IL SITO “GRANDE SLAM: IL BASEBALL VISTO DA UN TIFOSO” COMPIE OGGI TRE ANNI

Il sito “Grande Slam: Il Baseball Visto Da Un Tifoso” compie oggi gli anni. Sono tre anni “cronologici” per quattro stagioni coperte. Il tutto è nato per caso il 29 marzo 2008. Ringraziamenti a tutto lo staff e a voi lettori, ogni giorno sempre più numerosi.

Chi l’avrebbe mai detto. Era il 29 marzo del 2008 quando decisi di aprire questo sito/blog, un pò per caso, un pò per scrivere di uno sport che mi ha preso dal primo momento, quando i miei genitori, in occasione del mio decimo compleanno, mi hanno regalato mazza, guantone e il gioco per PC della EA Sports “Triple Play 2001”, che ho consumato a forza di giocarci.
Ora tre anni dopo, se consideriamo l’annata 2008 come numero zero, sono ancora qui a raccontare quello che succede nel mondo del baseball. Anzi, siamo. Proprio così, perchè con il passare del tempo altri appassionati e cari amici si sono aggiunti nello Staff del sito. Alcuni di loro ci hanno salutato – David Bucci e Marco Dalla Vite – altri invece scrivono ancora e con successo.
Il primo della lista è Emiliano Delucca e la sua magnifica rubrica “Golden Glove”, che racconta, con anedotti e curiosità, le vite dei grandi giocatori di Major League e che è un grandissimo successo anche negli USA, con moltissimi lettori statunitensi pronti a leggere i lavori del nostro “Special One”.
Sono poi entrati nello Staff, Ruben Hernandez e Mara Mennella, ambedue importantissimi corrispondenti del sito: il primo è la nostra fonte di sapere dal Venezuela, mentre Mara è la nostra voce da Godo, con il resconto di quello che accade nel mondo del batti e corri della cittadina romagnola. Il loro contributo alla crescita di questa pagina è veramente importante.
Tranquilli. Non mi sto dimenticando di nominare l’immenso e unico Lorenzo Bellocchio, fotografo del sito e da sempre eterna risorsa di foto rigurdante la Fortitudo Bologna. Tutti i meravigliosi scatti sulla squadra Campione d’Europa sono suoi.

Che dire ora. Il 2010 è stata un’annata epica per il sito. Abbiamo ricoperto dal campo tutte le competizioni per club più importanti al mondo, dal campionato italiano di IBL, alla Coppa Campioni, fino ad arrivare alla Major League, con il resoconto in diretta dagli USA delle World Series.
A questo punto, si potrebbe dire di aver raggiunto l’apice con l’annata passata. E invece non è così. Come in ogni cosa si può sempre migliorare e questo sarà il nostro motto per la stagione 2011. Annata, che in vostra compagnia, cari lettori, sarà ancora una volta spettacolare!

E mi raccomando: non perdete questa sera una nuova speciale intervista per festeggiare al meglio il compleanno del sito!

Daniele Mattioli

RITORNA EMILIANO DELUCCA CON “GOLDEN GLOVE” E CI PORTA ALLA SCOPERTA DI TIM “THE FREAK” LINCECUM

di EMILIANO DELUCCA

Dopo un periodo di riposo, ritorna il nostro “Special One” Emiliano Delucca con la sua rubrica di grande successo Golden Glove. Si riparte con la vita, i successi e la classe di uno dei lanciatori più forti degli ultimi decenni: Tim Lincecum.

The Freak. The Franchise. Seabiscuit. Nel baseball i soprannomi si sprecano, soprattutto quando sembri un bat boy ma lanci missili verso casa base. Chiamalo come ti pare tanto lui se la ride. Se la ride mentre spazza via un battitore con una fastball o lo fa girare come fosse una ciambella col suo cambio o con le sue palle curve. Chiamalo come vuoi, lui ride.

Timothy LeRoy Lincecum nasce il 15 luglio 1984 a Bellevue nello stato di Washington. I suoi genitori Chris e Rebecca avevano dato alla luce 4 anni prima il loro primogenito Sean. E’ una famiglia molto sportiva e come i genitori anche i figli amano lo sport.
Chris e Rebecca amano il rock e nei viaggi in auto ascoltano moltissima musica. Tim ha una memoria incredibile per i testi: impara una miriade di canzoni tanto che i suoi compagni di squadra lo chiamano “The Human Jukebox”.
Chris Lincecum lavorava alla Boeing. Aveva una fervida mente analitica nel progettare aeroplani, mente che aveva allenato fin da piccolo giocando a baseball. A soli sei anni lanciava già le palle curve, poi un grave infortunio alla schiena gli chiude le porte del professionismo.
Sean è il primo a beneficiare degli insegnamenti del padre. Alto e muscoloso, è un ottimo pitcher e letteralmente una belva sul campo da football.
Tim invece è piccolo e mingherlino, ma segue come un’ombra il padre e il fratello imitando tutto quello che vede. Il padre nota che ha il fisico perfetto per poter interpretare il suo caricamento di lancio che è unico nel panorama del baseball, anche se qualcuno, maliziosamente, sostiene che lo abbia copiato da Sandy Koufax.
Purtroppo per Sean la sua carriera si ferma per una brutta frattura ad un braccio,così i genitori si concentrano su Tim. La madre lo accompagna ad allenamenti e partite mentre il padre filma tutte le sue apparizioni sul monte e la sera a casa le riguardano per correggere eventuali errori nel caricamento e nel rilascio della palla.
Il problema di Tim era il suo fisico. Troppo esile e quando entrò alla Liberty High School di Renton era alto 1,50 e pesava 39 chili. Ma era incredibilmente snodato e molto forte muscolarmente.

