astros ed i Rangers ad ottobre saranno già in ferie. Facile vero?
Ehi, cosa ci fanno i Texani finalisti nel 2010 in mezzo a tanta robaccia difensiva?

Al contrario, e fin troppo scontato, le squadre che sono in fondo alla statistica delle E ci mostrano una solidità difensiva rassicurante, tale da immaginarle possibili League Champions: Chi se non i Phillies di Philadelphia ed i Red Sox? Eccole li in fondo, ben contente di essere in fondo.
Ma cosa vedono i miei occhi. Cosa ci fanno, a rovinarmi la teoria, anche le razze di Tampa Bay ed i calzetti sbiaditi White Sox di Chicago? Cosa ci fanno…?

Passiamo ora ad inaugurare una nuova rubrica nella rubrica. Parliamo di giocatori, iniziamo a descrivere qualche Players degno di tale attenzione.
Iniziamo dal “nostro” prima base, iniziamo proprio dall’acquisto più azzeccato dell’ MLB del 2011.

Prelevato dai Padres di San Diego, abituato al caldo, al troppo caldo, lo abbiamo portato a Boston e ci sembra che apprezzi la nostra brezza atlantica.
Il 3 volte consecutive All Star…Adrian Gonzalez ha dato spettacolo insieme al Cano nella gara dei fuoricampo, come in partita durante l’ All Star Game.
Il migliore prima base della Major League, (alla faccia del TEX Teixeira), il nostro legnatore cammina con delle medie in battuta da farci dormire sonni tranquilli.
Viaggia ad una media di oltre 30 Home Run a stagione. Una certezza, non ha neanche 30 anni e manterrà la media a lungo. 170 valide all’anno te le porta a casa, e da quando è a Boston il ragazzone migliora, migliora. L’aria fresca del Massachusetts gli fa bene.

Gonzo Adrian Gonzalez, ecco un giocatore che paradossalmente non si merita quei 21 milioni di dollari a stagione perché lui non si sforza.
Non ci mette quell’impegno faticoso, non lo vedi voglioso nel guadagnarsi faticosamente la pagnotta, ti fa incazzare uno così, perché a lui vengono naturalì le “cose” del Baseball. Lui non è uno dei tanti professionisti. Lui nasce per il Baseball.

Basta guardarlo e seguirlo nei suoi movimenti, nelle sue espressioni del viso per capire che non fa fatica a fare le cose giuste, la bella presa, la girata perfetta.
Questo qui è nato per il Baseball, non può fare altro. Non riesce a fare altro. Scommetto che nella vita è una scamorza e sicuramente non infilerà una parola dietro l’altra, è per forza uno zuccone ed imbranato perché in lui la natura avrà puntato e concentrato tutto su mazza e guanto.

A differenza dei vari Pedroia o Youkilis che li vedi concentrati, tesi, impegnati faticosamente alla ricerca dello swing fatto bene, questo messicano, placidamente, semplicemente si muove con disinvoltura, senza contrazioni, fa il suo gran numero senza apparente fatica.
Ma guardatelo mentre la sbatte fuori…ha la stessa espressione del viso che faccio io, mentre carico il baule della macchina con le sporte della spesa!

(E per questo, a me non danno oltre 160 milioni per 8 anni come danno al “GONZO”…)

RED SOX REPORT #3: “TU TU – CIUFF CIUFF”

di ROBERTO MANTOVANI

Mentre continua il testa a testa tra New York Yankees e Boston per il trono dell’American League, i Red Sox superano facilmente Houston, nello stadio texano che definire spettacolare è quasi riduttivo. Anche se prima, contro Philadelphia, non è andata proprio benissimo…

Se la triplice sfida coi Phillies doveva essere un antipasto delle World Series…
Meglio passare oltre, goderci l’estate, le ferie, gli amici, i tuffi al mare di luglio, le grigliate d’agosto, e senza fretta alle World Series ci pensiamo poi ad ottobre.

