A POCHE ORE DALL’INIZIO DELLA SFIDA TRA YANKEES ED ANGELS, EMILIANO DELUCCA CI RACCONTA LA VITA DI ALEX RODRIGUEZ, PROTAGONISTA INDISCUSSO DELLA MAJOR LEAGUE E DEI NEW YORK YANKEES

16 10 2009

di EMILIANO DELUCCA

mlb-logo1E’ tutto oro quel che luccica…? Negli Stati Uniti nell’ultimo anno è risuonato spesso questo ritornello: “Chi è quel giocatore? A-Rod…oppure A-Fraud?”
Da quando Alex ha confessato di aver usato dal 2001 al 2003 sostanze dopanti per migliorare le sue prestazioni sportive, è cominciata per lui una battaglia per dimostrare a tutti e sopratutto ai Bronx Bombers che lui è un fuoriclasse al di là di ogni sospetto e per cercare di “salvare la sua anima sportiva”.

Alexander Emmanuel Rodriguez nasce il 27 luglio 1975 a New York City. I suoi genitori Victor e Lourdes possiedono a Washington Heights un negozio di scarpe e vivono in un piccolo appartamento dietro di esso.
Sono nativi della Repubblica Dominicana e lavorano duro per fare in modo di poter portare tutta la famiglia nella terra natale.
Alex intanto eredita dal padre la passione per il baseball. Gira ovunque con la sua mazza di plastica e la pallina di gomma trovando sempre il modo e il luogo per “perfezionare” il suo swing.
All’età di 4 anni deve fare però le valigie. I suoi genitori sono riusciti a comprare una bella casa a Santo Domingo.
Alex si trova bene, l’unico problema è il pullman per andare a scuola…la strada è piena di curve e tutte le mattine rischia di rimettere la colazione sui sedili dell’autobus!
All’inizio tutto sembra andare bene, ma una crisi economica che colpisce il paese costringe i suoi genitori a chiudere la farmacia che avevano aperto e tornare negli States, questa volta a Miami.
Alex purtroppo parla solo lo spagnolo e nella sua scuola deve imparare velocemente anche l’inglese, cosa che per lui è molto difficile.
Nel frattempo il padre parte per New York per cercare lavoro, ma non torna più a casa.
La madre si trova costretta a fare tre lavori da cameriera e ad accettare l’aiuto anche economico dei suoi vicini.
Alex potrebbe perdersi, ma trova aiuto e conforto nel baseball, che diventa la sua unica ragione di vita.
Entra nella squadra dei Boys and Girls of Miami assieme al suo grande amico Juan Diego. Il suo coach è Eddie Rodriguez, colui che ha scoperto gente come Jose Canseco e Rafael Palmeiro. Quando vede giocare Alex all’interbase si assicura che il ragazzo abbia una maglietta, un guanto e gli spikes.
Passano gli anni e Alex entra nella Christopher Columbus Catholic High School di Miami, doveAlex in maglia Westmister Academy mostra già le sue doti difensive / ESPN però non viene preso nella squadra di baseball. Il suo amico Juan gli dice di cambiare scuola perchè lui è nato per giocare e lo spinge verso la Westminster Christian (foto a destra, SI) , una scuola privata.
La squadra è ottima e lì giocano pure Doug Mientkievicz e Alex Gonzales, di cui diventa un grande amico. Prende il numero 13 e non lo lascerà più, in onore del suo grande idolo Dan Marino.
Fa fatica i primi anni, anche se dimostra grande freddezza che gli deriva dal ruolo di quarterback titolare che ha nella squadra di football della scuola.
Poi l’esplosione che lo porta anche a giocare i Mondiali Junior in Messico, dove arriva secondo con gli USA.
Quando torna trova Miami devastata dall’uragano Andrew…la stagione di football salta a causa dei danni inferti al campo della scuola. Solo baseball per Alex e le cifre della sua stagione sono mostruose: .505 di media battuta, 9 fuoricampo battuti. Le porte della MLB si spalancano.
Nel giugno del 1993 viene scelto con il numero 1 dai Seattle Mariners ma le trattative sono difficoltose anche a causa del suo procuratore Scott Boras che chiede una valanga di soldi per il suo assistito.
Praticamente per un anno resta coinvolto in problemi contrattuali quando per colpa di una pallina che lo colpisce nel dug out rischia di perdere un occhio. Capisce che ha corso il pericolo di perdere il treno per il successo e ordina al suo manager di raggiungere l’accordo con i Mariners.. Boras tergiversa, e allora Alex lo scavalca, firmando da solo il contratto con Seattle.
Dopo tutta la trafila nelle Minors, il 1996 è il suo primo anno a tempo pieno come Pro (foto sotto, SI). Batte Alex in maglia Mariners / ESPN36 fuoricampo e ha la media battuta di .358, la terza più alta di sempre per un interbase!
Il 5 giugno del 97 batte un Cycle (singolo, doppio, triplo e fuoricampo nella stessa partita NDA) all’età di 21 anni e 10 mesi posizionandosi al quinto posto all time per quanto riguarda la minor età.
L’anno successivo batte 42 Home Run, record per un interbase, ed è il terzo in quel ruolo ad entrare nel club d’elite “40-40” (42 HR e 46 basi rubate!)… particolare non da poco, vince per il secondo anno di fila il Silver Slugger Award!
Nel 1999, pur mancando 30 partite per un infortunio, batte ancora 42 fuoricampo nonostante quasi metà della stagione sia stata giocata nel nuovo e splendido Safeco Field, notoriamente conosciuto come stadio non amico dei battitori.
Il 2000 è l’ultima stagione a Seattle per Alex, ormai conosciuto universalmente come A-Rod. Batte 41 HR ed è il primo interbase della storia a raggiungere in una stagione i 100 RBI, le 100 basi ball guadagnate e i 100 punti segnati!
Passa a Texas nel 2001 con un accordo da 252 milioni per 10 anni!!
Batte 52 fuoricampo e conquista una serie di record mostruosi considerando anche la sua giovane età, compreso quello di essere l’unico giocatore in quella stagione a giocare tutte le 162 partite.
Nell’anno successivo ne batte ben 57: in due anni consecutivi 109 Home Run, cosa mai successa a nessun battitore destro!
Nel 2003 vince il secondo Golden Glove consecutivo, a fine stagione il titolo di MVP dell’American League e diventa il giocatore più giovane della storia a battere 300 fuoricampo in carriera.
Ma il suo contratto diventa ingombrante per Texas, così si cerca di sistemarlo altrove.. Boston trova l’accordo ma l’associazione dei giocatori pone il voto perchè Alex si sarebbe dovuto autoridurre lo stipendio.. (???)
Come al solito,quando i milioni sono tanti, arrivano gli Yankees!!
Danno ai Rangers Alfonso Soriano e Joaquin Arias, si fanno pagare da Texas 67 milioni del contratto e loro si accollano i restanti 112 milioni.
Deve però giocare in terza base.. all’interbase c’è “un certo” Jeter…e Derek da lì non si muove pena sommosse popolari nel A-Rod in maglia Yankees/ ESPNBronx!!
La stagione è ottima (36 HR, 106 punti battuti a casa e 28 basi rubate) ma finisce male, con la tremenda rimonta subita dai Red Sox, quando gli Yankees in vantaggio 3 a 0 nella serie, vennero poi eliminati 4 a 3!
Nel 2005 e nel 2007 (foto a destra, ESPN)  rivince il titolo di MVP dell’American League collezionando record su record, fuoricampo su fuoricampo: dal 2004 al 2008 A-Rod batte 208 HR per i Bronx Bombers e il 4 agosto del 2007 batte il fuoricampo numero 500 contro Kyle Davies dei Royals. Come al solito Alex è il giocatore più giovane ad entrare in quell’esclusivo club nonché il secondo Yankee a riuscirci… l’altro era un certo Mickey Mantle..
Ma il 7 febbraio 2009 Sport Illustrated fa uscire il bubbone dei 104 giocatori positivi ai test antidoping. A-Rod all’inizio non conferma.. lo farà due giorni dopo, ammettendo l’uso di steroidi fra il 2001 e il 2003 e dichiarando di avere smesso durante lo Spring Training dello stesso anno.
New York non perdona e la stragrande maggioranza dei tifosi comincia a storcere il naso. “Un altro dopato??”, si chiedono spaventati e un po’ schifati i tifosi degli Yankees.
Durante il World Baseball Classic si infortuna all’anca e salta tutto il primo mese di regular season.. nonostante questo batte 30 fuoricampo, portando gli Yankees al dominio totale della AL East.
Il 4 ottobre 2009 durante l’ultima partita di regular season batte nel sesto inning due fuoricampo che fruttano sette Rbi, registrando così un nuovo record nell’American League!

