TRA LEBRON JAMES E GLI INDIANS, CLEVELAND HA RIPRESO A FESTEGGIARE

di DANIELE MATTIOLI

LeBron James che lascia i Cavs per vincere il titolo e viene sconfitto in Finale. Gli Indians che dovevano essere tra le squadre materasso della Major lottano invece per i playoff. A Cleveland si può allora riprendere a festeggiare.

In questa stagione si sta respirando aria nuova sul Lago Erie. In Ohio e più precisamente a Cleveland, infatti, ora si sogna in grande. Dopo anni terminati con record a dir poco negativi e con la nomea di essere una delle peggior squadre dell’intera Major League, qualcosa con l’arrivo della stagione 2011 è cambiato.
Forse un feeling maggiore tra i diversi membri della formazione, forse l’esplosione del talento di qualche giocatore che sta mostrando appieno le proprie capacità e la nuova carica portata dal duo Chris Antonetti (nuovo General Manager) e Manny Acta (nuovo Manager) potrebbero essere le chiavi di lettura di quanto ottima sia la stagione degli Indians. Un annata che per il momento sta vedendo Cleveland competere con le squadre più forti dell’intero campionato.

Ad inizio anno la compagine capitanata dalla classe di Asdrubal Cabrera, che sta guidando ogni media offensiva della squadra, aveva praticamente creato il solco sugli avversari sia di Division sia dell’intera lega, ottenendo il miglior record dell’intero campionato. Un risultato a dir poco incredibile e che andava contro ogni pronostico degli addetti ai lavori e degli stessi tifosi. L’autorevole rivista “Sporting News”, ad esempio, inseriva la squadra nel canonico ranking di pre stagione tra le ultime con giudizi poco lusinghieri su quello che sarebbe stato il 2011.
Certo, è impossibile per ogni squadra mantenere per tutto l’anno il ritmo con cui Cleveland aveva iniziato il 2011 ed infatti un leggero calo c’è stato ma Grady Sizemore e compagni stanno continuando a stupire in positivo per vari motivi. Il primo, sempre parlando di classifica, è perchè guidano sempre l’American League Central davanti a compagini come Detroit, Chicago (sponda White Sox) e Minnesota, mentre se si parla dall’atteggiamento che si nota dagli spalti e da casa si possono ammirare la grinta e l’impegno che i giocatori mettono in campo, caratteristiche che negli anni passati si vedevano molto meno al “Progressive Field”.

La città di Cleveland ha tutte le ragione per essere in festa, dopo l’ottima prima parte di stagione che gli Indians hanno giocato. Negli ultimi giorni, in Ohio si è festeggiato ancora di più dopo la sconfitta alle Finals NBA di LeBron James, ex idolo dei Cavaliers che ha preferito lasciare i Cavs per andare a Miami nella ricerca di un titolo che alla fine, nonostante la grande squadra allestita per vincerlo, non è arrivato. Il motivo di festa per la gente di Cleveland non è da ricondurre alla semplice sconfitta di LeBron (sarebbe una cosa troppo “misera” quella di festeggiare semplicemente per la sconfitta di un’altra squadra), ma all’antipatia che il giocatore stesso ha creato intorno a sé per il modo in cui se ne andato tra polemiche verso la sua ex squadra e dirette televisive per annunciare la sua prossima destinazione (“The Decision” su ESPN), deridendo chi in passato l’aveva fatto crescere fino a farlo diventare uno dei migliori giocatori del campionato (e della storia..).

Sembrerà strano, ma a questo punto sul Lago Erie in Ohio pare che qualcuno abbia ripreso a festeggiare. I tifosi di Cleveland sperano di continuare a farlo anche nei prossimi mesi, confidando soprattutto che agli Indians, tanto derisi negli anni passati, non manchi la “benzina” proprio sul più bello. Lasciando i festeggiamenti per sfortune sportive altrui ad altre città.

MLB IN UN CLICK: CLIFF LEE SALUTA SEATTLE E PASSA A TEXAS. AI MARINERS ARRIVA JUSTIN SMOAK

di DANIELE MATTIOLI

A 24 ore dall’annuncio shock di LeBron James che ha deciso di lasciare Cleveland per andare ai Miami Heat e avere maggiori possibilità di vincere il titolo, anche in MLB si è registrato un colpo di mercato di grande importanza e destinato a mutare ancora una volta gli equilibri del batti e corri americano. Cliff Lee, miglior lanciatore dell’American League, da ieri, non è più un lanciatore dei Seattle Mariners.
Notizia che era già nell’aria da tempo visto che il lanciatore aveva più volte espresso la sua volontà di giocare in una squadra da titolo e non in una destinata a rimanere ancora una volta fuori dalla Post Season. La meta di Lee non saranno, come molti siti web avevano detto qualche giorno fa, i New York Yankees, ma i Texas Rangers, una delle migliori squadre della lega e vogliosa di vincere quest’anno un titolo che manca da molto tempo.
La squadra texana per questo scambio ha però dovuto cedere ai Mariners quattro giocatori di grande potenziale, tra cui Justin Smoak, che dopo un esordio difficile in MLB, si sta riprendendo gradualmente, Blake Beavan, Josh Lueke e Matthew Lawson.

Sembrerebbe dopo una prima lettura dello scambio che a guadagnarci siano stati i Texas Rangers, capaci di impossesarsi delle doti di una delle stelle assolute della Major e autore di una prima parte di stagione da 8 vittorie, 3 sconfitte e una media ERA di 2.54. Numeri di grande classe che potrebbero portare Texas direttamente alle World Series. C’è però un grande “se” in tutto questo. I Rangers hanno comperato Lee per vincere nell’immediato, ma nello stesso tempo hanno ceduto a Seattle quattro dei loro migliori prospetti e qualora la vittoria del titolo non arrivasse, sarebbero loro a perderci in quanto avrebbero lasciato ad una rivale di Divison come i Mariners giovani dalle grandi potenzialità.
Seattle è arrivata a questo punto della stagione consapevole di non poter più dire la sua nella lotta per la Post Season (è distaccata dalle prime posizioni di 16 partite) e ha deciso, giustamente, di ricostruire sin da ora la squadra in vista della prossima stagione. E se il monte di lancio, nonostante la perdita di Lee, ha ancora ottimi elementi come Felix Hernandez, Erik Bedard e Jason Vargas, l’acquisto di una mazza “pesante” come quella di Justin Smoak potrebbe permettere alla squadra allenata da Don Wakamatsu di fare quel salto di qualità anche in battuta e di farla finalmente competere per l’accesso ai Play Off.

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