Passa il primo anno nella squadra delle riserve con una media ERA di 0,73.
Molti allenatori di college gli mettono gli occhi addosso, fra cui Ken Knutson della Washington University.
Per tutta la stagione Tim si mantiene su ottimi livelli, tuttavia, proprio nella partita in cui gli scouts sono seduti fra il pubblico, il suo caricamento rasenta la perfezione e la sua velocità di lancio raggiunge le 90 miglia. I Chicago Cubs decidono di spendere per lui una scelta durante il draft, ma Tim declina e accetta la corte di Coach Knutson con la promessa che non avrebbe interferito nella sua meccanica di lancio, non che ce ne fosse bisogno per la verità.
I primi due anni al college sono impressionanti. Nella stagione da sophomore (ovvero al secondo anno) concede ai battitori solo un misero .179!
Cleveland lo sceglie al 42esimo giro ma ancora Tim declina e clamorosamente sceglie in estate di giocare nella Cape Cod League. Durante l’All Star Game della Lega,naturalmente con gli scout ad osservarlo, tocca le 98 miglia all’ora.
Comincia il terzo anno al college mantenendo una velocità media sulle 90 miglia con punte fino a 101!!

Nonostante tutto, le squadre MLB non sono convinte della sua tenuta in una squadra professionistica visto il suo fisico esile. Al draft 2006 i Giants lo scelgono col numero 10, ma nella relazione degli scout viene definito “il piccolo Tim”.
Il suo soggiorno nelle Minors è lungo quanto un battito di ciglia. In Singolo A gioca 4 innings con 10 K e solo una valida subita. San Francisco lo passa in A avanzato e lui ottiene un record di 3 vittorie e 0 sconfitte con 58 K in 34 innings.
Nel 2007 passa in Triplo A: in 31 innings subisce un solo punto e mai una valida con corridori in posizione punto. E’ pronto, non deve più provare nulla e Russ Ortiz si infortuna e Tim prende il suo posto.
Nel suo primo inning in MLB subisce due valide,due punti ma ottiene tre eliminazioni al piatto. A maggio ottiene la sua prima vittoria contro Colorado.
L’anno successivo il pitching staff dei Giants programma per lui allenamenti mirati per preservare quel braccio bionico capace di lanciare siluri nonostante la “piattaforma di lancio” sia molto ridotta.
Chi lo affronta e subisce fulminanti eliminazioni, come Lance Berkman e Conor Jackson, lo descrive come un pitcher “intoccabile” e che ti fa fare figure da pollo grazie ai suoi tre lanci micidiali e velocissimi.
A fine stagione ottiene 265 strike outs, 54 dei quali con soli tre lanci, record del 2008. Totalizza inoltre 10,5 K per 9 Innings e la più bassa media slugger nei suoi confronti,ma pareggia anche il record per i wild pitches (lanci pazzi),17. Ciò nonostante vince il Cy Young Award.
Il 2009 è simile. Ottiene un record di 15-7, media ERA di 2,48 e 261 K e il secondo Cy Young consecutivo diventando il primo giocatore della storia a vincere il riconoscimento nei primi due anni di carriera in MLB, anche se, qualche settimana prima di venire premiato, viene fermato dalla polizia e trovato in possesso di una piccola quantità di marijuana.
La stagione 2010 parte con 5 vittorie e 0 sconfitte, ma a maggio entra in slump, forse mancanza di confidenza o eccessiva rilassatezza.
Fatto sta che fino ad agosto le cifre non sono il massimo.
Ma con la fine di agosto finisce anche lo slump, per stessa ammissione di Tim molto più lungo di quello che avrebbe voluto. Settembre si chiude con 5 vittorie e 1 sconfitta e si vola alla post season!

Alla sua prima partita di playoffs contro i Braves lancia uno shutout (gara senza subire punti) subendo solo due valide e ottenendo 14 eliminazioni al piatto, record assoluto per i Giants nella post season e annienta nientemeno che Halladay nella sua successiva partenza regalando la vittoria per 4-3 a San Francisco in gara 1 della NLCS.
Ed eccoci alle World Series. Gara 1 è una passeggiata per Tim che, dopo una partenza mostruosa, viene chiamato nel dug out per riposarsi. Il resto del lavoro lo compie il bullpen e San Francisco vince gara 1 contro Texas 11 a 7.
L’1 novembre 2010 ad Arlington, in Texas, San Francisco si gioca il suo primo match per vincere il titolo e capita nelle mani più sicure che ci siano…lancia The Freak!
Tim lancia 8 innings, subisce 3 valide fra cui un solo homer e ottiene 10 K. I Giants vincono per la prima volta le World Series grazie al suo Seabiscuit.

Chiamalo come vuoi…The Freak, The Franchise…chiamalo come vuoi, tanto lui se la ride e ridendo…diventa The Champ!

DOPO UN BREVE PAUSA, SI RIPARTE: NUOVO STAFF, RUBRICHE, NOTIZIE E SOPRATTUTTO TANTO, TANTO BASEBALL

Ritorna attivo il nostro sito, dopo la pausa presa dopo la diretta integrale live delle World Series 2010. Si riparte più carichi che mai, con un nuovo staff, con notizie, interviste e sopratttutto tanto, tanto baseball.