In nottata gli Yankees affronteranno gli Angels per l’accesso alle World Series. Alex, stai attento perchè New York ti accoglie, ti copre di dollari…ma ti schiaccia se solo provi a tradirla.. New York sta aspettando prima di giudicarti…vuole sapere se sei A-Rod o A-Fraud..se luccichi perchè sei oro o perchè il sole l’ha abbagliata… vuoi essere l’idolo di New York, Alex..? Vinci le World Series… e diventerai l’Oro della Grande Mela.





30.000 GRAZIE A TUTTI!!! IL SITO GRANDESLAM RAGGIUNGE QUOTA TRENTAMILA VISITATORI TOTALI, IN UN ANNO E MEZZO DI “VITA”!!!

6 10 2009

di GIDEON 12

Era il 30 Marzo 2008 quando decisi di provare, da solo, a tenere un sito dove si parlasse di baseball cercando di riuscire a parlarne tutti i giorni.
Il primo giorno i visitatori si contavano sulle dita di una mano, ma, con il passare delle settimane e con il passaparola tra gli appassionati di questo meraviglioso sport, i numeri sono piano piano cresciuti fino30.000 grazie a tutti voi!!! ad arrivare a questo importantissimo risultato, ovvero le 30.000 visite totali.

Questo grande risultato è stato ottenuto soprattutto grazie a voi lettori che, con il passare del tempo, avete dato fiducia a questa idea, facendola crescere fino al raggiungimento di questo risultato.
Un immenso grazie anche agli altri membri della famiglia di Grandeslam: il grande e inimitabile Lorenzo Bellocchio, che ha arricchito notevolmente la nostra pagina web con le splendide immagini delle partite della Fortitudo Bologna, scattate da lui durante gli incontri e David Bucci, che ha portato un tocco di MLB con i suoi articoli sul mondo del batti e corri americano.
Non dimentichiamo poi Marco Dalla Vite che si occupa della rubrica riguardante il baseball europeo ed Emiliano Delucca, il nostro “Special One” (essendo lui tifoso Inter…) che ci delizia, ogni due settimane, con le storie e le vicende dei grandi campioni della Major League, facendoli sembrare almeno sul PC, più vicini a noi “comuni mortali”.

Colgo l’occasione anche per ricordare che da qualche giorno è possibile avere un filo diretto con la redazione del sito Grandeslam scrivendo alla seguente e-mail: grandeslamwordpress@virgilio.it

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GOLDEN GLOVE: EMILIANO DELUCCA CI PORTA A CHICAGO, SPONDA WHITE SOX, E CI PRESENTA MARK BUEHRLE…L’UOMO PERFETTO!!!

29 09 2009

di EMILIANO DELUCCA

La perfezione non è di questo mondo..ma c’è un unico posto dove un uomo può aspirare alla perfezione: quel posto è un campo da baseball e lì, il 23 luglio 2009, Mark Buehrle è stato perfetto.
La velocità è la sua caratteristica. Hai voglia di vedere una partita di baseball ma non hai molto tempo da perdere? Se il partente è Mark puoi star certo che lo spettacolo finirà presto!

Mark Anthony Buehrle è nato il 23 marzo 1979 a Saint Charles nel Missouri ed era il terzo di quattro fratelli. Sua madre Pat lavorava nel bar della High School della città mentre il padre John era nei boyscout d’America.
Da bambino adorava stare all’aria aperta e non a caso gli piaceva la caccia, la pesca e campeggiare.
Una sua caratteristica era lanciare ogni cosa che gli capitava in mano, a partire dai sassi fino a monetine o palline di Buehrle festeggia / ESPNcarta,e soprattutto colpiva sempre quello a cui mirava..facile immaginare quale sport avrebbe praticato!
Già da ragazzino Mark (foto a destra, ESPN)  dimostra ottima velocità e soprattutto un grande controllo in rapporto alla sua età. I suoi genitori lo aiutano e lo supportano nel suo sogno di diventare un professionista.
Nel 1994 Mark entra al Francis Howell North High School che ha un’ottima squadra di baseball a livello nazionale. Ma sia nell’anno da Rookie che in quello da Sophomore (ovvero al secondo anno NDR) viene tagliato dalla squadra. E’ ancora troppo piccolo di statura e non riesce ad essere un pitcher dominante, quindi decide di lasciare il baseball per evitare di essere tagliato una terza volta, ma i genitori gli dicono che non hanno cresciuto uno che molla così facilmente.
E hanno ragione! Mark finalmente completa il suo sviluppo fisico, raggiunge la sua altezza attuale ed entra nelle rotazioni della squadra come numero due.
Vorrebbe provare anche a fare un paio d’anni di College, ma nessuno delle Università di maggior prestigio vuole prenderlo. Tutte le strade che portano al baseball che conta sembrano chiuse per lui e solo il Jefferson College di Hillsboro nel Missouri gli da una chance che Mark prende al volo.
Nel 98 ha un record personale di 8 vittorie e 0 sconfitte e nientemeno che i White Sox decidono ,senza nulla da perdere, di scommettere su di lui, scelto al 38esimo giro, e di vederlo all’opera un altro anno al college.
Nel ‘99 diventa All American e Chicago decide di mandarlo nel singolo A a Burlington, avvertendolo però che di solito i White Sox hanno per i pitcher mancini una specie di periodo di prova di almeno 5 anni. “Chi se ne frega!”, deve aver pensato Mark, ”tutto mi ha rallentato fino ad adesso..ora niente mi deve fermare!”
Infatti con sole 36 presenze nelle Minors riesce a convincere i White Sox che lo portano in MLB.
La sua prima apparizione è del 16 luglio 2000 come rilievo contro Milwaukee e tre giorni più tardi è il partente dei Sox contro Minnesota..sette inning lanciati, sei valide, due punti subiti ma si aggiudica la vittoria…niente può più fermare la sua corsa ormai.
L’anno successivo è la sua prima stagione da partente..lancia 24.2 inning consecutivi senza subire punti, realizzando il suo primo complete game il 26 maggio, cosa che realizza nuovamente in agosto, dove ne lancia due consecutivi, di cui una one-hitter contro Tampa e l’altra contro Anaheim.
Nel 2002 è fra i migliori in tutte le statistiche dei lanciatori e dimostra di essere uno “stacanovista”:
34 partenze, 5 complete, 2 shutout (gare senza punti NDR) e la media di 7.2 inning lanciati a partita!
Nel 2003 mette a segno il suo record di partenze, 35, e l’anno successivo guida la classifica degli inning lanciati, esattamente 245.1, e il 21 luglio a Cleveland affronta solamente 27 battitori in una “two-hits shutout” contro gli Indians.
Nel 2005 viene nominato come partente per l’All Star Game a causa di un grave infortunio di Roy Halladay. Nello stesso anno finisce la striscia record di 49 partenze con almeno 6 inning. Mark infatti viene espulso dopo aver colpito volontariamente Surhoff degli Orioles…neanche questo lo ferma, perchè Mark va troppo veloce e al quinto anno da Pro vince le World Series che mancavano a Chicago, sponda Sox, dal 1917!
Il 18 aprile 2007 Mark lancia la sua prima “no-hit” contro Texas. Fallisce il Perfect Game perché regala una base a Sammy Sosa, che verrà colto fuori dal cuscinetto di prima, subito dopo proprio con un suo pick off. Anche in questa occasione affronta solo 27 battitori, ma la perfezione sembra sfuggirgli sempre a un soffio dal traguardo…
Alla fine della stagione firma un accordo con Chicago per 4 anni a 56 milioni di dollari e la stagione 2008 sarà l’ottava consecutiva con più di 200 inning lanciati e risulta essere il lanciatore che provoca più doppi giochi in tutta la MLB.
Arriva il 2009…arriva il 23 luglio…siamo allo stesso punto…nessuna valida, nessuna base ball..all’imLa sequenza fotografica della presa di Wise provviso Gabe Kapler di Tampa tira un siluro verso la staccionata..è lunga..lunghissima… DeWayne Wise (foto a sinistra) salta..la prende..ma la palla esce dal guanto..sembra finita, ma Wise con un gesto da felino la riprende con la mano nuda!! “Forse è la volta buona…” pensa Mark, e quando Ramirez assiste in prima base per l’ultima eliminazione della gara, arriva la certezza.
Ce l’hai fatta Mark! Tutti hanno cercato di rallentare la tua carriera, di allontanarti dai tuoi obiettivi, ma se sei una Ferrari prima o poi scappi e riesci a raggiungere tutto quello che prima ti era sfuggito, velocissimo, come la partita della tua vita in soli 121 minuti…veloce..sempre più veloce…fino alla perfezione!

