di GIDEON 12
In carriera ha vinto ogni trofeo: Campionati Nazionali, Coppe Italia, Coppe Campioni e Coppe Ceb. In poche parole tutto quello che un giocatore può ambire. E’ uno dei lanciatori che hanno fatto la storia di questo sport e non a caso, le statistiche parlano chiaro: 94 vittorie in carriera. A un passo dalla fatidica vittoria numero 100, che lo farebbe entrare ancora di più nella storia del baseball “made in Italy”.
In questo fine settimana sarà impegnato a Barcellona, nel tentativo di vincere l’unico trofeo che gli manca da quando è in Fortitudo: la Coppa Campioni (che ha però vinto per ben due volte con il Parma).
Ecco a voi, l’intervistato della settimana: Fabio Betto.
GIDEON 12: Ciao Fabio.
FABIO BETTO: Ciao a tutti.
GIDEON 12: La gara di stasera (sabato sera NDR) è stata una importante vittoria per la squadra ma non una gara da ricordare per te.
FABIO BETTO: Sono molto contento per la vittoria della squadra che in questo modo ha dimostrato ancora una volta il suo valore e ci permette di andare a Barcellona con un morale più alto e senza dover pensare alla classifica in campionato, visto che abbiamo un importante vantaggio sulle inseguitrici. Riguardo alla mia prestazione ti devo dire che è stata sicuramente una delle peggiori degli ultimi anni, anche perché mi ha messo in difficoltà il turno basso del line up cosa che di norma non dovrebbe succedere.
GIDEON 12: Due settimane fa, a Nettuno, la Fortitudo ha vinto la sua prima gara al tie break (nuova regola che vede il Manager scegliere il battitore e mettere in prima e seconda i due che lo precedono nel lineup, e giocare poi con 1 eliminato). Cosa ne pensi di questa innovazione?
FABIO BETTO: Quella del tie break è una regola dettata dall’IBAF (Federazione Internazionale Baseball) per cercare di velocizzare il gioco nel tentativo di fare rientrare questa disciplina alle Olimpiadi. Sotto questo punto di vista è anche giusto perché, soprattutto per coloro che lo vedono per la prima volta, una partita che dura quattro ore può essere massacrante. Però a parte questo, non è una soluzione che piace soprattutto ai puristi e anche a noi giocatori. Basta pensare a cosa è successo a Fabio (Milano NDR) a Nettuno, dove si è ritrovato Abrahm Nunez per due volte di fila contro. Cosa mai successo fino ad ora.
GIDEON 12: Arriviamo quindi all’avvenimento clou di questa prima parte di stagione, ovvero le Final Four di Barcellona. Tu che hai già vinto per due volte, con il Parma nel 1994 e nel 1998, questa competizione, quali consigli daresti?
FABIO BETTO: Sono quelle partite secche nelle quali se perdi sei fuori, se vinci sei dentro. Devi per forza fare meglio del tuo avversario e di conseguenza tendi a giocarti tutte le tue migliori “cartucce” subito e poi, qualora riesca la tua qualificazione, con le forze rimasti giochi la finale.
GIDEON 12: Si è parlato nella passata domanda delle tue due Coppe Campioni vinte insieme al Parma. Che ricordo hai di questa tua esperienza?
FABIO BETTO: Sono approdato a Parma nel 1994, dopo aver giocato in precedenza a Reggio Emilia, in serie B. Quella con la formazione ducale è stata la mia prima esperienza in Serie A1 e devo dirti che è stato molto bello in quanto ho avuto la fortuna di vincere tutto a livello di club, sia in Italia che in Europa (3 Scudetti, 2 Coppa Campioni, 1 Coppa CEB e 2 Coppa Italia NDR).
GIDEON 12: Se dovessi scegliere uno o due momenti di questa tua esperienza a Parma, quali sceglieresti?
FABIO BETTO: Sicuramente la seconda gara delle Finali Scudetto del 1994, nel primo anno a Parma. Lanciai 7 inning e concessi solo due valide. Un partitone. E poi la mia vittoria in gara 4 nelle Finali dell’anno successivo, dove entrai come rilievo al primo inning con la mia squadra sotto 3 a 0. Alla fine vincemmo per ben 15 a 4, per manifesta.