Siamo sinceri, le vacanze dopo un pò sono stancanti. Soprattutto se intanto accadano fatti importanti che meritano di essere seguiti e raccontati in maniera dettagliata. E allora, abbiamo deciso di ritornare, più attivi che mai.
Ogni ritorno prevede, di solito, dei cambiamenti e anche in questa circostanza è così. Si modifica infatti lo staff del nostro sito. Marco Dalla Vite conclude oggi la sua collaborazione con noi dopo tanti splendidi articoli e un ottimo lavoro fatto. A lui vanno i nostri ringraziamenti per tutto e un in bocca al lupo per il futuro.
Viene così a delinearsi lo staff della pagina web che ora è formato da Daniele Mattioli, Emilano Delucca, Mara Mennella e Ruben Hernandez. Proprio il nostro grande inviato in terra sudamericana ritornerà con la sua rubrica di grande successo nei prossimi giorni, mentre lo Special One continuerà la seconda stagione di “Golden Glove“, da dicembre a grande richiesta dai numerosi lettori. Mara invece avrà campo libero di spaziare nel mondo del baseball, soprattutto quello romagnolo, grande fucina di talenti e squadre del panorama italiano. Sono super confermatissime anche le foto di Lorenzo Bellocchio, sempre presente nello staff e autore di scatti veramente splendidi che immortalano la partita in ogni sua azione.

Il nostro ritorno cercherà di essere il più completo possibile, con notizie ogni giorno perchè sul nostro sito il baseball non va mai in vacanza, neppure durante i mesi invernali.
Ripartiamo dopo avervi lasciato alle World Series 2010 vinte dai San Francisco Giants, sperando di continuare ad avervi come lettori. Ricordandovi la possiblità di leggerci anche sulle pagine di Facebook e Twitter e di mandarci le vostre opinioni via email (grandeslamwordpress@virgilio.it), vi auguriamo una Buona Lettura!

La Redazione

GOLDEN GLOVE: PARTE LA SECONDA STAGIONE DELLA RUBRICA DI EMILIANO DELUCCA CON LA VITA E LE GRANDI GIOCATE DI GRADY “SUPERMAN” SIZEMORE

di EMILIANO DELUCCA

Dopo il grandissimo successo ottenuto dalla prima stagione, torna, a grande richiesta, la rubrica Golden Glove, con la seconda stagione. A curarla? Sempre il nostro “Special One” Emiliano Delucca!

Grady Hustle… L’incessante Grady.. Questo è l’appellattivo che i tifosi di Cleveland hanno dato a Grady Sizemore e gli calza come un guanto!
Corre, lotta, difende e batte come se stesse sempre giocando l’ultimo inning della sua carriera. Non molla mai un centimetro, sia quando deve prendere una flyball, sia quando gira il sacchetto di seconda per sfrecciare verso la terza.
Non ti piace come gioca Sizemore? Probabilmente non ti piace il baseball!