 "Perfect" / SI





GOLDEN GLOVE: EMILIANO DELUCCA RITORNA CON I SUOI ARTICOLI E CI PORTA ALLA SCOPERA DI RANDY “THE BIG UNIT” JOHNSON

10 09 2009

di EMILIANO DELUCCA

Una regola universale del baseball dice che un giocatore alto più di un metro e 93 non potrà mai diventare un grande lanciatore…
Ma in ogni regola che si rispetti c’è l’eccezione… in questo caso l’eccezione è alta 2,08 e si chiama Randy Johnson..
Randall David Johnson nasce a Walnut Creek,California, il 10 settembre 1963. Suo padre Bud fa il poliziotto mentre la madre Carol fa qualche lavoretto saltuario, soprattutto nel volontariato e si occupa del figlio.
Già da bambino Randy è molto alto e, come è logico che sia, il suo primo indirizzo sportivo è il basket, ma il suo sogno rimane il baseball.
E’ l’unico bambino durante le partitelle fra amici in grado di far “sibilare” la palla e dopo un po’ tutti gli altri ragazzini non vogliono più giocare con lui… non a causa della velocità dei lanci, ma per lo scarso controllo al lancio di Randy, il che fa diventare l’andare in battuta contro di lui una specie di roulette russa!
Il padre Bud decide di aiutarlo.. gli fa da ricevitore, gli disegna sul muro un’area di strike… Randy lancia la pallina contro quel muro per ore e ore tutti i giorni, tanto da farsi saltare via le unghie della mano sinistra a forza di impugnare la pallina.
Entra alla Livemore High School, dove eccelle nel basket e nel baseball. Il problema più grosso riguarda la sua uniforme.. tutti infatti lo prendono in giro perché i pantaloni gli arrivano al ginocchio e ad ogni lancio gli esce la maglietta dai pantaloni, tanto che viene costretto dagli arbitri a risistemarsi dopo ogni pallina lanciata.
Al termine del liceo viene scelto dai Braves, ma i genitori lo convincono ad andare al college,per migliorarsi sia per quanto riguarda lo sport sia per la sua istruzione.
Va alla USC in California. Dimostra una velocità impressionante, ben oltre le 90 miglia, ma non riesce a reggere la pressione quando i suoi lanci perdono un po’ di controllo durante le partite.
Ma la stoffa c’è e Montreal lo sceglie nell’86 con il numero 34.
Passa un paio d’anni nelle Minors per migliorare il controllo di palla e per cercare di governare le emozioni che lo fanno agitare, e sbagliare,durante le partite.
Passa fra i professionisti, dove viene considRandy ai Mariners / SIerato il più intimidatore fra i pitcher, a causa della stazza, del look, della velocità mostruosa della palla e anche della mancanza di controllo nei lanci…
Montreal allora decide di mandare Randy a Seattle (foto a destra, SI) in cambio di Mark Langston. Dal 1990 al1992 Randy guida la classifica delle basi ball concesse e dei colpiti. Contro Milwaukee riesce nell’impresa di subire 4 punti a fronte di una sola valida a causa di ben 10 basi ball in 4 inning!
Riesce anche ad ottenere successi incredibili però.. verrà ricordato infatti come l’unico mancino ad aver mandato strike out Wade Boggs tre volte nella stessa partita!
Nel ’93 Randy Johnson diventa finalmente quello che tutti conosciamo.. chiude la stagione con 19 vittorie e 8 sconfitte, 3,24 di ERA e la prima di sei stagioni con più di 300 K.
L’anno successivo vince il Cy Young Award grazie ad un record di 18-2, 2,48 di ERA e 249 K..la sua percentuale di vittorie (il 90%!!!) è la seconda di sempre nella storia della American League.
Nel 1998 la sua stagione è divisa a metà.. fino al 31 luglio gioca a Seattle, poi viene ceduto a Houston. In 11 partenze ottiene 10 vittorie e porta gli Astros alla postseason dove, nonostante le sue prestazioni eccezionali, non viene supportato dall’attacco e Houston deve così riporre i sogni di gloria nel cassetto.
Nel ‘99, firma da Free Agent per la giovanissima franchigia dei D’Backs  un contratto di 4 anni a 53 milioni di dollari e vince il Cy Young Award della NL per 4 anni di fila, dal 1999 al 2002.
Nel 2001 arriva ad Arizona anche Curt Schilling e insieme vinceranno le World Series contro gli Yankees.. è record per una franchigia che, a soli 4 anni dalla nascita, riesce a vincere il titolo mondiale.
Ma il 2001 è ricordato anche per il più strano episodio mai registrato in un campo da baseball. Durante lo Spring Training contro i Giants, Randy colpisce una colomba con la sua fastball.. il povero volatile si schianta morto per terra fra un mare di piume svolazzanti!!…quando si dice trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Per la cronaca, il lancio viene classificato “no pitch”.