GIDEON 12: Dal 1999 poi, sei divenuto un giocatore della Fortitudo, squadra dove militi tutt’ora.
FABIO BETTO: Sì, dopo l’esperienza nella cittadina ducale, sono arrivato in Fortitudo dove da un prospetto quale ero considerato a Parma, sono diventato un giocatore di esperienza. Qui a Bologna mi trovo molto bene e al contrario di quanto facevo da giovane dove, essendo il baseball per me un lavoro, pensavo solamente a vincere, mi diverto. E qualora dovesse arrivare una sconfitta, mi dispiacerebbe, ma non ne farei una dramma.
GIDEON 12: Nel 2002 ti sei infortunato ai tendini della spalla. In alcune situazioni si sente di giocatori che si ritirano visto la gravità dell’infortunio. Tu invece hai deciso di continuare.
FABIO BETTO: Il principale motivo per cui ho deciso di continuare è che facevo il giocatore professionista e di conseguenza vivevo di baseball. Ringrazio per il sostegno avuto mia moglie e la stessa Fortitudo, che mi hanno aiutato in questo momento difficile.
GIDEON 12: Parlando di nazionale, invece, vediamo che molte volte sei convocato in azzurro. Ci sono possibilità di vederti ai prossimi Mondiali?
FABIO BETTO: Mi piacerebbe molto partecipare ai prossimi Mondiali, che tra le altre cose si disputeranno proprio in Italia, in quanto è l’unica competizione in cui non ho giocato con la maglia azzurra. Come hai detto tu, molto volte sono stato convocato ma per vari impegni lavorativi non sempre posso accettare la convocazione. Comunque non ho mai chiuso le porte con la nazionale, anche se è dal 2002, eccezion fatta per un inning lanciato lo scorso anno, che non ne faccio più parte. Di una mia possibile presenza ho parlato anche con il Manager Mazzieri, quindi vedremo.
GIDEON 12: Due o tre curiosità per concludere. Chi ti ha fatto conoscere il meraviglioso gioco del baseball? Dove e a che età hai esordito? Chi era il tuo giocatore preferito?
FABIO BETTO: Ho scoperto il baseball giocando in cortile con i miei cugini. Mi sono divertito e di conseguenza ho iniziato a praticarlo. Da giovane non avevo un idolo in quanto giocando a Castelfranco Veneto i miei idoli erano i giocatori che giocavano con la squadra maggiore nella quale io sognavo di poter giocare un giorno. A 17 anni andai a giocare a Reggio Emilia, compiendo una scelta di vita. Qui e in seguito in altre città, per 13 anni ho giocato come professionista, fino alla maturità (ride). Poi ho finalmente messo su famiglia e trovato un lavoro sempre nel mondo del baseball.
GIDEON 12: A proposito di lavoro nel mondo del baseball, sei a capo del reparto baseball della Macron. Di cosa ti occupi di preciso?
FABIO BETTO: Principalmente mi occupo dello sviluppo del baseball ed è un lavoro che mi gratifica molto. Ringrazio molto la Macron per questo lavoro che mi permette di restare comunque nel mondo del baseball, mia grande passione.
GIDEON 12: Infine l’ultima domanda. Per quale squadra tifi di MLB?
FABIO BETTO: Sono un tifoso dei Toronto Blue Jays dal 1993, dopo aver visto il celebre Walk Off Home Run di Joe Carter che ha permesso alla formazione canadese di sconfiggere in finale di World Series i Philadelphia Phillies. Inoltre ho avuto la fortuna di fare lo Spring Training di Singolo A con loro, motivo in più per tifarli.
GIDEON 12: Grazie mille per la disponibilità.
FABIO BETTO: Grazie a te.