Grady Sizemore III nasce il 2 agosto 1982 a Seattle. Sua madre Donna è una commercialista e il padre Grady II un assicuratore.
Il papà incoraggia il figlio a praticare ogni sport possibile, nonostante lui sia stato un eccellente giocatore di baseball a livello collegiale.
Grady comincia a giocare a baseball a 18 mesi quando i suoi genitori gli regalano una mazza giocattolo. La prende in mano e la sua stance è talmente perfetta che suo padre gli scatta una foto.
Se fate un salto a Everett, nello stato di Washington,ed entrate a casa Sizemore vedrete quella foto campeggiare in formato gigante nel loro salone…
Adora il baseball, il basket e il football ed è anche un coscienzioso studente in grado di organizzarsi sia per gli allenamenti che per gli studi.
Entra alla Cascade High School nel 1996 e fa parte della squadra di basket e.. non era insolito vedere Grady fare i compiti negli intervalli delle partite!
Diventa velocemente una star della squadra di baseball allenata da coach Bob Smithson e un ottimo multiruolo per quanto riguarda il football. Nell’autunno del ’99, da senior, è già alto 1,89 e pesa 100 kg circa e gioca indifferentemente da quarterback e da running back. Tutt’oggi detiene il record assoluto di yards corse e di intercetti della Cascade.
Parecchie università gli mettono gli occhi addosso, Arizona State e University of California su tutte.
Ma Grady vuole fortemente la University of Washington e scrive una lettera di intenti all’università dicendo di volere giocare quarterback per gli Huskies di coach Neuheisel.
Nell’aprile 2000 comincia perciò quella che potrebbe essere la sua ultima stagione da giocatore di baseball. Dice che solo “un’offerta che non si può rifiutare” gli farebbe cambiare idea sul suo destino da quarerback…
Lui fa in modo che questa offerta si concretizzi…batte .457 con 7 fuoricampo, 20 RBI e 24 basi rubate..
Sebbene non fosse fra i 100 migliori prospetti delle High Schools molti scouts lo avevano in cima alle loro liste.
Gli Expos lo chiamano al terzo giro e gli offrirono un bonus di 2 milioni di dollari per non andare al college.
Vi lascio immaginare la faccia di coach Neuheisel quando gli dissero che il suo futuro quarterback sarebbe andato a giocare nelle Minors.
Si narra che la reazione più composta sia stata il ribaltamento del tavolo… il resto non si può raccontare per non offendere le persone più impressionabili…
Comincia la stagione nei Brevard County Manatees nella Florida State League e a fine giugno gli arriva la notizia che i Brewers hanno intenzione di inserirlo in uno scambio con Cleveland.
Milwaukee inserisce Grady in una trade di cui fanno parte anche Cliff Lee, Brandon Phillips e Lee Stevens per avere in cambio Bartolo Colon e Tim Drew.
L’intera famiglia Sizemore rimane di sasso…perchè mettere un bonus di 2 milioni di dollari su Grady per poi scambiarlo alla prima occasione..?
A conti fatti Cleveland può essere un buon posto per lui… dopo aver dominato l’American League negli anni 90, gli Indians stanno ricostruendo una squadra fondata su giovani prospetti…Eric Wedge è pronto a dargli fiducia.
Il 2003 lo passa tutto in AA negli Akron Aeros battendo .304 con 26 doppi, 11 tripli e 13 fuoricampo..
Dopo uno spettacolare spring training nel 2004 Grady sembra pronto per il grande salto, ma Cleveland lo manda in AA a Buffalo.
A luglio però il telefono suona e arriva la grande occasione. In sole 43 partite batte .246 con 12 extrabasi. Quello che impressiona è l’incredibile istinto difensivo che gli fa intuire dove finirà una fly non appena la pallina si invola verso di lui.
Il 2005 è la sua prima stagione in Major. Complice l’infortunio di Juan Gonzales durante la prima gara diventa titolare fisso all’esterno.
Ozzie Guillen, dopo averlo visto in azione a Milwaukee, gli diede il soprannome di Superman.. E Superman comincia davvero a volare.. A fine stagione diventa, insieme al grande Roberto Alomar, l’unico giocatore della Tribù (ovvero degli Indians) ad aver messo a segno 20 doppi, 10 tripli, 20 Fuoricampo e 20 basi rubate in una stagione.
Cleveland capisce con chi ha a che fare e gli offre un contratto di 6 anni a quasi 24 milioni di dollari con opzione per il 2012!
Grady gioca la sua stagione migliore nel 2006. Disputa tutte e 162 le partite di regular season, batte .290 con 28 Home Run, 76 RBI, 53 doppi, 11 tripli e 22 basi rubate.
Sizemore diventa uno dei soli due giocatori della storia ad ottenere queste cifre!
L’anno successivo batte 4 fuoricampo nelle prime sei partite e in tutta la stagione commette solo due errori vincendo a mani basse il suo primo Gold Glove.
Anche Superman a volte deve fermarsi…dopo 382 partite consecutive una banale distorsione alla caviglia lo mette ai box per un breve periodo, ma questo non lo ferma dal diventare l’unico giocatore della MLB che nel quadriennio 2004-2008 ad ottenere almeno 20 fuoricampo e 20 basi rubate in ogni stagione e a vincere il suo secondo Golden Glove e il suo primo Silver Slugger Award.
Nella passata stagione il suo fisico risente di un piccolo infortunio avuto durante lo spring training.
Batte comunque il primo grande slam del nuovo Yankee Stadium ma il 9 settembre, dopo una stagione al di sotto dei suoi standard, Grady deve operarsi al gomito sinistro.
Una settimana dopo viene operato anche di ernia, strascico del piccolo infortunio della primavera.
Quest’anno Sizemore sembra essere tornato in perfetta forma così come il suo grande amico Pronk, alias Travis Hafner.

Superman vola ancora a recuperare palline impossibili, le butta fuori quando è al piatto…supera la seconda per correre come il vento verso la terza…
Se a qualcuno non piace come gioca Superman…beh, forse è meglio che si procuri un po’ di kriptonite.

ICHIRO SUZUKI E LA SUA GRANDE CARRIERA CHIUDONO LA PRIMA STAGIONE DI “GOLDEN GLOVE” DI EMILIANO DELUCCA

di EMILIANO DELUCCA

Si chiude con questo articolo la prima stagione della rubrica “Golden Glove”, inventata e curata da Emiliano Delucca e da subito grande successo per il sito Grandeslam.
La seconda e nuova stagione arriverà, direttamente sui vostri monitor,
a partire dal prossimo Marzo, in concomitanza con l’inizio della stagione 2010 della Major League.

“Un giapponese in MLB?!?!..ma non sono solo dei lanciatori?!?!”…e giù a ridere…questa fu più o meno la reazione dei fans americani alla notizia che Seattle aveva ingaggiato Ichiro Suzuki.
Arrivò accompagnato dall’etichetta del più grande giocatore giapponese, ma in America le novità per quanto riguarda il baseball sono poco amate.
Certo, è poco ortodosso quando si presenta al piatto, ha quel vezzo di aggiustare la manica della jersey prima di atteggiarsi nella sua stance molto stretta e particolare..ma ride bene chi ride ultimo..