Nel 2002 Big Unit vince per la quarta volta consecutiva il Cy Young Award e conclude la quinta stagione consecutiva con più di 300 strikeout, vince la Tripla Corona ed è l’unico pitcher nella storia della MLB ad ottenere un record di 24 partite vinte e 5 solo perse!
Nel 2003 salta la maggior parte della stagione a causa di un paio di fastidiosi infortuni, ma riesce comunque ad infrangere un record personale. Randy Randy / ESPNriesce a battere il primo fuoricampo della sua carriera contro i Brewers…una notevole soddisfazione per un lanciatore che ha una media battuta di .128!!
Ma l’anno successivo ha in serbo per Randy (foto a sinistra, ESPN) uno splendido regalo per i suoi 40 anni. Infatti il 18 maggio contro i Braves Big Unit gioca la sua “partita perfetta”, il 17esimo della storia a riuscirci, diventando il giocatore più anziano della storia ad avere lanciato un perfect game.
Poco più di un mese dopo mette strikeout Jeff Cirillo dei Padres e diventa il quarto pitcher della storia a mettere a segno 4000 K!
Purtroppo per Randy i suoi compagni in attacco non riescono a capitalizzare le sue prodezze sul monte e la stagione si chiude con 16 Randy Johnson / SIpartite vinte e 14 perse, cifre bugiarde che non mettono in luce lo splendido lavoro che Johnson ha fatto per tutta la stagione.
L’anno dopo passa agli Yankees. Randy  (foto a destra, SI)  è parecchio incostante sopratutto nella prima parte della stagione, mentre si riprende nella seconda. Purtroppo però durante gara 3 della ALDS contro gli Angels subisce 5 punti e due homerun in 3 inning e si trova addirittura relegato nel bullpen..infatti in gara 5 apparirà in campo come rilievo di Mussina, cosa che non gli succedeva dal 2001 quando rilevò Schilling durante gara7 delle World Series.
L’anno successivo comincia bene, ma Randy fatica a trovare la forma anche a causa di una fastidiosa ernia discale. Addirittura nei playoff si trova costretto a fare una epidurale per attenuare il dolore e poter così scendere in campo in gara 3 della ALDS.
Il dolore alla schiena diventa però insostenibile e Randy deve operarsi. Gli Yankees decidono di cederlo nuovamente ai D’Backs in cambio di 5 giovani prospetti.
Ritorna in campo il 24 aprile 2007 e dopo un paio di partite ritrova la forma migliore. Ma la sfortuna si accanisce e il disco già operato l’anno prima fa di nuovo “crack”.. si rende necessario un nuovo intervento e la stagione 2007 per Big Unit finisce qui.
Rientra il 14 aprile 2008 portando a termine una stagione da 11 vittorie e 10 sconfitte e il 6 luglio ottiene il suo strikeout numero 4700..non male per un Randy Johnson / SI“nonnino” di 44 anni e con due ernie del disco alle spalle!
Il 26 dicembre 2008 Randy firma un accordo per un anno con i Giants (foto a sinistra, SI) per la modica cifra di 8 milioni di dollari! Il 4 giugno di quest’anno diventa il 24esimo pitcher della storia a raggiungere le 300 vittorie in carriera, prima di essere messo in lista infortunati a causa di un problema alla spalla sinistra.
Big Unit tornerà sul monte? E se tornerà sarà ancora Big Unit oppure diventerà “Not-so-Big Unit”?
Gli amanti del baseball lo aspettano…una volta i grandi esperti dicevano che uno di 2 metri non sarebbe mai potuto diventare un grande pitcher…se abbiamo creduto a loro, perchè non credere nel ritorno di Randy Johnson???





GOLDEN GLOVE: CHIUDE LA TRILOGIA DELL’ASTERISCO MANNY RAMIREZ, CAMPIONISSIMO SEMPRE IN DISCUSSIONE

15 07 2009

di EMILIANO DELUCCA

Questo è il mondo di Manny e tutti gli altri non possono far altro che viverci…è più di un semplice campione, è un eroe popolare.
Con tutte le cose buone, cattive o strane che ha detto e fatto, come puoi non considerarlo tale?
Forse è meglio non fare questa domanda ai tifosi di Cleveland o di Boston, ma la gente che siede al Dodger Stadium sarà felice di dirti che… sì, Manny è il loro eroe!

Manuel Aristides Ramirez Onelcida nasce 30 maggio 1972 a Santo Domingo.
Durante l’infanzia i giorni di Manny si riempivano solo col baseball. Era un’autentica ossessione, tanto che la sua nonna gli regalò all’età di otto anni l’uniforme numero 30 dei Dodgers che lei conservava come fosse un gioiello.
All’età di 13 anni si trasferisce con la famiglia a New York, precisamente a Washington Heights, dove risiedeva una folta comunità dominicana.
Benché lo Yankee Stadium fosse distante una manciata di metri da casa sua, Manny era tifoso sfegatato dei Blue Jays…era strano già da ragazzino!
Entra alla George Washington High School dove, fra sospensioni per assenza ingiustificate ed altre trasgressioni varie, gioca tre anni e nell’anno da senior batte 14 homerun in 22 partite, venendo soprannominato dai compagni “HitMan”!
Entra così nel radar di molte squadre MLB, ma più lesti delle altre franchigie sono gli Indians che lo portano a casa al primo giro col numero 13.
Dopo i primi passi in Rookie League e in Singolo A, nel ’93 diventa “Minor League Player Of The Year” con 31 HR e 115 RBI in 129 partite fra doppio A e triplo A.
E’ pronto per la Major…debutta il 2 settembre 1993 contro i Twins come DH…0 su 4, non un grande inizio!
Il giorno dopo sono di scena gli Yankees… 3 su 4, 2 fuoricampo e un doppio! Il suo primo fuoricampo lo batte contro Melido Perez…non proprio l’ultimo dei lanciatori..
Manny Manny Ramireztrascorre 8 stagioni a Cleveland, battendo 236 HR e 804 RBI in 967 partite, vince il Silver Slugger Award e gioca, nel ’95 e nel ’99,due World Series che purtroppo non riesce a portare a casa.
Nel dicembre del 2000 Boston “scippa” Ramirez (foto a destra, SI) a Cleveland a suon di milioni, ben 160 per 8 stagioni!
Manny dimostra che quei soldi non sono stati spesi invano. Il primo anno batte .306 con 41 HR e il 23 giugno batte due fuoricampo mostruosamente lunghi a Fenway Park, stadio dei Red Sox…il secondo colpisce in pieno uno dei pali delle luci rompendo una lampadina!
Ma l’anno incredibile è il 2004… Boston è sotto 3 a 0 nell’ALCS contro gli Yankees e tutti danno per scontata la vittoria dei bombardieri del Bronx.
Il padre di Jack Shepard nel telefilm culto LOST diceva sempre “…accadrà solo quando i Red Sox vinceranno le World Series…”
Beh..qualsiasi fosse quella cosa, forse è accaduta! World SeriesGrazie alla strana coppia Ramirez-Ortiz, Boston ribalta la serie e vincendo 8 partite consecutive fa sue le World Series dopo 86 anni di digiuno! (nella foto a destra Manny con il trofeo, Ezra Shaw).
Nel 2005 entra nel prestigioso club dei giocatori con 400 HR in carriera, ma Manny comincia a manifestare la sua intenzione di lasciare Boston. Alcune voci lo danno agli Orioles e Ramirez sembra confermarli mettendo in vendita il suo appartamento al Ritz-Carlton di Boston.
Tutto rientra però, Manny resta a Boston e il 10 giugno 2006 batte il suo 450 HR contro Cordero dei Rangers, diventando il 31esimo giocatore della storia a raggiungere quel traguardo.
Nel 2007 le sue medie scendono anche a causa di un infortunio al muscolo obliquo sinistro che lo tiene fuori per parecchie partite.
Rientra per la fase finale, dove batte .348 con 4 HR e 16 RBI, dando un contributo decisivo per la vittoria di Boston nelle World Series!
Il 31 maggio 2008 batte il suo 500esimo fuoricampo contro gli Orioles e la settimana seguente è protagonista di un brutto alterco con Youkilis…viene inquadrato dalle telecamere mentre nel dug out molla un ceffone al compagno e i due vengono poi divisi dagli altri giocatori.
manny-ramirez LAQualcosa non ha smesso di andare. Manny dice di essere infortunato, fa gli esami ma in realtà non ha nulla. I tifosi e i giornalisti ne hanno le tasche piene e chiedono che Ramirez venga ceduto..detto e fatto!
Il 31 luglio 2008 passa ai Dodgers  (foto a sinistra, ESPN). Indossa il numero 99 e con lui nel line up Los Angeles vince la NL West e arriva alla NLCS perdendo contro i futuri campioni, i Phillies.
Firma un contratto di due anni a 45 milioni e famosa resta la sua risposta a chi gli chiedeva del suo futuro:”La benzina costa un sacco.. e anch’io!”
Nel 2009 il fattaccio.. Manny viene sospeso per 50 partite per avere usato un farmaco che riattiva la produzione di testosterone dopo aver assunto per un lungo periodo degli steroidi. Il farmaco è simile al Clomid, la medicina per cui furono incastrati Bonds e Giambi.
Una grande nube di sospetti avvolge il futuro e anche il passato di Manny…l’uomo che scompariva dentro il Green Monster durante i cambi dei lanciatori…l’uomo che stava all’esterno sinistro con una bottiglietta d’acqua in tasca.
Se non ti puoi fidare neanche di un eroe popolare..di chi fidarsi allora…?