Abbiamo saltellato allegramente sulla luna, vincendo e convincendo per quasi tutto giugno, poi alla fine del mese ci hanno pensato i Phillies a farci tornare con i piedi per terra, infatti da Philadelphia siamo tornati con solo un punticino in saccoccia (ma che vale oro). Prendere e ringraziare perché poteva finire peggio.
Nella cornice di un meraviglioso Ballpark, Philadelphia accoglie i Red Sox con entusiasmo e con un pitcher che stordisce i pericolosi battitori di Boston.
Nella prima partita i Phillies schierano un Cliff Lee che non ci lascia scampo, un Cliff Lee che lascia a zero quasi tutto il lineup avversario, un Lee che si concede solo a 2 inoffensivi hit, che si fa tutti i 9 inning, ci lascia a ZERO e si guadagna meritatamente il suo terzo consecutivo shutout.
Un Cliff Lee, che sarebbe meglio si prendesse un raffreddore, perché così fa paura.

Nella seconda partita, il leitmotiv non cambia: le nostre buone mazze continuano a dormire, nonostante si aggiunga potenza di fuoco con l’inserimento del nostro Big Papi fin da subito in campo, senza aspettare il consueto deperimento del lanciatore. David Ortiz viene inserito dove madre natura gli consente di sopravvivere: in prima base, e dove altro?
Se volete farvi quattro risate immaginatevelo in un altro ruolo… ma in “prima-base” il guanto di Ortiz ha svolto degnamente il proprio lavoro, senza causare danni, una posizione di 1B da ripetersi sicuramente a fine ottobre. Bravo Ortiz.

Il nostro naturale 1B Gonzalez viene spostato in RF (esterno destro) dove rimane addormentato tutta la partita in quanto da quelle parti non arriva nulla.
Rimangono dormienti anche le nostre mazze, dicevamo….. Portiamo a casa l’unico RUN, grazie ad un inaspettato Lackey’s double, uno swing del nostro lanciatore che oltrepassa Victorino, un doppio illusorio, non sufficiente per portarci davanti.
Arriviamo al nono inning sotto di un punto e mestamente ci rimaniamo, perché quel Bastardo (il loro closer, il dominicano Antonio Bastardo) ci costringe a tre pop-up, chiudendoci la porta in faccia per la seconda brutta sconfitta in terra di Pennsylvania.
Due sconfitte che mettono tristezza, due batoste che mettono allegria agli altri (quelli del Bronx sorridono…), due legnate che la metà bastava.

Il terzo incontro, sotto il sole, presenta due partenti con le stesse credenziali: sia il nostro Lester che il loro Hamels vanno cercando la loro decima vittoria personale.
La fortuna ci sorride, quando a metà partita, il loro pitcher Cole Hamels ancora immacolato viene colpito da un missile che lo costringe ad abbandonare la partita.
Rimane sul campo il nostro ragazzone Jon Lester, tanto bravo e decisivo sul monte, tanto goffo ed improduttivo con la mazza in mano: non ci prende neanche coi bunt.
Migliorabile in previsione World Series, ma teniamocelo stretto per come lancia.
Un grande Lester deve essere aiutato dai compagni in fase di attacco se vuole portare a casa una vittoria anti sweep…… !
Ci pensano gli eroi del 2007, Ellsbury, Pedroia e My Captain Jason Varitek.
Perfetto, non potevo chiedere di meglio: addirittura il mio Tek in quinta posizione nel lineup, la sbatte fuori tra il pubblico due volte. Evvai, Varitek, quinto in battuta…. diamogli fiducia, dai Francona osa ancora.

Ohhh, così si che andiamo bene.
Lasciamo Philadelphia, nel complesso ridimensionati, perché non dimentichiamocelo, non abbiamo trovato sulla nostra strada un certo “Doc” Roy Halladay.
Portiamo a casa una vittoria che evita la depressione, ma che ci (a noi ed a tutto il mondo MLB) apre gli occhi sulla reale potenza dei Phillies, veramente un grande team.
Quei Phillies che sicuramente arriveranno alla Postseason, quei Phillies che difficilmente mancheranno le World Series. Buona fortuna a chi dovrà affrontare quella batteria di lanciatori e quella difesa mica da ridere.