Ichiro Suzuki nasce a Honshu, un’isola a 180 km a nordovest di Tokio, il 22 ottobre 1973.
Il ragazzo non aveva in mente di diventare un giocatore di baseball..ci pensarono i suoi genitori, Nobuyuki e Yoshie, a pianificare il futuro per lui…e il suo futuro doveva essere da superstar del baseball.
Il padre passa tutto il suo tempo libero a studiare il baseball e le tecniche di allenamento. Ichiro ha in regalo il suo primo guanto a 3 anni: da allora il baseball entra nella sua testa e non ne esce più.
Esordisce in Junior League a sei anni, ovvero due anni sotto l’età legale, grazie al padre che era l’allenatore della squadra e che gli falsifica i documenti.
E’ un ragazzo veloce ed è un destro naturale e allora il padre lo fa diventare mancino, ovvero più vicino alla prima base per sfruttare la sua corsa.
A casa Ichiro viene istruito quasi come un automa..mangia cose solo preventivamente approvate dal padre, che devono oltretutto contenere vitamine e proteine.
Poco prima di entrare alla High School è sicuramente il migliore della sua età, poiché grazie al padre ha imparato a conoscere ogni segreto del baseball e in ogni situazione riesce a cambiare la sua attitudine in battuta per adattarsi al lanciatore di turno.
Nel 1987 entra alla Nagoya Eletric High School, una delle scuole migliori del distretto e soprattutto con una squadra capace di sfornare un bel numero di talenti, alcuni dei quali arrivati nella lega pro giapponese.
Il suo coach rimane impressionato dalla freddezza e dalla bravura di Ichiro e riesce a sorvolare sulla sua particolare stance e sul modo di “scalciare” molto accentuato quando è in procinto di battere.
Come ogni rookie deve guadagnarsi il posto in squadra e anche il rispetto dei compagni e di conseguenza cucina il riso per loro e lava le loro divise sporche.
Gioca sia da esterno che da pitcher partente, visto che è in possesso di un’ ottima fastball che viaggia abbondantemente oltre le 80 miglia all’ora.
Risulta essere il miglior pitcher e il miglior battitore della squadra nella stagione da sophomore (giocatore al secondo anno NDA), gli scouts ormai lo seguono da anni e sembra pronto per il grande salto..
Nel 1991 viene scelto al quarto giro dagli Orix Blue Wave. Debutta nel ’92, anche se i primi due anni li passa nella “farm system” (una sorta di minor giapponese) perchè il suo coach non ne vuole sapere del suo swing “assurdo” che viene chiamato pendolo per il movimento inusuale della gamba destra.
Nel 1995 fa vincere il primo pennant in 12 anni ai Blue Wave e l’anno successivo vince le Japanese Series.
In 9 stagioni, di cui solo sette complete, vince 7 Golden Glove, è per 3 volte MVP della Pacific League e una volte MVP delle Japanese Series.
Nel ’96 gioca 7 partite in un torneo di esibizione fra All Stars giapponesi e americane battendo .380 e rubando sette basi..gli scouts americani mettono gli occhi su di lui..
Nel 2001 Seattle gli propone un contratto..i Blue Wave sono lontani dall’essere la miglior squadra della lega giapponese e la proposta dei Mariners è quasi irrinunciabile…14 milioni per 3 anni!!
Sbarca in America fra lo scetticismo dei fan di Seattle e nella prima settimana mette in mostra il suo braccio poderoso bruciando con un’assistenza in terza Terrence Long degli Atheltics Oakland.
Mette a tacere tutti alla fine della stagione…mette a segno 242 valide, record per un rookie, con una media di .350 e 56 basi rubate…nessuno dai tempi di Jackie Robinson c’era mai riuscito! Vince il titolo di MVP dell’American League e il Rookie of the Year.
La corsa di Seattle, nonostante le 116 vittorie in regular season, si ferma contro gli Yankees nella finale dell’American League dopo aver fatto fuori la Tribù nel Divisional Game.
Le stagioni 2002-2003 sono speculari..ottimo record della franchigia nella stagione regolare, altre due stagioni con oltre 200 valide ma sempre una veloce caduta nei playoff.
Il 2004 è l’anno dei record.. batte 262 valide, primato incontrastato sia per l’America che per il Giappone e nei primi 4 anni in MLB colleziona 924 valide battendo il record di Bill Terry che resisteva dal 1932!
Il 2005 è il suo anno peggiore:”solo” 206 valide e .300 di media. Per chiunque sarebbe una stagione da incorniciare, per Ichiro è un mezzo fallimento invece…
L’annata successiva comincia con la vittoria nel World Baseball Classic con la maglia della sua nazione dopo aver battuto in finale Cuba per 10 a 6.
La sua stagione in MLB parte male, con solo .177 di media, ma alla fine dell’anno chiuderà con 224 valide e .322. E’ la sesta stagione di fila con più di 200 valide, sesto Golden Glove e sesta convocazione per l’All Star Game: mai nessuno come lui!
Nella stagione 2007 batte almeno una valida per 25 partite consecutive e ruba 45 basi consecutive senza venire colto rubando ed è il primo giocatore della storia a battere un Inside The Park Home Run (fuoricampo interno NDA) durante un All Star Game. E, superfluo dirlo di nuovo… un’altra stagione con oltre 200 valide.
Nel 2008, naturalmente battendo più di 200 valide, diventa il più giovane giocatore di sempre a collezionare 3000 valide fra Giappone e USA.
Quest’anno ha esordito vincendo nuovamente il World Baseball Classic battendo la valida decisiva nel decimo inning della finale contro la Corea del Sud.
Riesce a stupirci ancora… mancava ancora qualcosa nel suo palmares..e questo qualcosa arriva… batte il suo primo walk off homerun al nono inning con due out contro “The Closer”, Mariano Rivera dei New York Yankees, facendo letteralmente espoldere il Safeco Field! E, naturalmente… 225 valide!
Dopo aver vinto ogni premio possibile in Giappone,vince tutto anche in America: 9 Golden Glove, 9 convocazioni per l’All Star Game, 9 stagioni consecutive con più di 200 valide e 9 stagioni con più di .300 di media battuta.
Si presenta al piatto..gira la mazza e si aggiusta la manica della maglietta..Ichiro Suzuki sta per battere…e gli americani non ridono più…

MLB POST SEASON 2009: CHIUDE LO SPECIALE SULLE WORLD SERIES 2009 L’ARTICOLO DEL NOSTRO EMILIANO DELUCCA CHE CI RACCONTA LA VITA DI ANDY PETTITTE, TRASCINATORE DEGLI YANKEES AI PLAYOFF 2009

di EMILIANO DELUCCA

mlb-logo1E’ sempre bello tornare a casa, qualunque essa sia…Andy Pettitte l’ha fatto due volte.
Ha lasciato New York per tornare nella città che l’ha cresciuto, Houston, aiutandola a vincere il suo primo Pennant, poi è tornato nella sua seconda casa, il Bronx.
Ombroso, silenzioso, sempre al suo posto e poco appariscente.. Il suo ritorno non è stato roboante come l’acquisto di Alex Rodriguez, CC Sabathia o Mark Teixeira, ma a volte il silenzio può far tanto rumore e può portare alla vittoria..