 

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GOLDEN GLOVE: IL SECONDO GIOCATORE DELLA TRILOGIA DELL’ASTERISCO E’ JASON GIAMBI…THE GIAMBINO!!!

8 07 2009

di EMILIANO DELUCCA

Uno su mille ce la fa…chi scrisse questa canzone non pensava certo a Jason Giambi e alla sua carriera… Quando arrivò agli Yankees venne definito dal suo futuro compagno di squadra Alex Rodriguez “il nuovo Babe Ruth”, e per questo venne soprannominato dai media della Grande Mela “The Giambino”. Poi la BALCO…l’ammissione di colpa ed infine…la rinascita!

Jason Giambi nasce a West Covina, sobborgo di Los J.GiambiAngeles, l’8 gennaio del 1971. La sua famiglia è molto unita, Jason e il fratello minore Jeremy (insieme nella foto, Paul Connors) sono inseparabili, tanto che, nonostante i contratti miliardari, rimasero per anni nella loro casa d’infanzia.
Entra nella South Hills High School dove eccelle in addirittura tre sport! Viene nominato MVP sia nel baseball che nel basket e diventa uno dei migliori quarterback della storia della scuola. Dopo la sua stagione da “senior” i Brewers fecero un pensierino a Jason, ma alla fine la scommessa sembrò troppo forte e rinunciarono.
Nel ’90 Giambi approda alla Long Beach State e si fa subito riconoscere per il suo occhio chirurgico nello scegliere i lanci da battere.
Nel ’92 fa parte della squadra olimpica, dove perderà la finale per il terzo posto contro il Giappone, ma la delusione per la sconfitta è mitigata dal fatto che la sua carriera in MLB sta per cominciare. Infatti gli Oakland Athletics a giugno lo scelgono al secondo giro e Giambi decide di rinunciare all’ultimo anno di college.
Nel ’93 gioca a Modesto in singolo A, poi passa agli Alaska Goldpanners di Fairbanks ed infine nel ’95 ecco il suo esordio in MLB..
I primi anni il suo utilizzo è limitato. Viene fatto giocare da esterno, da terza base e occasionalmente da prima base.
Nel ’97, col passaggio di McGwire ai Cardinals, viene posizionato stabilmente in prima e la sua carriera decolla. Sia nel ’98 che nel ’99 guida la squadra come media battuta e come fuoricampo.
Nel 2000 guida la lega nella percentuale di arrivi in base (.476) e basi ball (137),vincendo il titolo di MVP di stretta misura su Frank Thomas.
Il 2001 è pressoché simile, tranne per il fatto che viene battuto di un soffio dal sorprendente rookie Ichiro Giambi's SwingSuzuki, dei Seattle Mariners, nella classifica dell’MVP.
Gli Yankees non se lo fanno scappare e a suon di milioni (120 per 7 anni!!!) si assicurano il suo giro di mazza da Flash Gordon (nella foto a sinistra).
Ma il suo look non va bene per le rigide regole dei Bronx Bombers…così, a malincuore, via i capelli lunghi e via la barba!
I tifosi di Oakland non digeriscono il tradimento ed ogni volta che gli Yankees arrivano in California sono fischi e insulti…in una partita Jason  viene addirittura centrato da una birra lanciata dagli spalti.
Nel 2002, seppur con la nuova maglia, continua a buttare fuori palline.. saranno 41 a fine stagione e viene mandato in base 107 volte…diventa il terrore di ogni pitcher, soprattutto per la pazienza che ha nello scegliere i lanci buoni in tutti i turni di battuta.
Sebbene nel 2003 la sua media battuta scenda a .250, riesce a mettere a segno 41 homerun e va in base per ball 129 volte. Ma il 2003 è l’anno dello scandalo BALCO, che coinvolge sia Jason che suo fratello Jeremy, allenati entrambi dal trainer di Bonds.
Ma i due fratelli fanno qualcosa che nessuno si aspettava..confessano le loro colpe…e, si sa, la verità rende liberi..
Dopo lo scandalo e il ritorno, nel luglio 2004 a Jason viene diagnosticato un tumore, fortunatamente benigno, che lo fa star fuori fino a metà settembre.
La sua carriera lentamente riprende e risorge a metà della stagione 2005..batte il suo 300esimo homerun contro Esteban Yan degli Angels. E’ il 14esimo fuoricampo nello stesso mese, che gli consente di pareggiare il record di Mickey Mantle, l’idolo del padre di Jason,e a fine stagione vince a furor di popolo il titolo di “Miglior Ritorno dell’Anno”.
Nel 2006 finisce con 37 fuoricampo, realizzando due curiosi record: mette a segno lo stesso numero di valide e di Rbi e per la terza volta conclude la stagione con più basi ball guadagnate che strikeout subiti.
Nel 2007, a causa di un muscolo del piede che lo tormenta per mesi, gioca solo 83 partite e nel 2008, nonostante una partenza terribile con i primi due mesi sotto i .200 di media battuta, riesce ad essere, come quasi sempre nei momenti duri, uno degli migliori degli Yankees.
Il 3 settembre 2008 Jason sfonda accidentalmente la porta del bagno della sua camera a Tampa. Ha un occhio tumefatto ma non demorde..si fa praticamente “incollare” la palpebra al sopraciglio e riesce a mettere a segno un 1 su 4 e un Rbi che aiutano gli YankeesJason Giambi a vincere gara 2 della serie.
Questa dedizione non basta..gli Yankees non fanno valere l’opzione sul suo contratto e Giambi diventa free agent.
Fa ritorno a casa, a Oakland (foto a destra, ESPN) dove nella stagione corrente ha battuto il suo 400esimo homerun.
Il successo, lo scandalo e la dolorosa confessione…il tumore e il ritorno..
Non sapremo mai tutti i nomi di quei “mille”, ma di quell’ ”uno” che ce l’ha fatta sì…Jason Giambi.





