di EMILIANO DELUCCA
E’ sempre bello tornare a casa, qualunque essa sia…Andy Pettitte l’ha fatto due volte.
Ha lasciato New York per tornare nella città che l’ha cresciuto, Houston, aiutandola a vincere il suo primo Pennant, poi è tornato nella sua seconda casa, il Bronx.
Ombroso, silenzioso, sempre al suo posto e poco appariscente.. Il suo ritorno non è stato roboante come l’acquisto di Alex Rodriguez, CC Sabathia o Mark Teixeira, ma a volte il silenzio può far tanto rumore e può portare alla vittoria..
Andrew Eugene Pettitte nasce il 15 giugno 1972 a Baton Rouge nella Louisiana. E’ il secondo figlio di Joann e Tommy Pettitte che crescono lui e la sorella Robin di 3 anni più grande con tanto affetto e amore.
Non appena comincia a camminare Andy si mette a giocare a baseball.
I genitori non hanno molti soldi così Tommy,vedendo che suo figlio ha una buona attitudine sul monte di lancio,si mette a studiare tutto quello che può sui meccanismi di lancio e sulle strategie.
Con l’aiuto del padre Andy, all’età di sette anni, acquisisce già un ottimo stile di lancio.
La famiglia Pettitte si trasferisce a Deer Park, sobborgo di Houston, nel 1981. Tommy lavora in una raffineria di petrolio e nel tempo libero allena Andy e la sua squadra di Little League.
I suoi genitori si domandano se sia giusto che Andy sia così totalmente assorbito dal baseball, anche perchè il giovanotto diventa una belva ogni volta che perde una partita oppure quando un lancio effettuato non è esattamente quello che pensava di mandare verso il piatto.
Si dispera, e a casa ripete all’infinito il movimento esatto per evitare di ripetere l’errore.
Il suo idolo, come è naturale per ogni pitcher texano, è Roger Clemens che in quegli anni muove i primi passi da professionista a Boston.
Nel 1986 entra alla Deer Park High School e lì incontra Laura Dunn che diventerà qualche anno più avanti sua moglie e da cui avrà quattro figli.
Suo padre si fa da parte e lascia che a sviluppare le doti di Andy ci pensi il suo coach Jim Liggett.
Già nell’anno da Junior ha una velocità di lancio oltre le 80 miglia e soprattutto un grandissimo controllo della pallina e nell’anno da senior riesce a vincere il campionato con la sua squadra.
Ogni volta che Andy lancia le tribune sono gremite di scout provenienti sia dai College che dalla MLB. Impressiona soprattutto per la location precisa dei lanci pur essendo un mancino e per la freddezza
con cui affronta le partite..sembra indossare una maschera con un’unica espressione seria ed impassibile.
Riceve importanti offerte, compresa quella della Louisiana State University, ma nella primavera del 1990 viene draftato al 22esimo giro dagli Yankees. Andy vorrebbe essere preso dagli Astros, purtroppo però gli scout di Houston sono famosi per non essere in grado di raccogliere i fiori che gli crescono in giardino.. ed infatti Andy viene ignorato!
Indeciso sul da farsi, preferisce passare un anno al vicino San Jacinto Junior College per poi vedere se andare alla LSU, rendersi eleggibile al draft oppure firmare per gli Yankees.
Wayne Graham, coach del San Jacinto, vede le potenzialità di Andy, e infatti lo definisce “il Roger Clemens mancino”.. durante l’inverno gli prepara un programma di allenamenti per perdere peso, migliorare la forma fisica e la meccanica di lancio.. i risultati sono strabilianti!
In pochi mesi la sua fastball passa da 85 a 92 miglia all’ora e gli Yankees lo convincono a firmare per loro prima che la scelta del draft scada e Andy possa tornare eleggibile.
Passa nelle minors e a Greensboro conosce e diventa grande amico di un certo Jorge Posada, un ragazzino molto promettente come ricevitore.
Nelle minors raggiunge un record di 51 vinte e 22 perse con una media ERA totale di 2,48 in 122 partenze e nell’anno da Rookie ha una media di 0,48…letteralmente impressionante!
Andy fa il suo debutto negli Yankees il 29 aprile 1995. Il 1996 è il primo anno di nove consecutivi come partente di NY. Ha il record di vittorie per l’America League, 21, e gli Yankees vincono le World Series in sei partite, di cui una vinta e una persa per Andy.
Nel 1997 e nel 1998 è nella top ten in tutte le statistiche dei lanciatori e proprio nel ‘98 vince per la seconda volta le World Series. Fino a gara 4 Andy non viene utilizzato..il padre viene operato in quei giorni per un doppio bypass cardiaco e lui vuole rimanere al suo fianco.
L’operazione riesce perfettamente così torna a New York dove gli Yankees stanno “asfaltando” i Padres.. gioca gara 4 lanciando per 8 inning senza subire punti e lascia che siano Nelson e Rivera a “matare” San Diego.
Le stagioni gloriose degli Yankees e di Pettitte proseguono sia nel ‘99 che nel 2000, battendo in successione Atlanta e l’anno successivo i New York Mets nelle ormai famose Subway Series.
Le successive stagioni scivolano via con ottimi risultati personali che purtroppo non si tramutano in succesi di squadra.
Alla fine della stagione 2003 Andy decide di tornare a casa, in silenzio, come piace a lui..
A Houston sceglie il numero 21 in onore del suo idolo e grande amico Roger Clemens.
La stagione 2004 termina molto presto per Andy che finisce sotto i ferri per un intervento al gomito.