Andrew Eugene Pettitte nasce il 15 giugno 1972 a Baton Rouge nella Louisiana. E’ il secondo figlio di Joann e Tommy Pettitte che crescono lui e la sorella Robin di 3 anni più grande con tanto affetto e amore.
Non appena comincia a camminare Andy si mette a giocare a baseball.
I genitori non hanno molti soldi così Tommy,vedendo che suo figlio ha una buona attitudine sul monte di lancio,si mette a studiare tutto quello che può sui meccanismi di lancio e sulle strategie.
Con l’aiuto del padre Andy, all’età di sette anni, acquisisce già un ottimo stile di lancio.
La famiglia Pettitte si trasferisce a Deer Park, sobborgo di Houston, nel 1981. Tommy lavora in una raffineria di petrolio e nel tempo libero allena Andy e la sua squadra di Little League.
I suoi genitori si domandano se sia giusto che Andy sia così totalmente assorbito dal baseball, anche perchè il giovanotto diventa una belva ogni volta che perde una partita oppure quando un lancio effettuato non è esattamente quello che pensava di mandare verso il piatto.
Si dispera, e a casa ripete all’infinito il movimento esatto per evitare di ripetere l’errore.
Il suo idolo, come è naturale per ogni pitcher texano, è Roger Clemens che in quegli anni muove i primi passi da professionista a Boston.
Nel 1986 entra alla Deer Park High School e lì incontra Laura Dunn che diventerà qualche anno più avanti sua moglie e da cui avrà quattro figli.
Suo padre si fa da parte e lascia che a sviluppare le doti di Andy ci pensi il suo coach Jim Liggett.
Già nell’anno da Junior ha una velocità di lancio oltre le 80 miglia e soprattutto un grandissimo controllo della pallina e nell’anno da senior riesce a vincere il campionato con la sua squadra.
Ogni volta che Andy lancia le tribune sono gremite di scout provenienti sia dai College che dalla MLB. Impressiona soprattutto per la location precisa dei lanci pur essendo un mancino e per la freddezzaAndy Pettitte in maglia Yankees / SI con cui affronta le partite..sembra indossare una maschera con un’unica espressione seria ed impassibile.
Riceve importanti offerte, compresa quella della Louisiana State University, ma nella primavera del 1990 viene draftato al 22esimo giro dagli Yankees. Andy vorrebbe essere preso dagli Astros, purtroppo però gli scout di Houston sono famosi per non essere in grado di raccogliere i fiori che gli crescono in giardino.. ed infatti Andy viene ignorato!
Indeciso sul da farsi, preferisce passare un anno al vicino San Jacinto Junior College per poi vedere se andare alla LSU, rendersi eleggibile al draft oppure firmare per gli Yankees.
Wayne Graham, coach del San Jacinto, vede le potenzialità di Andy, e infatti lo definisce “il Roger Clemens mancino”.. durante l’inverno gli prepara un programma di allenamenti per perdere peso, migliorare la forma fisica e la meccanica di lancio.. i risultati sono strabilianti!
In pochi mesi la sua fastball passa da 85 a 92 miglia all’ora e gli Yankees lo convincono a firmare per loro prima che la scelta del draft scada e Andy possa tornare eleggibile.
Passa nelle minors e a Greensboro conosce e diventa grande amico di un certo Jorge Posada, un ragazzino molto promettente come ricevitore.
Nelle minors raggiunge un record di 51 vinte e 22 perse con una media ERA totale di 2,48 in 122 partenze e nell’anno da Rookie ha una media di 0,48…letteralmente impressionante!
Il lancio di Pettitte / ESPNAndy fa il suo debutto negli Yankees il 29 aprile 1995. Il 1996 è il primo anno di nove consecutivi come partente di NY. Ha il record di vittorie per l’America League, 21, e gli Yankees vincono le World Series in sei partite, di cui una vinta e una persa per Andy.
Nel 1997 e nel 1998 è nella top ten in tutte le statistiche dei lanciatori e proprio nel ’98 vince per la seconda volta le World Series. Fino a gara 4 Andy non viene utilizzato..il padre viene operato in quei giorni per un doppio bypass cardiaco e lui vuole rimanere al suo fianco.
L’operazione riesce perfettamente così torna a New York dove gli Yankees stanno “asfaltando” i Padres.. gioca gara 4 lanciando per 8 inning senza subire punti e lascia che siano Nelson e Rivera a “matare” San Diego.
Le stagioni gloriose degli Yankees e di Pettitte proseguono sia nel ’99 che nel 2000, battendo in successione Atlanta e l’anno successivo i New York Mets nelle ormai famose Subway Series.
Le successive stagioni scivolano via con ottimi risultati personali che purtroppo non si tramutano in succesi di squadra.
Alla fine della stagione 2003 Andy decide di tornare a casa, in silenzio, come piace a lui..
A Houston sceglie il numero 21 in onore del suo idolo e grande amico Roger Clemens.
La stagione 2004 termina molto presto per Andy che finisce sotto i ferri per un intervento al gomito.Pettitte con la divisa degli Astros...grande stagione la sue nel 2005 / ESPN
Rientra la stagione successiva per portare la squadra della sua città alle prime World Series della sua storia, ottenendo la miglior media ERA della sua carriera, 2.39, seconda solo a quella del suo compagno di squadra Clemens. Purtroppo Houston subisce lo sweep dai White Sox, che non vincevano le WS dal 1917!
Dopo che nella stagione 2006 Houston non raggiunge i playoff, Andy torna nella sua seconda casa..
A New York il rumore è tanto.. gli Yankees non vincono dal 2000, il pubblico esigente della Grande Mela brontola..uno Yankee non è abituato a perdere..
Andy lavora in silenzio come suo solito..lavora duro e nonostante le sue continue stagioni al top gli Yankees vogliono ridurre il suo ingaggio..sembra sul punto di andarsene ma riesce alla fine ad accordarsi e resta anche per il 2009.
Il 31 agosto lancia 6.2 inning perfetti fino a quando Hairston Jr commette un errore su una palla facilissima.. il battitore successivo batte un singolo,levandogli così anche la soddisfazione della No Hit..
Il 25 ottobre vince gara 6 contro gli Angels per l’ALCS battendo il record di vittorie decisive nella postseason, mentre il 31 ottobre a Philadelphia batte il suo primo RBI Gli applausi dello Yankee Stadium a Pettitte dopo la sua ottima prestazione in gara 6 delle World Series / Athlonnei playoff mandando a casa Swisher e vincendo anche la partita.
E il 4 novembre vince la decisiva gara 6 delle World Series, sempre col suo sguardo imperturbabile e la sua calma incredibile..
18 vittorie complessive e 6 vittorie decisive nei playoff, 5 World Series vinte…certo, Alex Rodriguez e Derek Jeter sono le star e fanno molto più rumore, però… ehi New York..? Lo senti questo silenzio…? E’ Andy Pettitte che vince ancora…