GOLDEN GLOVE: PARTE LA TRILOGIA DELL’ASTERISCO DEL NOSTRO “SPECIAL ONE” EMILIANO DELUCCA. IL PRIMO GIOCATORE E’ BARRY BONDS

30 06 2009

di EMILIANO DELUCCA

Sulle pubblicità delle auto devi stare attento quando leggi il prezzo perché solitamente c’è un asterisco che ti rimanda in fondo alla pagina…e lì scopri che in realtà il prezzo è un altro..
Dal 2003 la carriera di Barry Bonds sembra il prezzo di un’auto: leggi le sue medie e i suoi record strabilianti ma trovi l’asterisco che ti dice “può non essere farina del suo sacco!”..
O ami Barry Bonds oppure lo odi. Come non amare un giocatore che per ogni pallina buttata fuori dallo stadio è stato mandato in base almeno quattro volte…ma diBarry Bonds contro come si fa ad amare un giocatore sempre schivo con i tifosi e a cui i giornalisti neanche si avvicinano per paura di essere mandati a quel paese…
Barry Bonds nasce il 24 luglio 1964 a Riverside in California. Il padre Bobby è stato una ex star della MLB, suo padrino di battesimo è stato Willie Mays ed è un lontano cugino di Reggie Jackson..il baseball scorre potente nelle sue vene..
Dopo la High School Barry (foto a sinistra) stava per essere scelto dai Giants, ma il padre Bobby insistette per un contratto da 75.000$. San Francisco ritenne la richiesta eccessiva, e Barry scartò così i Giants, accasandosi al college di Arizona State.
Al college si dimostrò, oltre che un impressionante slugger, anche un eccellente “ladro” di basi.
Diventa eleggibile al Draft del 1985 e tutto lascia pensare che Barry verrà scelto dagli Indians, visto che il padre Bobby allena Cleveland. La loro prima scelta, però, è la numero 9, e prima di loro ci sono i Pirates con la numero 6…e se lo portano a casa.
Resta a Pittsburgh 7 stagioni nelle quali si distingue per il numero di fuoricampo, 175 in totale con un massimo di 34 nel ’92, e per le basi rubate, 241 con il top nel ’90 con 52 rubate.
Alla fine della stagione 1992 diventa free agent…ha 28 anni, è al massimo della sua efficienza fisica e mentale ed è universalmente riconosciuto come uno dei giocatori più completi della MLB.
San Francisco si assicura i suoi servigi con un contratto di 9 anni a 43 milioni di dollari. Barry ritiene che i Giants siano la scelta migliore. D’altronde è proprio con i Giants che suo padre Bobby e il suo padrino Mays hanno avuto gli anni migliori.
Il suo fisico cambia, diventa più grosso muscolarmente…questo fatto ostacola la sua facilità di rubare basi ma aumenta la barry bondssua capacità di buttare fuori la pallina…solo il primo anno a San Francisco i suoi fuoricampo aumentano a 46 e le basi rubate scendono a 29.
Questa tendenza aumenta ogni anno fino ad arrivare al 2001. E’ un anno pazzesco per Barry (foto a destra). Batte 28 fuoricampo nelle prime 50 partite, va in base per ball 177 volte (record assoluto!) e finisce la stagione schiantando il record di homerun in una stagione detenuto da Mark “BigMac” McGwire con 73 fuoricampo!
Nel gennaio del 2002 allunga il contratto di altri 5 anni a 90 milioni di dollari e nel 2003 diventa l’unico giocatore della storia a battere 500 homerun e a rubare 500 basi. Ma nel 2003 esplode il bubbone BALCO.
Il suo allenatore personale, Greg Anderson,viene accusato di aver dato steroidi e anabolizzanti ai suoi assistiti. Bonds si dichiara innocente sostenendo che l’aumento della sua massa è dovuto unicamente all’allenamento, ma viene accusato di spergiuro e di avere ostacolato le indagini.
Il suo modo di fare e il suo ego smisurato lo fanno diventare, al di fuori di San Francisco, uno dei giocatori più odiati della storia. Viene fischiato sonoramente ovunque metta piede e le contestazioni arrivano al culmine al Petco Park di San Diego dove gli lanciano addirittura delle siringhe.
Il suo “smisurato” ego però lo aiuta a superare il momento difficile. Continua la sua cavalcata verso il record assoluto di fuoricampo detenuto da Hank Aaron.
Nel gennaio 2007 viene trovato positivo alle anfetamine, ma neanche questo scandalo lB.Bonds nella storia!!o riesce a fermare. Nonostante i guai fisici che lo affliggono (Barry ha già 42 anni e 21 anni di MLB alle spalle) il 4 agosto 2007 batte contro Clay Hensley dei Padres il fuoricampo numero 755, raggiungendo Aaron, e il 7 agosto conquista il record battendo un homerun contro Mike Bacsik dei Nationals (foto a sinistra).
A San Francisco viene portato in trionfo, mentre il resto dell’America celebra il record in tono dimesso..neanche Bud Selig, il capo della MLB, si complimenta di persona con lui, lasciando l’onore e l’onere al suo vice Solomon.
Questa sarà l’ultima stagione di Bonds, perché i Giants non rinnovano il contratto e lo rendono free agent.
762 homerun, 2558 basi ball, 668 basi intenzionali, .298 di media-vita nel box di battuta,1996 punti battuti a casa, 7 volte MVP, 8 volte Gold Glove e 14 volte All Star e uno scandalo che rischia di offuscare tutto.
Amore e odio sono divisi da una sottile linea, ma per quanto riguarda i tifosi e i detrattori di Barry Bonds la differenza si riduce ad un piccolo ed insignificante…* (asterisco).