Il volo aereo dalla East Coast che ci porta in Texas, non ci provoca problemi di “jet-lag”. Anzi…
Arriviamo fiduciosi ad Houston, in uno stadio coperto meraviglioso che non può che non portarci bene.

Nel 2008, al Minute Maid Park, ho avuto il piacere di assistere ad una bella vittoria dei Red Sox sugli Astros, in posizione sopraelevata, sull’esterno sinistro, proprio sulla testa del mitico Manny Ramirez. Ci mancano quei suoi movimenti, quel suo stare spensieratamente in difesa.
Ci mancano quelle sue girate con pochi e poi con i troppi capelli in testa, sempre più inguardabile col turbante sul capo.
Non ci mancano quelle porcherie che ingurgitava che lo hanno costretto all’abbandono prima di una ulteriore squalifica.
Nel fresco stadio di Houston accerchiato da una folla di tranquilli mandriani Texani (con una media di sei birre a testa) mi sono goduto coi miei figli una vittoria Red Sox, condita dalla pacchianata del trenino che parte ad ogni Home Run…

Spiego meglio l’Americanata-Texana-Sponsorizzata: ad ogni fuoricampo degli Astros, la cosa viene celebrata con il far muovere un treno carico di arance, posizionato in alto sul muro all’esterno centro. Probabilmente una pacchianata gestita dallo sponsor dell’impianto, la società Minute Maid, ma che accetterei anche io nella mia città, se mi costruissero uno stadio del genere; copertura apribile e richiudibile in tempi veloci, aria condizionata da paura all’interno, un freddo sparato nella coppa che ti ghiaccia e paralizza, clima ideale per una partita di baseball altrimenti impossibile nell’estate Texana, ottima estetica interna ed esterna, visuale perfetta in ogni settore.
Per un impianto del genere, sopporterei quell’orribile trenino anche in camera da letto, mentre svolgo altre attività extra-sportive…!! “TU TU…CIUFF CIUFF…!”

Ma torniamo al gioco giocato: necessitano 3 vittorie contro una squadra, gli Astros, che vivono un brutto 2011, all’ultimo posto sia nella loro division, sia in generale in tutta la Major League.
Gli Astros che sul terreno amico vantano solo 14 vittorie su 47 partite…. poca roba veramente.
Houston che stranamente si posiziona in alto nella classifica generale delle HIT e degli AVG (batting average, la media battuta), ma che non vincono neanche a morire, grazie al disastroso reparto lanciatori: ERA a 4.65 all’ultimo posto, Home Run concessi a non finire, HIT e Basi Ball regalate senza problemi!!

Tre partite ad Houston riassunte brevemente: squadra concreta, essenziale, si intravede il ritorno delle mazze (quelle addormentate a Philadelphia) e prestazioni eccellenti dei vari Beckett e Papelbon.
Una sweeppata agli Astros che permette alla lancetta di tornare nel lato favorevole della bilancia in un consultivo di Interleague: 10 vinte e 8 perse.

Una sweeppata ai Texani che ci permette di riavvicinare quegli Yankees che dopo sette vittorie consecutive cadono nella New York dei Mets agli extra inning.
Cadono gli Yankees, evitando lo sweep ai cugini nella Subway-Series: cadono nel peggiore dei modi, con il loro closer Mariano Rivera che si fa raggiungere proprio come non sono abituati, ma l’età del Mariano in futuro forse prevede proprio questo, sempre di più, proprio come col granitico e statuario Jeter?

Avanti pure, dunque, con la East division che continua a presentare le 2 migliori squadre di tutta la American League.
Avanti pure così, perche all’orizzonte non solo non si vedono i due leocorni, ma neanche due squadre capaci di raggiungere Yankees e Red Sox.
Avanti pure:”TU TU CIUFF CIUFF…TU TU CIUF CIUFF…”.