A POCHE ORE DALL’INIZIO DELLA SFIDA TRA YANKEES ED ANGELS, EMILIANO DELUCCA CI RACCONTA LA VITA DI ALEX RODRIGUEZ, PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLA MAJOR LEAGUE E DEI NEW YORK YANKEES

di EMILIANO DELUCCA

mlb-logo1E’ tutto oro quel che luccica…? Negli Stati Uniti nell’ultimo anno è risuonato spesso questo ritornello: “Chi è quel giocatore? A-Rod…oppure A-Fraud?”
Da quando Alex ha confessato di aver usato dal 2001 al 2003 sostanze dopanti per migliorare le sue prestazioni sportive, è cominciata per lui una battaglia per dimostrare a tutti e sopratutto ai Bronx Bombers che lui è un fuoriclasse al di là di ogni sospetto e per cercare di “salvare la sua anima sportiva”.

Alexander Emmanuel Rodriguez nasce il 27 luglio 1975 a New York City. I suoi genitori Victor e Lourdes possiedono a Washington Heights un negozio di scarpe e vivono in un piccolo appartamento dietro di esso.
Sono nativi della Repubblica Dominicana e lavorano duro per fare in modo di poter portare tutta la famiglia nella terra natale.
Alex intanto eredita dal padre la passione per il baseball. Gira ovunque con la sua mazza di plastica e la pallina di gomma trovando sempre il modo e il luogo per “perfezionare” il suo swing.
All’età di 4 anni deve fare però le valigie. I suoi genitori sono riusciti a comprare una bella casa a Santo Domingo.
Alex si trova bene, l’unico problema è il pullman per andare a scuola…la strada è piena di curve e tutte le mattine rischia di rimettere la colazione sui sedili dell’autobus!
All’inizio tutto sembra andare bene, ma una crisi economica che colpisce il paese costringe i suoi genitori a chiudere la farmacia che avevano aperto e tornare negli States, questa volta a Miami.
Alex purtroppo parla solo lo spagnolo e nella sua scuola deve imparare velocemente anche l’inglese, cosa che per lui è molto difficile.
Nel frattempo il padre parte per New York per cercare lavoro, ma non torna più a casa.
La madre si trova costretta a fare tre lavori da cameriera e ad accettare l’aiuto anche economico dei suoi vicini.
Alex potrebbe perdersi, ma trova aiuto e conforto nel baseball, che diventa la sua unica ragione di vita.
Entra nella squadra dei Boys and Girls of Miami assieme al suo grande amico Juan Diego. Il suo coach è Eddie Rodriguez, colui che ha scoperto gente come Jose Canseco e Rafael Palmeiro. Quando vede giocare Alex all’interbase si assicura che il ragazzo abbia una maglietta, un guanto e gli spikes.
Passano gli anni e Alex entra nella Christopher Columbus Catholic High School di Miami, doveAlex in maglia Westmister Academy mostra già le sue doti difensive / ESPN però non viene preso nella squadra di baseball. Il suo amico Juan gli dice di cambiare scuola perchè lui è nato per giocare e lo spinge verso la Westminster Christian (foto a destra, SI) , una scuola privata.
La squadra è ottima e lì giocano pure Doug Mientkievicz e Alex Gonzales, di cui diventa un grande amico. Prende il numero 13 e non lo lascerà più, in onore del suo grande idolo Dan Marino.
Fa fatica i primi anni, anche se dimostra grande freddezza che gli deriva dal ruolo di quarterback titolare che ha nella squadra di football della scuola.
Poi l’esplosione che lo porta anche a giocare i Mondiali Junior in Messico, dove arriva secondo con gli USA.
Quando torna trova Miami devastata dall’uragano Andrew…la stagione di football salta a causa dei danni inferti al campo della scuola. Solo baseball per Alex e le cifre della sua stagione sono mostruose: .505 di media battuta, 9 fuoricampo battuti. Le porte della MLB si spalancano.
Nel giugno del 1993 viene scelto con il numero 1 dai Seattle Mariners ma le trattative sono difficoltose anche a causa del suo procuratore Scott Boras che chiede una valanga di soldi per il suo assistito.
Praticamente per un anno resta coinvolto in problemi contrattuali quando per colpa di una pallina che lo colpisce nel dug out rischia di perdere un occhio. Capisce che ha corso il pericolo di perdere il treno per il successo e ordina al suo manager di raggiungere l’accordo con i Mariners.. Boras tergiversa, e allora Alex lo scavalca, firmando da solo il contratto con Seattle.