GOLDEN GLOVE: LADIES AND GENTLEMAN, SIGNORE E SIGNORI, ECCO A VOI ALBERT PUJOLS, MVP INDISCUSSO DELLA MAJOR LEAGUE

12 06 2009

di EMILIANO DELUCCA

Se vuoi essere il migliore devi battere il migliore..ognuno dice di essere nato per esserlo…”King Albert” Pujols semplicemente E’ IL MIGLIORE!
In che altra maniera puoi definire un uomo che in 8 stagioni complete di MLB è stato 7 volte All Star e 2 volte MVP?
Josè Albert Pujols nasce a Santo Domingo, capitale della Repubblica Dominicana, il 16 gennaio 1980. La sua famiglia è realmente povera. Vivono con i sussidi statali, il padre è praticamente inesistente e il piccolo Albert viene cresciuto dalla nonna America.
Ma Pujols, pur non vedendo quasi mai il padre, ne segue le orme. Bienvenido Pujols è stato un grande lanciatore ed è conosciuto in tutta la Repubblica Dominicana. Albert cresce col sogno di diventare un giocatore della MLB per diventare come il suo idolo d’infanzia Julio Franco.
Nel 1996 Albert e suo padre raggiungono la famiglia che si era spostata qualche anno prima a New York. Ma la Grande Mela si rivela troppo violenta, così in blocco si trasferiscono a Indipendence nel Missouri, dove vive una folta comunità dominicana.
Nonostante le iniziali difficoltà con l’inglese, Albert entra nella Fort Osage High School. Le sue giornate sono solo baseball e studio, perché per sfondare nella Major deve per prima cosa superare l’ostacolo della lingua. Le sue stagioni alla high school sono fenomenali (il primo anno batte .500 con 11 HR).
Nel 1999 entra nel Marple Woods Community College dove rimane un solo anno. Non perché sia poco propenso allo studio o perché sia scarso come terza base ma perché.. nella prima partita batte un grande slam e sfodera un triplo gioco senza assistenza albert_pujolsda lasciare di stucco chiunque.
Viene reso subito eleggibile nel Draft del ’99. I Rockies e i Devil Rays sono interessati ma non più di tanto…alla fine quasi controvoglia viene scelto dai Cardinals al 13esimo giro, scelta numero 402!
Nel 2000 comincia la stagione nei Peoria Chiefs in singolo A, fino a passare nei Memphis Redbirds in AAA.
Nel 2001 prende parte allo Spring Training con Saint Louis, ma proprio mentre sta per essere rimandato a Memphis Bobby Bonilla si strappa il quadricipite e Albert prende il suo posto.
Contro i D’Backs,alla settima partita giocata, batte un HR, 3 doppi e 8 RBI…nasce King Albert!
Finisce la stagione con .329 di media, 37 HR e 130 RBI, record assoluto per un esordiente e viene eletto all’unanimità Rookie of the Year.
Nel 2002, con 34 HR e 127 RBI, porta i Cardinals a giocarsi la NLCS (finale della National League) contro i Giants, dove però gioca ancora, e alla grande, un certo Barry Bonds. Così San Francisco vola alle World Series e Albert arriva secondo nella classifica di MVP proprio dietro a Bonds.
Nel 2003 le sue medie sono stratosferiche: batte .359, .439 di arrivi in base e .667 di slugging, 43 HR, 124 RBI e più di 200 punti segnati. Diventa il più giovane giocatore della storia (soli 23 anni!) a vincere NL Batting Title dominando tutte le statistiche di battuta e arrivando ancora una volta secondo nel MVP dietro, guarda un po’, Barry Bonds.
Il 2004 vede Pujols diventare il prima base base titolare dei Cardinals. Nei suoi primi anni era stato usato principalmente come terza base ed esterno, destro e sinistro, ma poi, con l’arrivo di Scott Rolen e a causa di un infortunio, Albert viene posizionato stabilmente sul cuscino di prima. MV3Firma un contratto di 7 anni a 100 milioni di dollari e, sebbene disturbato da una fastidiosa fascite plantare, batte .331 con 46 HR e 123 RBI. Lui, Jimmy  Edmonds e Scott Rolen assumono il nickname di MV3 (vedi foto a destra) e portano i Cards alle World Series, dove però subiranno lo “sweep” dai Red Sox.
Il 2005 è l’anno della consacrazione. Raggiunge il suo massimo in carriera di basi ball e basi rubate e con 41 HR e 117 RBI finalmente vince il titolo di MVP della National.
La sua avventura nei playoff termina nella NLCS contro gli Astros,ma memorabile resta un suo fuoricampo in gara 5. Saint Louis sotto 4 a 2 al nono con 2 out. Eckstein batte un singolo, Edmonds guadagna la base per ball epujols-lidge-ap2 King Albert butta la pallina fuori dal Minute Maid Park..talmente fuori dallo stadio che la pallina atterra sui binari della ferrovia accanto al ballpark!  (vedi foto a sinistra)
Nel 2006, nonostante un infortunio, batte 49 HR e 137 RBI e finalmente riesce a vincere le World Series contro i Tigers per 4 a 2 e vede premiati i suoi miglioramenti in difesa con il premio “Gold Glove”.
Nel 2007 ancora un infortunio lo rallenta all’inizio, ma nelle prime tre partite dal suo ritorno in campo batte 4 fuoricampo…saranno 30 alla fine della stagione.
E nel 2008 viene eletto per la seconda volta MVP della National e vince anche il Roberto Clemente Award, con la motivazione di “incarnare dentro di sé l’essenza del baseball”.
Grande giocatore,marito e padre modello, attivissimo nell’aiutare i bambini affetti dalla sindrome di Down, come sua figlia Isabella…Insomma…Saint Louis al 13esimo giro…sceglie con il numero 402…Josè Albert Pujols…IL MIGLIORE!!





GOLDEN GLOVE: EMILIANO DELUCCA CI PORTA A NEW YORK E CI RACCONTA LA VITA DI DEREK JETER…L’INTERBASE!!!

30 05 2009

di EMILIANO DELUCCA

Secondo articolo della nuova rubrica dedicata ai grandi campioni MLB, in attività, con articoli che ne raccontano la carriera sportiva, tra successi e sconfitte, e la loro vita privata. A curare questo nuovo spazio Emiliano Delucca, il nostro “Special One”.

Poche persone possono dire di aver vissuto una vita fantastica,di essersi guadagnate il rispetto totale da parte degli avversari,di aver dominato per una decade a New York senza cadere nei suoi peggiori vizi.
Una battuta di un celebre film recitava:”Sai perché gli Yankees vincono le World Series? Perchè nessuno riesce a staccare gli occhi dalle righine delle loro maglie…”.
No..gli Yankees vincono perché hanno Derek Jeter.
9 volte All Star, 3 volte Gold Glove, 4 World Series vinte.
Basterebbero questi numeri per raccontare di che tipo di giocatore stiamo parlando.
Jeter nasce il 26 giugno 1974 a Pequannock, New Jersey, in una famiglia non facilissima. Ma Derek è un ragazzo intelligente,che si rifugia nel baseball e nello studio per riuscire ad emergere.
Entra nella Kalamazoo Center High School e i suoi miglioramenti sono impressionanti,tanto che nel ’92 diventa eleggibile nel draft MLB. Primi a scegliere gli Astros che lasciano in platea Derek..lo scout di Houston sì arrabbio così tanto che rassegnò le dimissioni.
Altre tre squadre “sorvolarono” Jeter, Cincinnati era tentata di chiamarlo, ma Derek sperava di non essere scelto…il turno dopo sarebbe stato dei sui amati Bronx Bombers. Gli Yankees non amavano scegliere giocatori direttamente dalle high school, ma credevano che Jeter fosse l’uomo giusto per ricostruire la tradizione vincente di New York…e lo resero il ragazzo più felice del mondo!
Passò tre anni nelle Minors, poi il 29 maggio 1995 fa il suo debutto in MLB contro i Mariners battendo la sua prima valida. Giocherà poi ancora 13 partite prima di essere rispedito nelle leghe minori.
Torna nell’Opening Day del 1996 battendo il suo primo fuoricampo. Finirà la stagione con .314 di media battuta, 10 HR e 78 RBI…è nato un fuoriclasse!
Nello stesso anno,durante gara 1 dell’ALCS contro Baltimora mentre gli Yankees erano sotto 4-3 all’ottavo, Jeter batte una flyball a destra..la palla sta per finire comodamente nel guanto di Tony Marasco, ma un dodicenne di nome Jeffrey Meier mette il suo guantone oltre la recinzione e agguanta la pallina!
Nonostante le proteste viene dato il fuoricampo, il primo di Jeter nei playoff. Gli Yankees vinceranno quella partita all’undicesimo e la serie 4-1, per poi trionfare nelle World Series.
Il 1998 e il 1999 sono altre stagioni indimenticabili, che si concludono con la vittoria dell’anello in entrambe le occasioni. Soprattutto nel ’99 riesce ad ottenere medie incredibili: 219 valide, .349 di media battuta e 134 punti segnati, diventando il secondo interbase nella storia degli Yankees a ottenere più 100 punti segnati.
Nel 2000 diventa l’unico giocatore della storia a vincere nello stesso anno il titolo di MVP dell’All Star Game e delle World Series, meglio conosciute quell’anno come Subway World Series, vinte dagli Yankees contro i “cugini” dei Mets.
Nel 2001 gli appassionati hanno ancora negli occhi la sua giocata difensiva contro gli A’s Oakland, quando riuscì ad eliminare Giambi a casa base raccogliendo una pallina ormai perduta lungo la linea di foul all’altezza della prima base e lanciandola nel guanto di Posada. Tom Brennaman,commentatore della FOX, disse che era stata la cosa più spettacolare che avesse mai visto fare da un interbase.
Gli Yankees perderanno le World Series contro i D’backs, ma Jeter registrerà un altro record.Viene nominato per la prima volta (e probabilmente unica!) Mr. November, visto che le ultime partite delle WS vennero giocate appunto in novembre a causa dell’attentato al World Trade Center dell’11 settembre.
Nel 2003 la stagione comincia male. Jeter si lussa una spalla nell’Opening Day contro Toronto. Dovette saltare 36 gare, un’infinità per chi in 7 stagioni piene di MLB aveva giocato almeno 148 partite, ma chiuse comunque con ottime medie.
Ma anche i fenomeni hanno qualche momento buio. Il 2004 si apre con un periodo di slump (ovvero povero di valide NDR) e fino a maggio batte .189, mettendo a segno un tremendo 0 su 32 in aprile. Ma a Giugno si riprende e batte .400, finendo la stagione con .292 di media e 23 HR, il suo secondo miglior risultato di sempre.
Nel 2005 batte .394 ,nel 2006 .343 e nel 2007 si siede sul trono degli Indimenticabili assieme a Lou Gehrig, segnando più di 200 punti per 6 stagioni di cui tre consecutive.
La scorsa stagione è stata negativa per Jeter, ma a ben vedere la colpa può ricadere su un infortunio al polso che lo ha rallentato nella prima parte della stagione…ma i campioni non si arrendono, e proprio l’anno scorso, il 14 settembre, ha raggiunto Gehrig con 1,269 valide messe a segno allo Yankee Stadium, realizzando poi la numero 1,270 due giorni dopo..un degno congedo per il “vecchio” stadio!
Soldi a palate, donne bellissime (Jessica Alba, Scarlett Johansson e Jessica Biel per dirne qualcuna), libri (per chi non l’avesse letto, consiglio caldamente “The Life You Immagine”…), record battuti e nessuna caduta nella polvere…
Pochi possono dire di aver vissuto una vita fantastica…lui la sta vivendo…lui…L’INTERBASE!!!