Rientra la stagione successiva per portare la squadra della sua città alle prime World Series della sua storia, ottenendo la miglior media ERA della sua carriera, 2.39, seconda solo a quella del suo compagno di squadra Clemens. Purtroppo Houston subisce lo sweep dai White Sox, che non vincevano le WS dal 1917!
Dopo che nella stagione 2006 Houston non raggiunge i playoff, Andy torna nella sua seconda casa..
A New York il rumore è tanto.. gli Yankees non vincono dal 2000, il pubblico esigente della Grande Mela brontola..uno Yankee non è abituato a perdere..
Andy lavora in silenzio come suo solito..lavora duro e nonostante le sue continue stagioni al top gli Yankees vogliono ridurre il suo ingaggio..sembra sul punto di andarsene ma riesce alla fine ad accordarsi e resta anche per il 2009.
Il 31 agosto lancia 6.2 inning perfetti fino a quando Hairston Jr commette un errore su una palla facilissima.. il battitore successivo batte un singolo,levandogli così anche la soddisfazione della No Hit..
Il 25 ottobre vince gara 6 contro gli Angels per l’ALCS battendo il record di vittorie decisive nella postseason, mentre il 31 ottobre a Philadelphia batte il suo primo RBI
nei playoff mandando a casa Swisher e vincendo anche la partita.
E il 4 novembre vince la decisiva gara 6 delle World Series, sempre col suo sguardo imperturbabile e la sua calma incredibile..
18 vittorie complessive e 6 vittorie decisive nei playoff, 5 World Series vinte…certo, Alex Rodriguez e Derek Jeter sono le star e fanno molto più rumore, però… ehi New York..? Lo senti questo silenzio…? E’ Andy Pettitte che vince ancora…
però non viene preso nella squadra di baseball. Il suo amico Juan gli dice di cambiare scuola perchè lui è nato per giocare e lo spinge verso la Westminster Christian (foto a destra, SI) , una scuola privata.
36 fuoricampo e ha la media battuta di .358, la terza più alta di sempre per un interbase!
Bronx!!
carta,e soprattutto colpiva sempre quello a cui mirava..facile immaginare quale sport avrebbe praticato!
provviso Gabe Kapler di Tampa tira un siluro verso la staccionata..è lunga..lunghissima… DeWayne Wise (foto a sinistra) salta..la prende..ma la palla esce dal guanto..sembra finita, ma Wise con un gesto da felino la riprende con la mano nuda!! “Forse è la volta buona…” pensa Mark, e quando Ramirez assiste in prima base per l’ultima eliminazione della gara, arriva la certezza.
erato il più intimidatore fra i pitcher, a causa della stazza, del look, della velocità mostruosa della palla e anche della mancanza di controllo nei lanci…
riesce a battere il primo fuoricampo della sua carriera contro i Brewers…una notevole soddisfazione per un lanciatore che ha una media battuta di .128!!
partite vinte e 14 perse, cifre bugiarde che non mettono in luce lo splendido lavoro che Johnson ha fatto per tutta la stagione.
“nonnino” di 44 anni e con due ernie del disco alle spalle!
trascorre 8 stagioni a Cleveland, battendo 236 HR e 804 RBI in 967 partite, vince il Silver Slugger Award e gioca, nel ’95 e nel ’99,due World Series che purtroppo non riesce a portare a casa.
Grazie alla strana coppia Ramirez-Ortiz, Boston ribalta la serie e vincendo 8 partite consecutive fa sue le World Series dopo 86 anni di digiuno! (nella foto a destra Manny con il trofeo, Ezra Shaw).
Qualcosa non ha smesso di andare. Manny dice di essere infortunato, fa gli esami ma in realtà non ha nulla. I tifosi e i giornalisti ne hanno le tasche piene e chiedono che Ramirez venga ceduto..detto e fatto!
Angeles, l’8 gennaio del 1971. La sua famiglia è molto unita, Jason e il fratello minore Jeremy (insieme nella foto, Paul Connors) sono inseparabili, tanto che, nonostante i contratti miliardari, rimasero per anni nella loro casa d’infanzia.
Suzuki, dei Seattle Mariners, nella classifica dell’MVP.
a vincere gara 2 della serie.
contro come si fa ad amare un giocatore sempre schivo con i tifosi e a cui i giornalisti neanche si avvicinano per paura di essere mandati a quel paese…
sua capacità di buttare fuori la pallina…solo il primo anno a San Francisco i suoi fuoricampo aumentano a 46 e le basi rubate scendono a 29.
o riesce a fermare. Nonostante i guai fisici che lo affliggono (Barry ha già 42 anni e 21 anni di MLB alle spalle) il 4 agosto 2007 batte contro Clay Hensley dei Padres il fuoricampo numero 755, raggiungendo Aaron, e il 7 agosto conquista il record battendo un homerun contro Mike Bacsik dei Nationals (foto a sinistra).
da lasciare di stucco chiunque.
Firma un contratto di 7 anni a 100 milioni di dollari e, sebbene disturbato da una fastidiosa fascite plantare, batte .331 con 46 HR e 123 RBI. Lui, Jimmy Edmonds e Scott Rolen assumono il nickname di MV3 (vedi foto a destra) e portano i Cards alle World Series, dove però subiranno lo “sweep” dai Red Sox.
King Albert butta la pallina fuori dal Minute Maid Park..talmente fuori dallo stadio che la pallina atterra sui binari della ferrovia accanto al ballpark! (vedi foto a sinistra)




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