Dopo tutta la trafila nelle Minors, il 1996 è il suo primo anno a tempo pieno come Pro (foto sotto, SI). Batte Alex in maglia Mariners / ESPN36 fuoricampo e ha la media battuta di .358, la terza più alta di sempre per un interbase!
Il 5 giugno del 97 batte un Cycle (singolo, doppio, triplo e fuoricampo nella stessa partita NDA) all’età di 21 anni e 10 mesi posizionandosi al quinto posto all time per quanto riguarda la minor età.
L’anno successivo batte 42 Home Run, record per un interbase, ed è il terzo in quel ruolo ad entrare nel club d’elite “40-40” (42 HR e 46 basi rubate!)… particolare non da poco, vince per il secondo anno di fila il Silver Slugger Award!
Nel 1999, pur mancando 30 partite per un infortunio, batte ancora 42 fuoricampo nonostante quasi metà della stagione sia stata giocata nel nuovo e splendido Safeco Field, notoriamente conosciuto come stadio non amico dei battitori.
Il 2000 è l’ultima stagione a Seattle per Alex, ormai conosciuto universalmente come A-Rod. Batte 41 HR ed è il primo interbase della storia a raggiungere in una stagione i 100 RBI, le 100 basi ball guadagnate e i 100 punti segnati!
Passa a Texas nel 2001 con un accordo da 252 milioni per 10 anni!!
Batte 52 fuoricampo e conquista una serie di record mostruosi considerando anche la sua giovane età, compreso quello di essere l’unico giocatore in quella stagione a giocare tutte le 162 partite.
Nell’anno successivo ne batte ben 57: in due anni consecutivi 109 Home Run, cosa mai successa a nessun battitore destro!
Nel 2003 vince il secondo Golden Glove consecutivo, a fine stagione il titolo di MVP dell’American League e diventa il giocatore più giovane della storia a battere 300 fuoricampo in carriera.
Ma il suo contratto diventa ingombrante per Texas, così si cerca di sistemarlo altrove.. Boston trova l’accordo ma l’associazione dei giocatori pone il voto perchè Alex si sarebbe dovuto autoridurre lo stipendio.. (???)
Come al solito,quando i milioni sono tanti, arrivano gli Yankees!!
Danno ai Rangers Alfonso Soriano e Joaquin Arias, si fanno pagare da Texas 67 milioni del contratto e loro si accollano i restanti 112 milioni.
Deve però giocare in terza base.. all’interbase c’è “un certo” Jeter…e Derek da lì non si muove pena sommosse popolari nel A-Rod in maglia Yankees/ ESPNBronx!!
La stagione è ottima (36 HR, 106 punti battuti a casa e 28 basi rubate) ma finisce male, con la tremenda rimonta subita dai Red Sox, quando gli Yankees in vantaggio 3 a 0 nella serie, vennero poi eliminati 4 a 3!
Nel 2005 e nel 2007 (foto a destra, ESPN)  rivince il titolo di MVP dell’American League collezionando record su record, fuoricampo su fuoricampo: dal 2004 al 2008 A-Rod batte 208 HR per i Bronx Bombers e il 4 agosto del 2007 batte il fuoricampo numero 500 contro Kyle Davies dei Royals. Come al solito Alex è il giocatore più giovane ad entrare in quell’esclusivo club nonché il secondo Yankee a riuscirci… l’altro era un certo Mickey Mantle..
Ma il 7 febbraio 2009 Sport Illustrated fa uscire il bubbone dei 104 giocatori positivi ai test antidoping. A-Rod all’inizio non conferma.. lo farà due giorni dopo, ammettendo l’uso di steroidi fra il 2001 e il 2003 e dichiarando di avere smesso durante lo Spring Training dello stesso anno.
New York non perdona e la stragrande maggioranza dei tifosi comincia a storcere il naso. “Un altro dopato??”, si chiedono spaventati e un po’ schifati i tifosi degli Yankees.
Durante il World Baseball Classic si infortuna all’anca e salta tutto il primo mese di regular season.. nonostante questo batte 30 fuoricampo, portando gli Yankees al dominio totale della AL East.
Il 4 ottobre 2009 durante l’ultima partita di regular season batte nel sesto inning due fuoricampo che fruttano sette Rbi, registrando così un nuovo record nell’American League!

In nottata gli Yankees affronteranno gli Angels per l’accesso alle World Series. Alex, stai attento perchè New York ti accoglie, ti copre di dollari…ma ti schiaccia se solo provi a tradirla.. New York sta aspettando prima di giudicarti…vuole sapere se sei A-Rod o A-Fraud..se luccichi perchè sei oro o perchè il sole l’ha abbagliata… vuoi essere l’idolo di New York, Alex..? Vinci le World Series… e diventerai l’Oro della Grande Mela.