 

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DEREK JETER IN DUE FOTO: LA PRIMA IN UNA NORMALE AZIONE DIFENSIVA, LA SECONDA MENTRE COMPIE UNA SPETTACOLARE ELIMINAZIONE, CONTRO I RED SOX, TUFFANDOSI IN MEZZO AL PUBBLICO.





PARTE “GOLDEN GLOVE”, NUOVA RUBRICA DEL NOSTRO “SPECIAL ONE” EMILIANO DELUCCA. IL PRIMO GIOCATORE E’ TRAVIS “PRONK” HAFNER

23 05 2009

di EMILIANO DELUCCA

Parte una nuova rubrica dedicata ai grandi campioni MLB, in attività, con articoli che ne raccontano la carriera sportiva, tra successi e sconfitte, e la loro vita privata. A curare questo nuovo spazio Emiliano Delucca, il nostro “Special One”.

 

Travis “Pronk” Hafner.

E’ un aeroplano? Uno stormo di uccelli che viene dal Canada? No,è solo l’urlo del Jacobs Field (scusate,ma non riesco a chiamarlo Progressive Field…) quando Travis Hafner si presenta al piatto! Al grido di PRONK!!!!
Il numero 48 della Tribù va al box di battuta, trovando quasi sempre un lancio buono da buttare oltre le recinzioni ad ogni turno.
Strano tipo questo Hafner. Gioca a scacchi, guarda wrestling ed ha un carattere particolarmente mansueto, nonostante il suo aspetto un po’ truce e la sua stazza.
Nato a Jamestown, Nord Dakota, il 3 giugno del 1977, frequenta il Cowley County Community College in Kansas. Si narra che il povero Travis, guidando per raggiungere il campus, si sia perso per le campagne sconfinate del Kansas. Tornò a casa in preda al panico e fu riaccompagnato da suo fratello il giorno dopo.
Venne scelto dai Rangers nel 1996 al 31esimo giro del Draft, ma siccome Texas non gli offriva un buon contratto, decise di rimanere al college per prendere la laurea e per migliorarsi.
L’anno successivo comincia la sua carriera da professionista nella Rookie League, per poi passare in Singlo A nei Savannah Sand Gnats. Ma nel 2000 un doppio infortunio al polso lo ferma.
Rientra a tempo di record e il 6 agosto 2002, dopo aver passato la stagione nel AAA ad Oklahoma City, arriva il suo esordio in MLB. Primo turno in battuta e …strike out!! Ma è solo un incidente..subito dopo infila una striscia di 5 partite consecutive con almeno una valida, fra cui un 4 su 5 con Home Run proprio agli Indians! Il suo manager Jerry Narron disse “Assomiglia in maniera impressionante a Jim Thome…”. Quando si dice il caso…
Nel 2003 viene inserito in uno scambio con gli Indians. La Tribù sta ricostruendo la sua squadra, ci sono giovanissime promesse come Martinez, Crisp, Sizemore, Sabathia, Lee, Westbrook, Peralta. E Hafner fa parte di quelle promesse.
Dopo un eccellente Spring Training,una parte dei tifosi lo chiama “The Project”, un’altra parte più spiritosa lo chiama “Donkey”,ovvero somaro,per il suo modo curioso e goffo di correre sulle basi.
Bill Selby, suo compagno, prendendolo in giro fa un mix dei due soprannomi e nasce così “The Pronk”! O “El Pronko”,come lo chiamano i giocatori di lingua ispanica.
Il suo primo anno è difficile, per lui e per gli Indians, anche se il 14 agosto batte il suo primo cycle (singolo, doppio, triplo e fuoricampo nella stessa gara) contro i Twins.
Il 2004 si apre col botto…Grand Slam durante l’Opening game dei Cleveland ontro, guarda un po’, i Twins, la sua vittima preferita. Finisce la stagione con .311 di AVG, battendo .360 nel mese di luglio, ed entrando nella top ten di quasi tutte le statistiche offensive della MLB.
Questo gli vale un contratto di tre anni a 7milioni di dollari e lui conferma di valerli tutti.
Chiude il 2005 nella top ten di tutte le classifiche offensive e si distingue per aver battuto almeno un fuoricampo in 5 partite consecutive, la seconda striscia più lunga nella storia della Tribù. Diventa il “Cleveland Indians Man of the Year” e finisce quinto nella classifica di MVP della American League.
Il 2006 è la sua stagione migliore.
Il 7 luglio Hafner entra nella storia della MLB. Diventa il primo giocatore a battere 5 Grand Slam prima dell’All Star Game e nello stesso giorno una sezione degli spalti all’esterno destro (il luogo dove Pronk ama buttare fuori la pallina!) viene ufficialmente rinominata “Pronkville”!
La sua stagione finisce il primo settembre quando C.J. Wilson dei Rangers gli frattura una mano con una fastball lanciata.
Resta comunque primo nella classifica degli slugger e nelle basi ball (100!), secondo nei fuoricampo con 42 e per il terzo anno di fila batte più di .300 ed entra nella leggenda insieme a Mattingly per aver battuto sei Grand Slam in stagione.
Il 2007 è una stagione di luci e ombre. Finisce con .266 di media, media non peggiore, ma per chi aveva abituato i tifosi a battere più di .300 è un passo indietro. Batte 24 HR e per il quarto anno consecutivo ottiene più di 100 Rbi. Molti danno la colpa del suo rendimento altalenante al fatto che non avesse raggiunto un accordo sul contratto, ma Travis l’ha sempre negato,anche perché durante la pausa dell’All Star Gam firma un contratto fino al 2012 da 57 milioni di dollari.
Purtroppo però Pronk nel 2008 gioca solo 58 partite a causa di un brutto infortunio alla spalla destra che ha richiesto un intervento chirurgico piuttosto complesso.
Il 2009 è appena cominciato e la sua spalla destra scricchiola già un po’,ma gli Indiani sono gente tosta… Pronk, dissotterra l’ascia di guerra ed esci dal tepee..questo è l’anno buono per la Tribù!

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TRAVIS HAFNER, GRANDISSIMO CAMPIONE DEI CLEVELAND INDIANS