LA SCHEDA DI FABIO BETTO
Nome: FABIO
Cognome: BETTO
Nato il: 25 SETTEMBRE 1972 A TREVISO
Ruoli: LANCIATORE
Squadre in cui ha giocato in Italia: REGGIO EMILIA, CARIPARMA PARMA E FORTITUDO BOLOGNA
Titoli vinti, in Fortitudo: CAMPIONE D’ITALIA 2003 e 2005
Hobby: IL SUO FILM PREFERITO E’ AMERICAN BEAUTY, DOVE VI RECITA KEVIN SPACEY, IL SUO ATTORE PREFERITO. A LIVELLO TELEVISIVO SEGUE GREY’S ANATOMY E HOUSE, DUE TELEFILM LEGGERI DOVE SI RIDE MA ANCHE SI RIFLETTE. ASCOLTA UN ROCK TRANQUILLO E I SUOI GRUPPI PREFERITI SONO I COUNTING CROWS E I PEARL JAM. LEGGE PRINCIPALMENTE TUTTI I GENERI DI LIBRI ANCHE SE AMA PRINCIPALMENTE QUELLI DI SPIONAGGIO E AVVENTURA. IL PRIMO LIBRO CHE HA LETTO E’ STATO IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON E, INOLTRE, HA LETTO TUTTI I LIBRI DELLA SAGA DI HARRY POTTER.

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20 06 2009da Barcellona (Spagna), GIDEON 12
Il suo nome è Matos. Jesus Matos. Si può riassumere in questo modo, parafrasando la celebre frase detta da James Bond, la superba e splendida gara lanciata dal pitcher dominicano che a suon di strike out (8) e numerose eliminazioni ha “matato” gli avversari olandesi così come l’agente segreto ferma i nemici più ricercati. Per Jesus questa è la terza vittoria contro una squadra olandese, dopo la prima ottenuta nel 2004 contro gli olandesi del Bussum (firmò una No- Hit, ovvero gara senza valide subite) e la seconda ottenuta contro il Door Neptunus nel 2006, dove lanciò 10 inning con 8 K nella gara vinta agli extra inning per 3 a 2.
“Speriamo di continuare sempre così contro le squadre olandesi” ha detto al sito Grandeslam Jesus Matos appena terminata la partita, in virtù di questo buon feeling contro le compagini dei Paesi Bassi. Grande gara quella del lanciatore nato a San Pedro de Macoris “sono molto soddisfatto della mia prestazione ma soprattutto di quella della squadra che domani si giocherà la finale” ha aggiunto Jesus Matos. Alla domanda se c’è un trucco per fare sempre così bene, Matos ha poi concluso dicendo “l’importante è tirare sempre strike, anche quando le cose non vanno per il verso giusto. Si deve sempre mirare a fare bene“.
Se Matos era sicuro di giocare la semifinale già da qualche giorno come detto dal Manager Nanni su questo sito qualche giorno fa, chi è stato informato all’ultimo di una sua presenza in campo oggi è stato Luca Breveglieri, che ha sostituito in extremis Eddy Garabito, rimasto a Bologna causa febbre alta.
“Il trucco è stato di restare tranquillo e di seguire i consigli dei compagni, come Claudio (Liverziani NDR)” ha detto Breveglieri, autore di una bella gara culminata con il punto battuto a casa del 5 a 0 grazie ad una valida. Quando ha fatto l’ultimo out della gara Stefano Landuzzi, ecco cosa ha pensato Luca “finalmente è finita. Gran partita ma questa è soltanto un prima parte. Domani viene il più difficile. Comunque grande prova della squadra” ha poi concluso Luca Breveglieri.
E’ dello stesso pensiero Juan Pablo Angrisano, autore di due valide (triplo e doppio) e di due RBI “è stata una grande gara giocata ottimamente da tutti i giocatori, dove tutti hanno fatto la loro parte e dove tutti sono stati determinanti per la vittoria“.
Il commento finale spetta al Manager Marco Nanni, che afferma “abbiamo giocato con cuore senza nessuna paura di vincere, adottando la mentalità giusta“. Infine aggiunge “se fino ad adesso l’obbiettivo era di arrivare in finale, beh da oggi è cambiato. Ora puntiamo a vincere la Coppa.”
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